Isis, dentro l’esercito del terrore: tra social media e Dio – #ijf15


Perugia, Festival del Giornalismo, 18 Aprile 2015, Sala Raffaello, Hotel Brufani.
Il giornalista freelance Fabio Chiusi, Marta Serafini del Corriere della Sera ed Eugenio Dacrema, ricercatore presso l’Università di Trento, parlano di ISIS ed, in particolare, del rapporto dello “Stato Islamico” con i media.

Già un bell’articolo è stato scritto sull’argomento dunque mi concentrerò in particolare sul rapporto fra crescita dello Stato Islamico e propaganda mediatica aiutata anche dalla grande attenzione data dai media tradizionale alle presunte “conquiste” di ISIS.

QUI E’ POSSIBILE VEDERE IL VIDEO INTEGRALE

Il fenomeno ISIS, come spiegato benissimo dagli speaker è stato facilitato proprio da un fantastico utilizzo da parte degli “strateghi” dello Stato Islamico di mezzi di comunicazione professionali e di uno stile propagandistico “occidentali” condito anche da video di arruolamento simili a famosi video giochi (vedi GTA).
Spesso la potenza militare di ISIS nemmeno assomiglia alla sua potenza mediatica anche a causa del fatto che, nei territori occupati dallo Stato Islamico, è quasi impossibile ricevere informazioni da fonti che non siano membri delle due parti impegnate nel conflitto. Molti giornalisti, quindi, utilizzano gli stessi video di ISIS per spiegare la situazione non riuscendo, dunque, a rappresentare la realtà del conflitto.

Negli ultimi mesi, per esempio, è arrivata in Europa la notizia di una fantomatica conquista da parte di ISIS della città libica di Sirte. La realtà, però, è ben diversa. Un gruppo locale, in difficoltà ed a corto di territori ha sfruttato il nome “ISIS” dichiarando una comunione di intenti per poter acquisire visibilità a livello internazionale ed ISIS, in contemporanea, ha sfruttato la situazione per poter dichiarare “Siamo in Libia”. In realtà nessun combattente di ISIS è mai arrivato in Libia anche perché, per raggiungere la Libia dalla Siria e dall’Iraq i combattenti avrebbero dovuto attraversare Giordania ed Egitto. ISIS, però, con questa campagna mediatica rafforzata da video di decapitazioni e di distruzione, è riuscita a far passare il proprio messaggio, a sembrare più forte e quindi ad attirare proseliti nei territori e “foreign-fighters” dai paesi europei.

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Osservando le mappe si capisce che la forza di ISIS è comunque limitata ad un territorio compreso fra Siria ed Irak e, soprattutto, si nota che le forze Governative di Bashar Al-Assad e le forze curde stanno conquistando territori appartenuti ad ISIS.

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ISIS, nella regione mediorientale, sfrutta oltre alla propaganda (di cui ho parlato in precedenza) anche la debolezza dei Governi locali spodestati in passato da interventi stranieri (vedi Iraq) o comunque resi fragili da forti pressioni internazionali (vedi Governo di Assad in Siria).
La Libia, comunque, ad oggi non è sotto il controllo di ISIS ma di tribù locali che si associano allo Stato Islamico per pura convenienza.

Un’altra domanda che spesso viene fatta è: come fanno le donne a simpatizzare per ISIS?
Ecco, anche da questo punto di vista la strategia di ISIS, come evidenziato da Marta Serafini, è molto efficace e diretta.
Spesso, infatti, vengono riprese dai media islamici donne appartenenti ad ISIS armate fino ai denti e su grandi automobili

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Questo messaggio serve, dunque, a spiegare alle occidentali (ed alle islamiche indecise) che, arruolandosi ad ISIS, potrebbero diventare ricche e raggiungere tutti gli obiettivi prefissati nella propria vita.

Il messaggio di ISIS alle donne, inoltre, prevede l’utilizzo di animali (in particolare gatti) e di dolciumi (Nutella, simbolo del sogno americano) per far credere che la vita all’interno dei territori del Califfato sia una vita normale con regole ferree ma anche con “divertimenti” e con attimi di piacere
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Insomma, la strategia di ISIS è molto complessa ma sopratutto molto efficace. Cosa deve fare, dunque, la stampa internazionale?
Intanto bisognerebbe evitare di pubblicare immagini e video di decapitazioni per evitare di rafforzare il messaggio di ISIS. Bisogna infatti far capire ai cittadini che ISIS è semplicemente un fenomeno sopravvalutato con libertà e possibilità di affermarsi solamente all’interno di Stati deboli o di democrazie non formate. Molto più pericolosa, d’altronde, è la guerra santa di Al Qaeda, gruppo più radicato nei territori, più forte militarmente e, sopratutto, tremendamente più ricco.
ISIS, quindi, può essere sconfitto tramite una forte iniziativa geopolitica (di questo ne parlerò in futuro) ma anche, e soprattutto, evitando di rafforzare mediaticamente il movimento.
Come dice un vecchio detto “Bene o male l’importante è che se ne parli”. Ecco, contro ISIS sarebbe importante se ne parlasse meno e, sopratutto, si facesse evitando di pubblicare immagini provenienti dalla propaganda dello Stato Islamico.

Continuiamo a mantenere lo Stato Ladro – Se non ci fosse chi costruirebbe le strade?


Ecco, il momento tanto annunciato è arrivato.

Lo avevo previsto annunciato già 5 giorni fa ma, finalmente, ci siamo

 

 

Era il giorno 19 di Agosto quando, sconcertato dai dati economici italiani e dalle nuove stime della CGIA di Mestre sulla pressione fiscale in Italia e sulle rateizzazioni economiche richieste ad Equitalia, braccio armato dell’Agenzia delle Entrate, a sua volta braccio armato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ho deciso di programmare questo articolo.

Tenderà, in un modo o in un altro, a sconfessare totalmente la propaganda statalista che, in Italia, ha sempre avuto la meglio. Perchè esiste lo Stato? Perchè dovremmo pagare le tasse? Con le tasse cosa finanziamo? Se non ci fosse lo Stato chi costruirebbe le strade? E, dopo aver capito che lo Stato minimo è la soluzione definitiva la domanda finale sarà: Cosa si può fare per fermare lo Stato ladro?

1) Perchè esiste lo Stato?
Gli Stati, nella storia, sono sempre nati per il desiderio dei cittadini di avere una protezione ed evitare invasioni da parte di popoli esteri. Fin dall’antichità, infatti, tribù nemiche fra loro ma conviventi in uno stesso territorio decidevano di allearsi e di formare una “Nazione” per evitare invasioni o perdite di territorio.

Ecco, questo è lo Stato miniarchista.

Cosa è il miniarchismo? Il Miniarchismo è una teoria economica che ritiene che, l’unico compito dello Stato sia quello di offrire la protezione ai propri cittadini. Ovviamente, per ovviare a questa protezione una certa tassazione è consentita; parliamo però di tassazione minima in quanto, per i compiti necessari lo Stato ha bisogno solamente di pochissime risorse. Tutte le altre funzioni (sanità, istruzione ecc.ecc.) sono affidate ai singoli contratti fra privati. I privati, quindi, potranno negoziare fra loro e decidere il prezzo migliore all’interno del sistema domanda-offerta aggregata per la stipula dei contratti.
Il compito dello Stato, perciò, si limita al solo compito di protezione.
Molti libertariani, però, criticano il miniarchismo supportato da Hayek, Von Mises e da altri esponenti della scuola austriaca in quanto ritengono che lo Stato, avendo il monopolio della forza, utilizzerebbe queste funzioni per potersi espandere e quindi assumere le funzioni di “Stato Sociale”.

2) Perchè dovremmo pagare le tasse? Con le tasse cosa finanziamo?
In uno Stato Minimo (forma estrema dello Stato Liberale) le tasse servono, come specificato prima, ad assicurare la protezione dei cittadini. Gli Stati, odierni, però, ed in particolare l’Italia sono basati sul modello di “Stato Sociale”. Uno Stato Sociale è uno Stato in cui, oltre ad offrire protezione, lo stesso si occupa anche di assistenza sanitaria, indennità di disoccupazione, pubblicazione istruzione e difesa dell’ambiente.

In uno Stato Sociale, quindi, le tasse dovrebbero essere pagate per garantire tutti questi servizi.
C’è qualcosa, però, in questo assioma, che poco mi convince. Se lo Stato Minimo infatti nasce come unione volontaria fra cittadini come nasce lo Stato Sociale? Ecco, il secondo nasce come semplice volontà della classe dirigente. La stessa infatti decide di ampliare il proprio campo d’azione, aumenta la pressione fiscale e la sua spesa (spesa pubblica) senza però avere il beneplacito da parte dei cittadini.

Esempio lampante di questo è il caso degli Stati Uniti. Le 13 colonie, infatti, decisero di unirsi in uno Stato Federale al fine di avere una protezione dalle incursioni degli stati colonizzatori europei; la loro scelta, quindi, fu una scelta consapevole. Lo Stato, però, iniziò piano piano ad espandersi fino a raggiungere le dimensioni dello Stato Sociale (o assistenzialista)

Questo grafico mostra precisamente, al 2010 (prima, quindi, della seconda elezione di Barack Obama) i livelli di spesa negli Stati Uniti divisi per funzione.

Il dipartimento di Difesa (funzione dello Stato Minimo) assorbe solamente un 20% della spesa pubblica mentre l’ 80% è dato da Social Security, Medicare (assistenza sanitaria) ed altri capitoli di spesa.

In realtà la presidenza Obama, con l’approvazione seppur limitata della Obamacare, ha aumentato la spesa pubblica limitando ancor di più le spese del Dipartimento di Difesa.

Lo Stato Minimo, quindi, è diventato a tutti gli effetti uno Stato Sociale dimenticando quasi la funzione principale dello Stato Minimo.

Avevate dei dubbi sui compiti dello Stato?

Qui invece, potete vedere un grafico che mostra i vari capitoli di spesa in Italia nel 1990 e nel 2008 (prima dunque del IV Governo Berlusconi, dei Governi Monti, Letta e Renzi).
Come potete vedere la spesa per l’ordine pubblico è calato di 1 punto percentuale mentre è aumentata la spesa sanitaria (+5%), quella di “Servizi Generali” e quella per la protezione sociale.

Lo Stato italiano, quindi, che non è MAI stato uno Stato minimo, sta prendendo sempre più le caratteristiche di uno Stato assistenzialista.

Con le vostre tasse (Tasse = prelievo non volontario = furto), quindi, finanziate il benessere di individui terzi contro la vostra volontà.

3)Senza lo Stato chi costruirebbe le strade?
La risposta che molti statalisti ed assistenzialisti fanno quando si propone per l’Italia e per l’Europa il sistema liberista e quello di Stato minimo è “Se non ci fosse lo Stato chi costruirebbe le strade?”
In realtà la risposta l’ha data un uomo inglese che, per aggirare i tempi infernali della burocrazia inglese (pensate a quella italiana) ha deciso di costruire un tratto di strada di 350 metri che permette ai cittadini di evitare tempi di percorrenza superiori ad 1 ora
Mike Watts ha deciso di costruire il tratto di strada al prezzo di 150.000 Sterline e, per rientrare nella spesa, ha applicato un pedaggio di 2 Sterline. Qualora passassero 1000 auto al giorno Mike riuscirebbe a rientrare nella cifra spesa in meno di 3 mesi.
Siete quindi ancora sicuri che senza lo Stato nessuno potrebbe costruire una strada?
A questo punto, però, uno statalista potrebbe tranquillamente chiedermi: “Ok, vanno bene 350 metri ma quale privato potrebbe finanziare 350km di autostrada?”
La risposta è “Si”.

Lo Stato, infatti, toglie in Italia più del 50% del proprio reddito fra imposte dirette e non dirette. Immaginiamo, però, per i nostri calcoli che la pressione fiscale totale sia precisamente del 50%.

Un impiegato guadagna lordi 3000 Euro al mese. Al netto guadagna 1500 Euro al mese. Se ci fosse uno Stato minimo con una pressione fiscale totale al 10% (spesa ovviamente per la sicurezza dei cittadini) un cittadino guadagnerebbe 2700 Euro lordi. Unendo quei 1200 Euro a quelli di altre centinaia di migliaia di cittadini siete sicuri che, se necessario, i cittadini non potrebbero costruire una strada?
Ecco, la risposta è “No”.
I cittadini, infatti, potrebbero, stipulando contratti, arrivare ad una unione di intenti. Sarebbe nel loro interesse, poi, in un regime di libero mercato, lasciare le strade in un quasi perfetto stato di manutenzione. Le strade italiane, invece, sono gestite dallo Stato (o da partecipate statali) e si trovano in uno stato di manutenzione pessimo.

Sicuri di non voler rischiare?

4) Cosa si può fare per fermare lo Stato Ladro?
A questo punto, dopo aver capito che uno Stato Minimo, al contrario di uno Stato Sociale, è la soluzione mi chiederete: “Come si fa a fermare lo Stato Ladro?”
Ecco, la domanda ha molteplici risposte.
Una delle soluzioni è il ravvedimento operoso cioè la possibilità di versare, entro un anno, le imposte fiscali non versate nell’anno in corso.
Perchè questo sarebbe conveniente per il cittadino e sconveniente per lo Stato? Lo spiega benissimo Carlo Sandrin in questo intervento
Il cittadino, infatti, potrebbe versare con un tasso di interesse del 3% (al contrario dell’8% dei fidi bancari) e lo Stato, per un anno, non vedrebbe un centesimo. Sarebbe perciò costretto, non potendo pagare la spesa corrente, a tagliare la spesa pubblica.
Una delle soluzioni NON è, invece, il “pagare tutti per pagare meno”. Pagando tutti, infatti, si legittimerebbe lo Stato ad aumentare la pressione fiscale. Inoltre è falso il fatto che si pagherebbe meno; come spiegato da Giacomo Zucco nel suo blog sul fatto quotidiano

Basterebbe, per capire, guardare questo grafico:

Ad ogni recupero fiscale ed incremento di entrate lo Stato, anziché tagliare le tasse, ha continuato ad aumentare la spesa pubblica.

Siete ancora sicuri, quindi, che pagando tutti si pagherebbe meno?

Un’altra soluzione, quella più estrema, è quella dello sciopero fiscale.

In realtà la resistenza fiscale in Italia non sarebbe la prima nella storia. Lo sciopero fiscale, infatti, è stato utilizzato come arma di ribellione in:

– USA – Protesta contro l’occupazione del Regno Unito (No taxation without representation)
– Francia – Protesta contro la mancanza di rappresentanza del terzo Stato nell’Assemblea Nazionale
– India – Gandhi, per protestare contro l’occupazione inglese

– Samoa Americane – Protesta contro l’occupazione americana

In realtà altri casi sono presenti ma questi sono i più noti al pubblico.

Ecco, attraverso lo sciopero fiscale la cittadinanza può ribellarsi ad una occupazione straniera oppure ad uno stato di repressione o oppressione fiscale tesa ad impedire le libertà fondamentali del cittadino.
Lo Stato Italiano, con la propria politica fiscale statalista ed oppressiva sta distruggendo le libertà fondamentali dei cittadini.
Siete sicuri che lo sciopero fiscale non sia la soluzione?
Perché non iniziare con lo stop degli acquisti di sigarette (se siete fumatori potete acquistare da questo sito), gratta e vinci ed altre lotterie statali? Sarebbe solamente un inizio, ovviamente, ma provocherebbe delle assenze nelle casse dello Stato.

Spero di essere stato sufficientemente chiaro in questo articolo.
Cittadini, il vostro nemico è lo Stato che vuole mettervi in guerra fra voi. Uniamo le forze, combattiamo lo Stato.