LAV – La fine di un mito?


E’ il terzo anno nel quale mi occupo di analizzare la situazione patrimoniale di LAV, Lega Anti Vivisezione. Il mio primo articolo, ad Aprile 2014, mi fece “vincere” una querela dal Presidente di LAV Gianluca Felicetti (per chi lo chiede: Ad oggi non ho ancora ricevuto notizie in merito alla querela ricevuta da parte del GIP di Roma), il mio secondo articolo del Novembre dello stesso anno aggiornò semplicemente le informazioni al bilancio 2013 pubblicato nel Novembre 2014 dalla stessa associazione.

Da qualche giorno, invece, ho preso visione del nuovo bilancio di LAV, relativo all’anno 2014 e visibile integralmente qui.
In realtà, il nuovo bilancio di LAV presenta dei punti molto interessanti da analizzare.

Iniziamo dallo stato patrimoniale, primo punto del bilancio di una ONLUS:

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Come è possibile vedere rispetto al 2013 c’è stato un lieve incremento delle immobilizzazioni materiali ma, sopratutto, un grande incremento delle “disponibilità liquide” che potrebbe essere frutto di un errore contabile.

Cosa sono le disponibilità liquide?
Osservando questo articolo del sito “Fisco e Conti”  noterete che le disponibilità liquide “sono rappresentate dai depositi bancari e postali attivi, dagli assegni esigibili a vista di cui l’impresa è in possesso, dal denaro e dai valori (marche da bollo, francobolli..) esistenti in cassa alla fine dell’esercizio”.
In realtà nelle voci che specificano la disponibilità liquida NON sembrano presenti gli aumenti specificati in voce generale.
La somma infatti delle disponibilità liquide relative all’anno 2013, infatti, ammonta (come visibile anche dal bilancio 2013) a 4.339.727 Euro. Osservando il valore specificato in questo bilancio, invece, mancano 3 milioni di Euro.
Da cosa deriva questo evidente ERRORE IN BILANCIO?
Deriva solamente da una svista (vi prego, segnalate a LAV l’errore) oppure da una necessità di far vedere ai soci che “si sta crescendo molto rapidamente”?

Le altre cifre, invece, restano stabili così come resta invariata la nostra domanda: Cosa sono tutte queste immobilizzazioni materiali di una Onlus? Cosa compra LAV se per statuto NON PUO’ possedere strutture tese all’accoglienza di animali? Anche qui ai posteri l’ardua sentenza.
In realtà, comunque, più che lo studio dello stato patrimoniale è interessante verificare il “conto economico”, chiamato “rendiconto di gestione” per le ONLUS:

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Intanto salta all’occhio un valore.
La LAV nel 2014 ha speso 629.751 Euro per “organizzare raccolte fondi” contro i 95.454 Euro dell’anno precedente. Insomma, quest’anno la LAV si è mossa in maniera MOLTO precisa e MOLTO costosa per organizzare raccolte fondi.
La novità di quest’anno che può segnare una “crisi” del fenomeno LAV (che resta comunque una Onlus da quasi 10.000.000 di Euro) è che sono in grande calo i proventi da raccolta fondi che calano del 33,33% rispetto all’anno precedente da 4.814.151 Euro a 3.209.485.
Insomma, malgrado un aumento del 559% delle spese per le raccolte fondi le stesse hanno ricevuto risultati inferiori del 33% nonostante l’anno sia stato “proficuo” per le associazioni animaliste.

In realtà sono calati in maniera sostanziosa anche i proventi da attività istituzionale (-7%), quelli da “soci e non soci” (-4,88%) e gli “altri” (-28%). Gli unici proventi aumentati sono quelli dalle “sedi locali”.

In realtà, sebbene gli oneri siano aumentati ( + 11%) i proventi sono calati del 24,82% rispetto all’anno precedente.

Osservando tutti i dati, comunque, il dato più importante è questo:

ANNO 2013 – Avanzo di Gestione: 3.429.872 Euro
ANNO 2014 – Avanzo di Gestione: 1.358.786 Euro
DIFFERENZA FRA I VALORI: – 63,86%

Insomma, la LAV nel 2014 ha avuto un avanzo di gestione inferiore rispetto al 2013 del 63,86%.
TANTISSIMO, insomma.
Questo potrebbe essere un segno di una “crisi” del modello LAV e, più in generale, di tutto il modello delle associazioni animaliste.

Solo il prossimo bilancio, però, potrà darci la conferma.

Degrado Capitale – Wilkommen in Rom


Lo premetto, non abito più a Roma in maniera continuativa da 6 anni ed in questo tempo sono riuscito a disintossicarmi dalla “romanità” quasi come in una comunità di recupero.
Ho smesso di usare la parola “aò” (di cui nessuno conosce in realtà il significato) che probabilmente non ho nemmeno mai usato, ho smesso di accettare ogni disagio quasi fosse inevitabile, ho smesso di considerare il rispetto nei confronti degli altri subalterno alla mia comodità personale.
Insomma, ho smesso di essere romano, fortunatamente.

Ho vissuto per 2 anni a Milano e per 3 anni a Guardea (un piccolo borgo in Provincia di Terni) prima di tornare nella mia Milano. Solo così, però, sono riuscito a capire le differenze fra Roma ed il resto d’Italia e solo così sono riuscito ad analizzare la “vicenda capitale” senza l’occhio poco critico di chi vive questa realtà.
Chiariamoci, Roma è la perfetta capitale d’Italia. Rispecchia in pieno, infatti, il perfetto modello di “città italiana” con un trasporto pubblico poco efficiente, con una percentuale di raccolta differenziata sotto il 25%, con marciapiedi e strade sporche. Si potrebbe dire, dunque, che Roma è la perfetta dimostrazione di come un paese possa sprofondare rapidamente verso il baratro.
Chi prova a far paragoni fra Roma e Milano, comunque, ha sempre torto. Pensereste, voi, a far paragoni fra Zurigo e Brazzaville o fra Stoccolma e Dacca? Ecco, no, appunto. La differenza fra le due principali città italiane è più o meno questa.

Immaginiamo, però, di essere un turista tedesco appena arrivato a Roma.
Arrivando anche in quartieri centrali (esempio il quartiere Nomentano, un tempo fiore all’occhiello della città) il panorama che si vede è questo:

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Da notare non solo il furgoncino (abbandonato) in primo piano ma anche la folta vegetazione che rende Roma degna della Foresta Amazzonica.
Il nostro turista tedesco, a questo punto, si sentirà scandalizzato ma penserà: il centro storico è sicuramente più pulito!
Appena arrivato il turista assiste a questo spettacolo:

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Ecco, questo è uno dei fenomeni più diffusi a Roma, quello dei “camion-bar” presenti davanti ai monumenti. In realtà, per esser sinceri, il fenomeno è stato arginato da un ottimo provvedimento del sindaco Marino che, nonostante centinaia di contestazioni (guidati dallo slogan romano “e mo cccomme magnamo?”) ha vietato la presenza dei camion in alcune aree del centro storico (esempio Via dei Fori Imperiali in cui è attiva una pedonalizzazione.
Un altro problema ben presente nel centro storico è quello dei rifiuti con una raccolta differenziata che non “parte” davvero e che comunque non è efficiente come altrove:

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Osservando anche i dati di raccolta differenziata, comunque, si nota la differenza fra Roma e Milano (calante negli anni, comunque):

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In realtà, però, uno dei più grandi problemi di Roma è il COME è organizzata la raccolta differenziata. Questo schema evidenzia molto bene il problema:

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Osservando lo schema (mettendo a paragone ASM ed AMA), infatti, noteremo che:

– A Roma vetro, plastica e metalli sono inseriti nello stesso contenitore mentre altrove sono differenziati.
– A Roma organico ed indifferenziato (nero) sono inseriti nello stesso contenitore mentre altrove sono differenziati.

Questa differenza sostanziale, dunque, rende molto meno efficiente il sistema di smaltimento dei rifiuti rispetto ad altre realtà.

Sono frequenti, in città, situazioni come queste:

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Come è perfettamente visibile la maggior parte dei rifiuti sono allocati FUORI dai cassonetti ed a causa del vento sono dispersi in grandi aree.

Il nostro turista tedesco, a questo punto, prova a spostarsi dal centro storico verso l’aeroporto di Fiumicino cercando di fuggire dalla città prendendo la Metropolitana B da Colosseo verso Termini. La situazione, però, non è semplice come lui creda…

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Da circa due mesi, infatti, la situazione del trasporto pubblico Romano è questa per colpa di uno “sciopero bianco” degli autisti romani (che, come evidenziato dal sindaco, lavorano la metà dei loro “colleghi” milanesi).
Nei tunnel in giornate con temperature di più di 40 gradi la situazione è spesso questa:

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Il nostro turista, a questo punto, prendendo un Taxi si reca comunque all’aeroporto di Fiumicino pronto a prendere un volo per Frankfurt con scalo a Milano Malpensa (dove resterà per 6-7 ore, tempo di girare un poco la città).
La sua odissea è finita? Assolutamente no!

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A Fiumicino, infatti, a 3 mesi di distanza dall’incendio che il 7 Maggio ha devastato il Terminal 3 dell’Aeroporto (a causa probabilmente di una disattenzione del personale) la situazione è ancora drammatica con ritardi ed annullamenti molto diffusi.
Peraltro, qualche giorno fa, un incendio nella vicina pineta di Focene (per colpa, guarda caso, di un rogo partito da un cumulo di rifiuti) ha causato un blocco dell’operatività dello stesso aeroporto internazionale portando Alitalia ad ipotizzare addirittura una “fuga” dallo scalo romano. Ogni tipo di prenotazione, a 3 mesi dall’incendio, è ormai “in sospeso” fino al momento della partenza sia se si tratti di merci, sia se si tratti di passeggeri rendendo quindi difficile “rintracciare” i prodotti (nel caso del traffico merci).
In realtà, comunque, la situazione dell’aeroporto di Fiumicino non è mai stata rosea con dei disagi permanenti che riguardano sia lo stato del trasporto passeggeri sia quello del trasporto merci (con disservizi continui in caso di pioggia anche causati dalla non abitudine di proteggere dalle intemperie i pallets). Il problema, sicuramente, non è solamente a livello economico (nonostante i buchi di ADR) ma è spesso di “poca voglia” e di “sciatteria“, tipica della città eterna.
Oltretutto il problema del transito bagagli è uno dei seri problemi che sconsiglia ai passeggeri di arrivare a Fiumicino anche come scalo per voli internazionali. Anche Malpensa ha questo problema? Si, lo aveva, ma perlomeno negli anni è stato risolto.

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Il nostro turista, però, riesce comunque nonostante le ore di ritardo a lasciare l’aeroporto di Fiumicino ed atterra, dopo un ora di volo, all’aeroporto di Malpensa.
Qui, la situazione, sebbene non perfetta, è assolutamente diversa. L’aeroporto di Malpensa, infatti, nonostante NON sia perfetto, è sicuramente il più efficiente aeroporto italiano di gran lunga (o forse l’unico aeroporto davvero efficiente) ed uno degli aeroporti “non-hub” migliori in Europa come evidenziato da ACI Europe Best.
Al nostro turista, abituato all’efficienza teutonica, salterà subito all’occhio l’ottima rete di collegamenti dell’aeroporto di Malpensa collegato alla città di Milano mediante tre treni (Malpensa Express, treno AV e treno “tradizionale”) e mediante due autostrade (A8 ed A4):

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A questo punto il turista tedesco incuriosito dalla città lombarda arriva in centro a Milano. Quello che vede, nonostante (e lo ripeto per evitare fraintendimenti) la non perfezione, è un modello di città più vicino agli standard europei che a quello (fallimentare) romano.

Il suo occhio va subito alle piste ciclabili e, osservando in rete troverà che le piste milanesi sono di 41,1 kilometri (su una superficie di 181 kmq) mentre quelle romane sono di 8,8 kilometri (su una superficie di quasi 1800 kmq). La differenza, insomma, è abissale.
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A Milano, oltretutto, il nostro turista troverà una rete di metropolitane molto efficienti con un servizio puntuale e con (quasi) tutte le zone della città raggiunte e tutte le zone raggiunte nei prossimi anni.

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Insomma, il turista tedesco rimane estasiato. Anche in Italia, dunque, è possibile costruire metropolitane? Anche in Italia, dunque, è possibile avere delle piste ciclabili?
Il nostro caro turista a questo punto inizia a leggere un giornale e l’occhio gli cade subito su una manifestazione, “Nessuno Tocchi Milano” indetta con l’obiettivo di ripulire la città dopo la DEVASTAZIONE attuata dai black bloc nel corteo “No Expo” del I Maggio.

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Il nostro turista, dunque, si chiede. Perché non è possibile fare la stessa cosa anche a Roma, città evidentemente più sporca di Milano?
Poi da un’altra occhiata al giornale e legge una proposta, fatta dall’attore Alessandro Gassmann che propone di “pulire tutti insieme la città”. Guarda le risposte, sulle pagine Facebook e sul sito del giornale che, più o meno si riassumono così:
“Noi pppagamo il comune, perché dobbiamo pulire noi?”. Il turista tedesco allora pensa: “E perché dobbiamo sporcare, allora? Perchè ridurre la città ad una pattumiera? Per quale motivo?”

Poi scopre che, a Roma, per merito del sindaco Marino esiste un servizio dal nome Io Segnalo che permette di segnalare i disservizi della città ed eventuali infrazioni automobilistiche (un esempio in foto):

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Il turista allora esclama: “Che bella iniziativa!Chissà come saranno contenti i cittadini romani!”. Ecco, caro turista, non proprio. In rete il commento più gettonato è stato questo:

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Il nostro caro turista torna da Milano a Malpensa e poi, tranquillamente, torna in Germania.
Il viaggio del turista tedesco finisce qui. Ha apprezzato le bellezze di Roma ma ha giurato che non tornerà più. Fa troppo male, infatti, vedere una città “eterna” in cui ormai eterni sono solamente gli orribili disservizi.

Il nostro viaggio per Roma, però, deve obbligatoriamente finire con una considerazione:

Il problema del romano medio è sempre stato uno: il dare la colpa agli altri. Attaccare Comune, Provincia, Regione e così via è tipico di un cittadino che pensa di poter vivere “di storia” e che non è pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Che futuro ha una città in cui nessuno rispetta le precedenze nelle rotatorie (pensando di aver ragione)? Che futuro ha una città in cui le persone utilizzano parcheggi per invalidi come parcheggi standard? Che futuro ha una città in cui le persone regolarmente utilizzano il famoso “benaltrismo” nell’analizzare i problemi?
Roma, purtroppo, nonostante il sindaco Marino è una città ormai perduta. Prima di cambiare la politica, infatti, bisognerebbe cambiare la mentalità dei romani ormai inamovibile da più di 2000 anni.

 

 

Se questa è una persona…


L’Italia è considerata dalla quasi totalità della popolazione mondiale “il paese più bello del mondo”. Dai tempi della Repubblica Romana al Rinascimento (eccezion fatta per un intervallo di dominazione straniera) l’Italia è stata la culla di cultura artistica e scientifica invidiata in tutto il mondo. Italiani furono Leonardo da Vinci, Michelangelo, Galileo Galilei, Giordano Bruno, Enrico Fermi, Eugenio Montale ed altri migliaia di uomini che segnarono la storia mondiale.

Come è possibile, dunque, trovare nel 2015 vicende surreali ed anche un po’ tristi come quelle che sto per raccontarvi?
Come mai l’Italia è passata dall’essere il paese culla della cultura ad essere un paese arretrato e tradizionalista?

La prima storia che voglio raccontarvi si svolge a Roma e la protagonista, suo malgrado, è una ragazza di 15 anni violentata in uno dei quartieri più “centrali” della città. Presunto artefice di questa efferata violenza sessuale è un militare di 31 anni dipendente del Ministero della Difesa ed in forza all’Arsenale della Marina Militare.
Fin qui, in fondo, si tratterebbe di uno dei migliaia di episodi di cronaca nera di cui si parla durante l’anno in tutto il mondo. Il problema quindi, non è solamente la violenza sessuale (chiariamoci, uno stupro è sempre un problema GRAVISSIMO per tutta la comunità) ma la reazione di un numero purtroppo elevato di commentatori sui Social Network.

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Come potete osservare la ragazza viene accusata di essere “zozzetta”, di “essersi vestita in maniera provocante”, di “uscire la sera a 15 anni e così via”.
La risposta, come al solito è una e solamente una:

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La colpa degli stupri, dunque, non è MAI della donna e del suo atteggiamento ma SEMPRE dello stupratore e del suo raptus di follia. Peraltro come confermato da alcune ricerche non è l’abbigliamento particolarmente “succinto” ad attirare possibili stupratori. Dunque, perché dire menzogne?
Come è possibile che nel 2015 si parli ancora di “responsabilità della vittima”?
Come è possibile che nel 2015 si dica ancora “se la ha cercata”?
Come è possibile che la culla della cultura sia diventata la culla di qualche decerebrato che considera le donne “merci”?

La seconda storia, in realtà, è ancora più complessa della prima.
Un bambino di Pisa, infatti, è stato ricoverato all’ospedale Meyer di Firenze per denutrizione e “carenza di vitamina B12”. Secondo i medici che hanno accertato le sue condizioni lo stato di denutrizione (una condizione estrema della malnutrizione diffusa nei paesi del Terzo e Quarto Mondo) sarebbe stato causato dalla dieta vegana imposta dai genitori al bambino anche durante la fase di svezzamento.
Come precisato dal Dott.Graziano Barera, primario di neonatologia all’ospedale San Raffaele di Milano, “sarebbe preferibile per la madre una dieta onnivora sia nel periodo della gravidanza sia nell’allattamento”. Peraltro è interessante (e grave) quanto il Dott.Barera dice dei genitori vegani: “A volte c’è un rifiuto di base: si preferisce ascoltare i consigli di chi adotta una dieta di questo tipo, piuttosto che rivolgersi a uno specialista. Bisogna agganciare queste persone in piena fiducia e non con sospetto. Una maggiore collaborazione potrebbe avere dei benefici per tutti”.

Come è possibile, dunque, che in un paese Europeo sia ancora (seppur minimamente) presente il fenomeno della denutrizione? 
Come è possibile, peraltro, che i servizi sociali di un paese Europeo non prendano SERI provvedimenti nei confronti di questi genitori accettando il “pentimento” e non facendo perciò partire nella maggior parte dei casi procedimenti giudiziari? (Il personale dell’ospedale Meyer di Firenze ha parlato così dell’opportunità di un intervento dei servizi sociali: «Hanno sempre dimostrato affetto nei confronti del piccolo – dicono i medici – e il bambino non era affatto trascurato. Il problema è che si sono resi conto troppo tardi di aver deciso una dieta vegana sbagliata senza chiedere pareri a medici esperti» )
Come è possibile che non si capisca che la dieta migliore per un bambino NON è quella dei genitori ma quella suggerita dai pediatri e dalla comunità scientifica?

Insomma, attendiamo che l’Italia torni quella culla di cultura e non più questa accozzaglia di mode e di pseudo-teorie che penalizzano sempre i soggetti più deboli.

Per concludere voglio portare la vostra attenzione su una terza questione.
Il giorno 2 Luglio “Il Fatto Quotidiano” riporta la seguente notizia:
“Ragusa, neonato morto dopo vaccino obbligatorio: aperta inchiesta”

Come fatto da “No PseudoScienze” è interessante analizzare la notizia e confrontarla con il comunicato dell’ASL di Ragusa:
“..L’ASP di Ragusa precisa in una nota che “il ricovero del bambino e’ avvenuto in data 26 giugno 2015 alle ore 23,30. All’atto del ricovero il piccolo presenta condizioni gravi, con diagnosi precedente di malformazione cardiaca congenita. Approntate, immediatamente, le cure del caso […] il bambino viene trasferito presso la divisione di neonatologia e unita’ di terapia intensiva neonatale e nonostante le cure costantemente prestate alle 6.45 si registra il decesso del piccolo…”

Come è possibile, dunque, parlare di “morte dopo il vaccino” quando era presente una malformazione cardiaca congenita? Come è possibile, sopratutto, non verificare le fonti e non analizzare i titoli?
Siamo in realtà sicuri che la scelta del “Fatto” non sia voluta e non sia solamente un fenomeno di “click baiting”?

Insomma, il titolo “Se questa è una persona…” si riferisce proprio a questo: si può definire “persona” un individuo che che giustifica stupri e violenze sessuali? Si può definire “persona” un individuo che impone ad un bambino una dieta tremendamente dannosa per la sua salute? Si può definire “persona” un giornalista che propone un titolo allarmista su vaccini ed informazione scientifica?
Secondo me, alla luce di quanto scritto, assolutamente NO.

Alcune cose che mi piacciono (ed altre che mi piacciono meno) di Matteo Salvini


Ho ascoltato con molta attenzione attraverso il video Youtube la manifestazione di Lega Nord e Sovranità a Roma, in Piazza del Popolo, il 28 Febbraio.

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Ho ascoltato proposte serie, ho ascoltato slogan populisti, ho ascoltato fatti concreti.
Alcune cose mi sono piaciute, altre no ed ora cercherò, con un po’ di precisione, di spiegarvene dieci:

1) Flat Tax – MI PIACE

Il sistema fiscale italiano è probabilmente uno dei più iniqui al mondo.
Il total tax rate, secondo i dati della WorldBank, ha raggiunto nel 2014 il 65,4% e, secondo questi dati, in una giornata lavorativa di 8 ore, ogni cittadino lavora 5 ore per lo Stato Italiano.
La Flat Tax è una alternativa? Sicuramente SI. Portare infatti l’intera tassazione sui redditi al 15% è cosa buona e giusta. Ci sarebbe (come fatto notare da qualcuno) il problema della “progressività delle imposte” inserito nella Costituzione Italiana che, però, può essere risolto tranquillamente.
Come fare dunque? Basta portare le imposte per i redditi più bassi al 14,5% e la progressività è fatta. Facile no?
Il problema del sistema fiscale, però, è più complesso.
Un piano di riforma fiscale da attuare in Italia è ben visibile in questo articolo scritto da Matteo Gianola per “The Fielder”.
La proposta di Salvini, comunque, mi pare razionale e la appoggio al 100%.

2) “Lo Stato è il vero nemico ed il primo Strozzino dell’Italia” – MI PIACE

Da anni mi batto contro le ingerenze dello Stato Ladro nell’economia.
Sentire, dunque, un leader di un partito di centro-destra (??) contestare lo Stato mi piace e non poco. Lo Stato Italiano, infatti, opprime ogni libertà economica in Italia ed impedisce ai cittadini di investire nel Paese.
Vorrei sentire Salvini schierarsi contro il “solve et repeta”, una truffa burocratica Italiana che impedisce ai cittadini vessati da Equitalia e dalla Agenzia delle Entrate di contestare le sanzioni ingiuste PRIMA di averle pagate.
Combattere lo Stato, comunque, deve essere il primo punto di ogni programma elettorale. La frase, dunque, MI PIACE.

3) Gli immigrati sono i nostri nemici – NON MI PIACE

Le proposte di Salvini sull’immigrazione sono da un lato quelle che permettono lui di guadagnar voti (sfruttando la paura e la crisi), da un altro quelle che dimostrano tutto il populismo della Lega Nord nel 2015.
Salvini dovrebbe capire che il creare una guerra contro l’immigrazione e contro l’Islam è proprio il progetto di ISIS e delle altre componenti del terrorismo fondamentalista.
Sull’immigrazione, dunque, servirebbe meno demagogia e più concretezza. Apprezzo il suo viaggio in Nigeria (che però oggi è dilaniata da una guerra civile) ma serve di più. Vorrei dunque sentir parlare Salvini di accordi con i paesi di partenza, di accoglienza per i profughi e di “inserimento” degli immigrati regolari oltre che di respingimenti dei clandestini. A quel punto, si la proposta diventerebbe concreta.

4) La prostituzione va legalizzata – MI PIACE

La legalizzazione della prostituzione sul modello svizzero o tedesco è uno dei punti fermi del programma “sociale” della Lega Nord.
La domanda vera è: perché contrastare questo punto?
La prostituzione esiste fin dai tempi degli antichi greci e combatterla è solamente pura demagogia. E’ necessario, però, per tutelare il “buon costume” e la salute pubblica (anche quella delle prostitute) legalizzare la prostituzione e riaprire le “case chiuse”, chiuse (scusate il gioco di parole) dalla Legge Merlin.
Qui, in un articolo, ho cercato di spiegare perché un liberale non può dirsi “contrario” alla legalizzazione della prostituzione e perché bisogna scagliarsi CONTRO le multe ai clienti delle prostitute.
Questa proposta (anche se vorrei vedere numeri e dati più concreti) mi piace assolutamente.

5) Le multinazionali vanno tassate in Italia – NON MI PIACE

Questo punto del programma di Giorgia Meloni (presente alla manifestazione) poco mi piace.
E’ giusto che le multinazionali sfruttino il sistema fiscale più conveniente per poter offrire il miglior servizio possibile oltre che assumere lavoratori (parliamo di grandi imprese come Google, Ebay, Apple o Amazon) e non licenziarne.
Per quale motivo la Meloni parla di “far pagare le tasse in Italia”? Non basterebbe la frase di Salvini “Abbassiamo le tasse in Italia per renderla un paradiso fiscale”?
Insomma, noto un po’ di incoerenza.

6) I rapporti con Sovranità e Casa Pound – NON MI PIACE

Questo è sicuramente il punto più controverso della manifestazione.
Come può un partito che si definisce “liberale” con proposte economiche (alcune) in senso liberista allearsi e manifestare al fianco di alcuni fautori della Destra Sociale da sempre contrapposta a quella liberale?
Casapound si definisce movimento di “fascisti del terzo millennio” e questo NON MI PIACE. Di Stefano non è Mussolini e non ci sono rischi per la democrazia (??) del Paese ma, di certo, non credo che da CasaPound possa nascere una alternativa di Governo.

7) Le bandiere russe sul palco – NON MI PIACCIONO

Le bandiere russe sul palco della Manifestazione della Lega Nord sono uno dei punti che mi spingono, in maniera fortissima, a NON votare Matteo Salvini alle prossime elezioni.
Salvini parla di “Stato nemico dei cittadini”, di “libertà”, di “assenza di democrazia in Italia” e poi dietro di lui sventolano bandiere che si rifanno al regime russo di Vladimir Putin?
Ok, i “libertari per Putin” in Italia sono molti ma, se si vuol convincere quel centro-destra “liberale” a votare Lega Nord bisogna smetterla di rincorrere la Russia. Le sanzioni sono sbagliate (come lo è l’embargo americano verso Cuba nb.) ma non bisogna, per criticare una finta democrazia (quella italiana), appoggiarsi ad un vero regime (quello Russo).
Insomma, Salvini, tira giù quelle bandiere.

8) La Legittima difesa non è mai “eccessiva” – MI PIACE

Finalmente un leader politico dice la frase che da sempre penso: “Chi entra a casa mia in piedi potrebbe uscire da casa mia steso”. Ovvio, direi.
La legge sulla legittima difesa in Italia è quanto di più astruso si possa trovare e, leggendo l’articolo 55 del Codice Penale si capisce perché:

“..Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54 (1), si eccedono colposamente (2) i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo (3)…”

Osservando le note si capisce che, in fondo, un cittadino non può difendersi come vuole all’interno della sua proprietà e, la sua difesa, deve essere “proporzionale all’offesa”.
Credo che ciò sia quanto di più sbagliato uno Stato possa fare. Se entra un ladro con un coltello devo rispondere con il coltello? Se entra un ladro con una katana devo uscir di casa, comprare una katana ed utilizzarla? Insomma, l’applicazione formale dell’articolo 55 rende più facile delinquere e meno facile difendersi.
Cancellare l’articolo 55 del Codice Penale e permettere ad un cittadino di difendersi da un criminale o di difendere le proprie cose (ed i propri cari) è semplicemente SACROSANTO.
Proposta eccellente, insomma.

9) Opposizione ai diritti civili – NON MI PIACE

Questo punto è stato toccato poco dalla manifestazione ma si sa che, Matteo Salvini e la Lega, sono fortemente contrari ad alcuni diritti civili come il matrimonio omosessuale, la possibilità di adottare bambini per coppie omosessuali, la fecondazione eterologa e l’eutanasia.
Una destra liberale, secondo il mio parere, deve invece lottare per la libertà del cittadino in OGNI campo, non solo in economia.
Che Salvini stia cercando di strizzare l’occhio al Vaticano?

10) Dal Federalismo al Centralismo – NON MI PIACE

Altro punto controverso della “svolta Salviniana” al pari di quella della “Bolognina” (dove si passò dal PCI al Partito Democratico di Sinistra) è il passaggio dal federalismo (e dall’indipendentismo) al neo-centralismo.
Osservando questo video si capisce come dal secessionismo e dall’indipendentismo (“Prima il Nord”) si è passati ad una forte difesa dell’unità nazionale e della “identità nazionale”.
Perché la Lega si è spostata verso Casa Pound abbandonando i soliti temi leghisti? Perché la Lega ha spostato l’odio sociale dalla Roma Centralista all’immigrazione clandestina?
Semplice, per pura convenienza politica. Salvini sa che i temi indipendentisti interessano solo una piccola parte della popolazione mentre mentre la maggior parte è colpita dalla crisi economica e dall’ “odio verso il diverso”.
Questa svolta, però, poco mi piace.

 

 

Solve et Repete – Follia tutta Italiana (ma c’è chi lo combatte)


Il Tea Party Italia aderisce alla campagna dell’ex consigliere regionale di Forza Italia del Lazio Andrea Bernaudo (FI) oggi responsabile nazionale del Soccorso Azzurro partite IVA che ha pubblicato sul web, nella pagina facebook dell’associazione SOS partita IVA, la proposta di legge per l’abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento tributario.
“Il nostro obiettivo” spiega Bernaudo è porre fine al massacro dei lavoratori autonomi delle ditte individuali e delle imprese. Lo stato non può continuare a incassare soldi con avvisi di accertamento tributario che, anzichè garantire il contribuente, sono immediatamente esecutivi e che tecnicamente costituiscono una preventiva sentenza di condanna.
Ad un esame di merito” – continua Bernaudo – “risultano infondati nel 55% dei casi e le somme coattivamente riscosse sono una vera e propria estorsione di stato.
In uno stato di diritto il cittadino/contribuente non puó esser considerato dalla stato un presunto colpevole. La riscossione forzata dei tributi in Italia” – conclude Bernaudo – si regge su un istituto “il solve et repete” che risale allo statuto albertino e che è stato già dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 1961. La nostra è una battaglia di civiltà giuridica e culturale per la riforma del processo tributario, per un nuovo patto tra stato e contribuente e per la costruzione di uno statuto delle partite IVA, che sono attualmente allo stremo”

Questo il comunicato del Tea Party Italia che, come visibile, ha deciso di aderire all’iniziativa dell’ex consigliere regionale del Lazio Andrea Bernaudo per l’abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento tributario italico.
Intanto, per capire meglio la protesta, dobbiamo chiederci: “Cosa è il solve et repete?”
Il termine “solve et repete” è un termine latino che, in Italiano, viene tradotto con “paga e richiedi” ed è il principio cardine del diritto tributario italiano (che fortuna, direi).

Osservando il dizionario Brocardi avrete una eccellente spiegazione di questa follia burocratica italiana:

“..l’espressione indica anche un principio del diritto tributario italiano per il quale un accertamento fiscale non può essere attaccato davanti agli organi giudiziari, se non previo pagamento della somma accertata dal fisco…”

In poche parole il contribuente, nel momento in cui lo Stato evidenzia una irregolarità, deve PRIMA pagare la sanzione e, solamente in seguito, può contestarla.
Facciamo un esempio:

Immaginate che il Sig.Mario Rossi riceva, ingiustamente, una sanzione da parte dell’Agenzia delle Entrate di Euro 50.000 per “omessa dichiarazione dei redditi”. Il Sig.Rossi, a quel punto, può contestare la sanzione ma solamente dopo aver versato i 50.000 Euro. Qualora il Sig.Rossi non avesse i 50.000 euro da spendere non potrebbe dunque contestare la sanzione.

A questo punto vi chiederete, tutto questo è possibile ed è legale?
Ecco, la risposta è ASSOLUTAMENTE NO.
La clausola “Solve et Repete”, infatti, è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta nel lontano 1961 ma non è mai stata abrogata dal Parlamento Italiano.
Qui un bell’articolo del quotidiano online “The Fielder” spiega nei dettagli la storia del Solve et Repete e la follia burocratica nel diritto tributario italiano.

Concentriamoci in particolare su questo punto:

“…Quel che fa specie è che a livello mediatico queste violazioni dei diritti dei cittadini non trovano spazio se non nelle rare apparizioni che quotidiani e TV concedono a questo o quel membro del Tea Party Italia, che ha fatto dell’abolizione della clausola del solve et repete una battaglia, aderendo alla proposta di legge che prevede la sua abolizione, presentata dall’ex consigliere regionale di Forza Italia del Lazio Andrea Bernaudo, oggi responsabile nazionale del soccorso azzurro partite IVA. Anche Matteo Salvini, tra i punti base della sua proposta alternativa al governo Renzi, ha inserito la volontà di far tornare al centro dei rapporti con lo Stato il cittadino, riportando, anche nell’ordinamento tributario, l’onere della prova a carico dell’accusatore e non dell’accusato…”

Il problema italiano, in fondo, è l’abitudine che hanno i contribuenti di accettare tutto ciò che lo Stato propone a prescindere dal fatto che sia giusto o no. D’altronde molti cittadini giustificano l’azione dello Stato Ladro con la frase “è una legge e va rispettata”. Era giusto, dunque, negli anni ’30 rispettare e giustificare le leggi razziali?

Fortunatamente il Tea Party Italia ha preso posizione ed insieme ad Andrea Bernaudo ha iniziato a combattere davvero contro una clausola tanto folle quanto incostituzionale. E’ inutile, a questo punto, criticare il TPI perché “aderisce ad una proposta di Forza Italia”. Compito di un movimento anti-tasse, infatti, è aderire ad ogni proposta tesa ad indebolire il carico fiscale su famiglie ed imprese A PRESCINDERE da chi le propone.

Segnalo, dunque, questa lodevole iniziativa sperando che, per una volta, tutti i cittadini riescano a combattere per un unico obiettivo: uno Stato meno oppressivo ed un diritto tributario meno folle.

Processo Green Hill: i testimoni dell’accusa tra errori e inesattezze


Articolo molto chiaro che fa chiarezza su un caso di importanza mediatica enorme.
L’unica ad averci guadagnato, in fondo, è la LAV che ha incrementato di più del 70% il proprio bilancio.

Pro-Test Italia

beagle Un beagle in un allevamento a fini scientifici (Immagine: Understanding Animal Research)

Consulenti del PM che avevano già ricevuto incarichi dalla LAV, ispettori che dovevano analizzare le cartelle dei cani che confondono la diarrea con il diabete, un Comandante della Polizia Forestale sotto testimonianza che allude a vendite di cani per fini cosmetici (illegali in Europa) solo da una bolla, senza aver fatto nessuna indagine, e che viene subito smentito dalle prove della difesa.

Mercoledì 12 Novembre: entrano in scena gli ispettori che il 18 Luglio 2012 hanno fatto il sopralluogo alla struttura della Marshall, unico allevamento in Italia di cani a uso scientifico. Tante dimenticanze e imprecisioni. E’ stata contestata la temperatura interna dei capannoni in cui venivano tenuti gli animali dimenticandosi di fare un raffronto con la temperatura esterna visto che era il 18 luglio, si critica nell’imputazione la brevità di tempo tra un parto e l’altro per…

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Per una vera rivoluzione liberale #IONONSTOCONADINOLFI


Se Fabio Volo viene considerato uno “scrittore” e se i suoi libri sono inseriti nella categoria “narrativa” anche Mario Adinolfi, ex candidato alle Primarie del PD (su più di 3.500.000 voti ne prese ben 5900, un successone) e “grande” giocatore di poker italiano può essere considerato un giornalista.

Ripercorriamo, quindi, la carriera di questo grande uomo di cultura italiano:

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– Gennaio 2011: Il nostro grande intellettuale definisce Alfonso Signorini (lotta fra giganti, direi) “frocetto”

–  Aprile 2014: Adinolfi definisce, dopo il caso della donna di Torino morta la Pillola Abortiva RU486 “pillola assassina“. E’ anche un ginecologo, il nostro eroe, non lo sapevate?

Dicembre 2010: Qui, certamente, c’è l’episodio più grave, squallido, becero e vigliacco. Adinolfi definisce il popolo napoletano “Popolo di merda” per non essersi opposto alla camorra nella vicenda della “Terra dei Fuochi” e, in seguito, per aver manifestato solo quando lo scandalo è stato portato alla luce

Ecco, questo è il grandissimo Mario Adinolfi le cui perle sono ben visibili sul suo profilo Facebook.
Il 21 Settembre il nuovo faro del mondo liberale è ospite del programma “La Gabbia” su La7.
Nel momento in cui una ragazza ed un ragazzo (si tratta di Charlotte Matteini e Giuseppe Lillo) tentano di parlare di diritti civili e di libertà personali partono le sue repliche : è inammissibile, per lui, che una ragazza si prostituisca o che una persona faccia uso di stupefacenti.
Ma..ma…ma…Ma lui sarebbe davvero il “faro” del mondo liberale? Lui vorrebbe veramente difendere tutte le libertà personali ed insindacabili dell’individuo? Ecco, la risposta è NO.
Questo, però, non mi sorprende. Ciò che invece mi sorprende e continua a farlo è l’arroganza di certe persone nei confronti di chi dissente da loro teorie inossidabili (e spesso non dimostrate).

Subito dopo l’episodio Adinolfi scrive questo post sulla propria bacheca Facebook:

“QUELLE STRANE FRONTIERE DELL’ETICA
di Mario Adinolfi
Ieri sera durante una trasmissione televisiva in cui ho dovuto riportare a terra qualche palloncino gonfiato che parlava come al solito a caso e senza conoscere mezzo dato, mezza statistica, mezza norma delle cose di cui concionava (prima di andare in tv, studiateveli due numerini, esiste google) a un certo punto è comparso il luogocomunista argomento secondo cui la droga dovrebbe essere libera e venduta dallo Stato, così come la prostituzione. Chi interveniva comicamente affermava il diritto alla libertà di drogarsi e di prostituirsi, ovviamente senza sapere che questa libertà c’è già ed è totale: se pippate cocaina o fate le puttane non siete punibili, siete liberi di farlo. Fate male, malissimo, ma siete liberi di farlo.
Letto lo stupore negli occhi di coloro ai quali comunicavo questa notizia che apriva loro un mondo di verità e opportunità, siamo passati all’argomento successivo. Secondo talaltri infatti lo Stato non dovrebbe solo, come fa, lasciarti libero di drogarti e prostituirti, ma dovrebbe organizzare lui stesso lo spaccio di sostanze stupefacenti e il mercato dei corpi delle donne, traendone profitto. E lì un giornalista del Fatto Quotidiano, che peraltro stimo, piazzava il capolavoro introducendo ogni frase a sostegno di quella strampalata tesi con un “a prescindere da valutazioni di carattere etico”.
Che strane frontiere dell’etica avete ragazzi miei. Avete fondato un giornale tutto sul concetto (giusto) di etica pubblica, con tonalità oggettivamente manettare, poi però ci dite che lo Stato deve farsi pusher e pappone “a prescindere da valutazioni di carattere etico”. E lo dite rientrati in studio da un servizio in cui si raccontavano le storie di una ragazza che a 16 anni si faceva le canne e oggi a 19 è eroinomane, di un ragazzo che da eroinomane si è lanciato sotto un treno sopravvivendo mutilato, di una mamma che ha perso il figlio eroinomane, delle forze dell’ordine alla caccia degli spacciatori in una distesa di disperazione senza fine.
Senza etica l’umanità muore, possibile che non lo capiate?”

Ecco, si è capito , Adinolfi vuole uno Stato Etico  fondato sulle sue idee e su quelle di un gruppetto di facinorosi e fondamentalisti cattolici che ben si evidenziano in movimenti come “Sentinelle in Piedi”, “LMPT”, in pagine facebook come “No ai matrimoni gay” ed in movimenti politici di ultradestra come Forza Nuova.

Eh, si caro Adinolfi, le tue idee sono idee fasciste. Vietare ad una persona di vivere la propria vita come meglio vuole, infatti, è un comportamento folle.
Analizziamo, però, le affermazioni del suo post Facebook:

Chi interveniva comicamente affermava il diritto alla libertà di drogarsi e di prostituirsi, ovviamente senza sapere che questa libertà c’è già ed è totale: se pippate cocaina o fate le puttane non siete punibili, siete liberi di farlo. Fate male, malissimo, ma siete liberi di farlo.
Letto lo stupore negli occhi di coloro ai quali comunicavo questa notizia che apriva loro un mondo di verità e opportunità, siamo passati all’argomento successivo. Secondo talaltri infatti lo Stato non dovrebbe solo, come fa, lasciarti libero di drogarti e prostituirti, ma dovrebbe organizzare lui stesso lo spaccio di sostanze stupefacenti e il mercato dei corpi delle donne, traendone profitto.

No, caro Adinolfi. Hai torto. Qui nessuno vuole che lo Stato ti “organizzi lo spaccio di sostanze stupefacenti ed il mercato dei corpi delle donne” ma si vuole soltanto che lo Stato smetta di punirti se fai uso di determinate sostanze o se decidi, di tua spontanea volontà, di vendere il tuo corpo. Se una ragazza decide di prostituirsi non vedo nulla di male, è una SUA SCELTA PERSONALE e, sopratutto, una scelta INSINDACABILE. Tu, invece, vuoi che lo Stato metta bocca nella tua vita privata continuando una politica oppressiva delle libertà personali.
Eh si perché, caro Adinolfi, possedere droghe, anche leggere, è ancora ILLEGALE. Nonostante la cassazione della “Bossi-Fini”, infatti, restano alcuni provvedimenti che limitano le libertà personali.
E’ proibito, per esempio, possedere anche una sola pianta di Canapa sul proprio balcone anche se per uso personale. E’ vietato, in contemporanea, anche l’acquisto di sostanze stupefacenti.
A che serve, quindi, stabilire che l’utilizzo di droghe leggere per “uso personale”, è consentito? Se mi è consentito fumare cannabis ma non posso coltivarla né acquistarla come posso esercitare la mia libertà? Ecco. non posso, caro Adinolfi. Il paese a cui ispirasi (come spesso capita quando si parla di diritti civili) è l’Olanda che permette la vendita, in luoghi stabiliti, delle droghe leggere.
In Spagna, inoltre, è legale coltivare piante di Canapa (fino al numero di 5) per uso personale.
Si penalizzerebbero le mafie e si aumenterebbe la libertà individuale. Perché no, caro Adinolfi?

Riguardo la prostituzione, poi, il discorso è anche più ampio. Adinolfi, nel dichiarare che prostituirsi è legale, fa riferimento alla Legge Merlin, approvata nel 1958. 
Questa legge, infatti, non istituisce il “reato di prostituzione” ma alcuni reati ad esso collegati fra cui il “favoreggiamento della prostituzione”; ecco, questo reato vuol dire tutto e non vuol dire nulla. Cosa vuol dire, nella pratica, “favorire” la prostituzione? L’interpretazione, ovviamente, sta alle forze dell’ordine. Capita molto spesso, quindi, che i clienti delle prostitute vengano fermati e schedati ed è frequente che vengano arrestati, nel riportare le prostitute nel loro luogo di lavoro per “favoreggiamento”.
Qui posso elencarvi alcuni casi occorsi a Perugia, Como, Brescia, Ravenna, Torino e Trento.
Andare a prostitute o affittare loro un camper per esercitare la professione può essere, in alcuni casi, molto rischioso.
Caro Adinolfi, dove noti la libertà per la quale pensi di batterti? 
Perché, al posto dello Stato Etico, non pensare di creare un sistema simile a quello tedesco dove le prostitute possono lavorare come “autonome” con tutti i diritti ed i doveri del caso? 
Caro Adinolfi, pensi che Germania ed Olanda siano paesi meno liberi del nostro? La risposta posso dartela, non è così.

La libertà, caro Adinolfi, non è solamente quella economica nè quella “stabilita per legge”. Istituire un sistema libero significa non punire i comportamenti connessi al suddetto comportamento. Se è legale prostituirsi ma illegale riportare una prostituta in strada il sistema non è libero. Se è legale fumare una “canna” ma è illegale acquistare la marijuana il sistema non è libero. Libertà, caro Adinolfi, vuol dire altro.
Peraltro il tuo “Stato Etico” ti impedirebbe anche di esercitare la tua professione che NON è il giornalismo, che NON è la scrittura ma il gioco d’azzardo. Eh si, anche quella può essere considerata una droga. Non credi?

P.s. Evito di rispondere al punto in cui si parla del “passaggio da droghe leggere a droghe pesanti”.
Basta leggere questi due articoli per sconfessare la teoria del “Gateway”.
Una domanda, secondo la vostra teoria dalla masturbazione si passa alla pedofilia? Stessa connessione, eh.

Continuiamo a mantenere lo Stato Ladro – Se non ci fosse chi costruirebbe le strade?


Ecco, il momento tanto annunciato è arrivato.

Lo avevo previsto annunciato già 5 giorni fa ma, finalmente, ci siamo

 

 

Era il giorno 19 di Agosto quando, sconcertato dai dati economici italiani e dalle nuove stime della CGIA di Mestre sulla pressione fiscale in Italia e sulle rateizzazioni economiche richieste ad Equitalia, braccio armato dell’Agenzia delle Entrate, a sua volta braccio armato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ho deciso di programmare questo articolo.

Tenderà, in un modo o in un altro, a sconfessare totalmente la propaganda statalista che, in Italia, ha sempre avuto la meglio. Perchè esiste lo Stato? Perchè dovremmo pagare le tasse? Con le tasse cosa finanziamo? Se non ci fosse lo Stato chi costruirebbe le strade? E, dopo aver capito che lo Stato minimo è la soluzione definitiva la domanda finale sarà: Cosa si può fare per fermare lo Stato ladro?

1) Perchè esiste lo Stato?
Gli Stati, nella storia, sono sempre nati per il desiderio dei cittadini di avere una protezione ed evitare invasioni da parte di popoli esteri. Fin dall’antichità, infatti, tribù nemiche fra loro ma conviventi in uno stesso territorio decidevano di allearsi e di formare una “Nazione” per evitare invasioni o perdite di territorio.

Ecco, questo è lo Stato miniarchista.

Cosa è il miniarchismo? Il Miniarchismo è una teoria economica che ritiene che, l’unico compito dello Stato sia quello di offrire la protezione ai propri cittadini. Ovviamente, per ovviare a questa protezione una certa tassazione è consentita; parliamo però di tassazione minima in quanto, per i compiti necessari lo Stato ha bisogno solamente di pochissime risorse. Tutte le altre funzioni (sanità, istruzione ecc.ecc.) sono affidate ai singoli contratti fra privati. I privati, quindi, potranno negoziare fra loro e decidere il prezzo migliore all’interno del sistema domanda-offerta aggregata per la stipula dei contratti.
Il compito dello Stato, perciò, si limita al solo compito di protezione.
Molti libertariani, però, criticano il miniarchismo supportato da Hayek, Von Mises e da altri esponenti della scuola austriaca in quanto ritengono che lo Stato, avendo il monopolio della forza, utilizzerebbe queste funzioni per potersi espandere e quindi assumere le funzioni di “Stato Sociale”.

2) Perchè dovremmo pagare le tasse? Con le tasse cosa finanziamo?
In uno Stato Minimo (forma estrema dello Stato Liberale) le tasse servono, come specificato prima, ad assicurare la protezione dei cittadini. Gli Stati, odierni, però, ed in particolare l’Italia sono basati sul modello di “Stato Sociale”. Uno Stato Sociale è uno Stato in cui, oltre ad offrire protezione, lo stesso si occupa anche di assistenza sanitaria, indennità di disoccupazione, pubblicazione istruzione e difesa dell’ambiente.

In uno Stato Sociale, quindi, le tasse dovrebbero essere pagate per garantire tutti questi servizi.
C’è qualcosa, però, in questo assioma, che poco mi convince. Se lo Stato Minimo infatti nasce come unione volontaria fra cittadini come nasce lo Stato Sociale? Ecco, il secondo nasce come semplice volontà della classe dirigente. La stessa infatti decide di ampliare il proprio campo d’azione, aumenta la pressione fiscale e la sua spesa (spesa pubblica) senza però avere il beneplacito da parte dei cittadini.

Esempio lampante di questo è il caso degli Stati Uniti. Le 13 colonie, infatti, decisero di unirsi in uno Stato Federale al fine di avere una protezione dalle incursioni degli stati colonizzatori europei; la loro scelta, quindi, fu una scelta consapevole. Lo Stato, però, iniziò piano piano ad espandersi fino a raggiungere le dimensioni dello Stato Sociale (o assistenzialista)

Questo grafico mostra precisamente, al 2010 (prima, quindi, della seconda elezione di Barack Obama) i livelli di spesa negli Stati Uniti divisi per funzione.

Il dipartimento di Difesa (funzione dello Stato Minimo) assorbe solamente un 20% della spesa pubblica mentre l’ 80% è dato da Social Security, Medicare (assistenza sanitaria) ed altri capitoli di spesa.

In realtà la presidenza Obama, con l’approvazione seppur limitata della Obamacare, ha aumentato la spesa pubblica limitando ancor di più le spese del Dipartimento di Difesa.

Lo Stato Minimo, quindi, è diventato a tutti gli effetti uno Stato Sociale dimenticando quasi la funzione principale dello Stato Minimo.

Avevate dei dubbi sui compiti dello Stato?

Qui invece, potete vedere un grafico che mostra i vari capitoli di spesa in Italia nel 1990 e nel 2008 (prima dunque del IV Governo Berlusconi, dei Governi Monti, Letta e Renzi).
Come potete vedere la spesa per l’ordine pubblico è calato di 1 punto percentuale mentre è aumentata la spesa sanitaria (+5%), quella di “Servizi Generali” e quella per la protezione sociale.

Lo Stato italiano, quindi, che non è MAI stato uno Stato minimo, sta prendendo sempre più le caratteristiche di uno Stato assistenzialista.

Con le vostre tasse (Tasse = prelievo non volontario = furto), quindi, finanziate il benessere di individui terzi contro la vostra volontà.

3)Senza lo Stato chi costruirebbe le strade?
La risposta che molti statalisti ed assistenzialisti fanno quando si propone per l’Italia e per l’Europa il sistema liberista e quello di Stato minimo è “Se non ci fosse lo Stato chi costruirebbe le strade?”
In realtà la risposta l’ha data un uomo inglese che, per aggirare i tempi infernali della burocrazia inglese (pensate a quella italiana) ha deciso di costruire un tratto di strada di 350 metri che permette ai cittadini di evitare tempi di percorrenza superiori ad 1 ora
Mike Watts ha deciso di costruire il tratto di strada al prezzo di 150.000 Sterline e, per rientrare nella spesa, ha applicato un pedaggio di 2 Sterline. Qualora passassero 1000 auto al giorno Mike riuscirebbe a rientrare nella cifra spesa in meno di 3 mesi.
Siete quindi ancora sicuri che senza lo Stato nessuno potrebbe costruire una strada?
A questo punto, però, uno statalista potrebbe tranquillamente chiedermi: “Ok, vanno bene 350 metri ma quale privato potrebbe finanziare 350km di autostrada?”
La risposta è “Si”.

Lo Stato, infatti, toglie in Italia più del 50% del proprio reddito fra imposte dirette e non dirette. Immaginiamo, però, per i nostri calcoli che la pressione fiscale totale sia precisamente del 50%.

Un impiegato guadagna lordi 3000 Euro al mese. Al netto guadagna 1500 Euro al mese. Se ci fosse uno Stato minimo con una pressione fiscale totale al 10% (spesa ovviamente per la sicurezza dei cittadini) un cittadino guadagnerebbe 2700 Euro lordi. Unendo quei 1200 Euro a quelli di altre centinaia di migliaia di cittadini siete sicuri che, se necessario, i cittadini non potrebbero costruire una strada?
Ecco, la risposta è “No”.
I cittadini, infatti, potrebbero, stipulando contratti, arrivare ad una unione di intenti. Sarebbe nel loro interesse, poi, in un regime di libero mercato, lasciare le strade in un quasi perfetto stato di manutenzione. Le strade italiane, invece, sono gestite dallo Stato (o da partecipate statali) e si trovano in uno stato di manutenzione pessimo.

Sicuri di non voler rischiare?

4) Cosa si può fare per fermare lo Stato Ladro?
A questo punto, dopo aver capito che uno Stato Minimo, al contrario di uno Stato Sociale, è la soluzione mi chiederete: “Come si fa a fermare lo Stato Ladro?”
Ecco, la domanda ha molteplici risposte.
Una delle soluzioni è il ravvedimento operoso cioè la possibilità di versare, entro un anno, le imposte fiscali non versate nell’anno in corso.
Perchè questo sarebbe conveniente per il cittadino e sconveniente per lo Stato? Lo spiega benissimo Carlo Sandrin in questo intervento
Il cittadino, infatti, potrebbe versare con un tasso di interesse del 3% (al contrario dell’8% dei fidi bancari) e lo Stato, per un anno, non vedrebbe un centesimo. Sarebbe perciò costretto, non potendo pagare la spesa corrente, a tagliare la spesa pubblica.
Una delle soluzioni NON è, invece, il “pagare tutti per pagare meno”. Pagando tutti, infatti, si legittimerebbe lo Stato ad aumentare la pressione fiscale. Inoltre è falso il fatto che si pagherebbe meno; come spiegato da Giacomo Zucco nel suo blog sul fatto quotidiano

Basterebbe, per capire, guardare questo grafico:

Ad ogni recupero fiscale ed incremento di entrate lo Stato, anziché tagliare le tasse, ha continuato ad aumentare la spesa pubblica.

Siete ancora sicuri, quindi, che pagando tutti si pagherebbe meno?

Un’altra soluzione, quella più estrema, è quella dello sciopero fiscale.

In realtà la resistenza fiscale in Italia non sarebbe la prima nella storia. Lo sciopero fiscale, infatti, è stato utilizzato come arma di ribellione in:

– USA – Protesta contro l’occupazione del Regno Unito (No taxation without representation)
– Francia – Protesta contro la mancanza di rappresentanza del terzo Stato nell’Assemblea Nazionale
– India – Gandhi, per protestare contro l’occupazione inglese

– Samoa Americane – Protesta contro l’occupazione americana

In realtà altri casi sono presenti ma questi sono i più noti al pubblico.

Ecco, attraverso lo sciopero fiscale la cittadinanza può ribellarsi ad una occupazione straniera oppure ad uno stato di repressione o oppressione fiscale tesa ad impedire le libertà fondamentali del cittadino.
Lo Stato Italiano, con la propria politica fiscale statalista ed oppressiva sta distruggendo le libertà fondamentali dei cittadini.
Siete sicuri che lo sciopero fiscale non sia la soluzione?
Perché non iniziare con lo stop degli acquisti di sigarette (se siete fumatori potete acquistare da questo sito), gratta e vinci ed altre lotterie statali? Sarebbe solamente un inizio, ovviamente, ma provocherebbe delle assenze nelle casse dello Stato.

Spero di essere stato sufficientemente chiaro in questo articolo.
Cittadini, il vostro nemico è lo Stato che vuole mettervi in guerra fra voi. Uniamo le forze, combattiamo lo Stato.

La PETA – Le cose che (non) vorresti sapere e che gli animalisti non vi dicono


Qualche mese fa ho potuto, grazie ad importantissimi e solerti contributi scrivere un articolo sulla LAV e sulle “10 cose che (non) vorresti sapere” proprio di quella associazione. Grazie alle informazioni precise che siamo riusciti a reperire ed alla forza dell’informazione online (quando questa è fatta in modo corretto) siamo riusciti a raggiungere più di 30.000 persona in maniera diretta e molte altre in maniera indiretta. Insomma, un successone. Questo mi ha spinto a candidare l’articolo al BlogFest di Rimini nella categoria “Best 2014 Post”; no, non è una voglia di protagonismo, anzi. La mia presenza al BlogFest infatti non sarebbe una mia vittoria ma sarebbe una vittoria della ricerca, della battaglia per difendere la sperimentazione animale e contro gli animalisti estremi che tentano di boicottare entrambe.

Oggi, invece, ho deciso di trattare un argomento di eguale importanza e, per questo, ho deciso di contattare persone, di studiare vari siti internet e di prendere le informazioni più imparziali possibili. L’argomento è la PETA, “People for the Ethical Treatment of Animals”, associazione animalista americana che si batte dal 1980 per la “liberazione animale”; la leader di questa associazione è Ingrid Newkirk, una donna americana che si definisce “Combattente per i diritti di ogni animale”. Intanto vi chiederete, perchè parlare della PETA? Specifichiamo fin da subito che la PETA non agisce direttamente in Italia pur avendo alcuni appoggi in alcune associazione animaliste italiane. La prima di queste è proprio la LAV di cui vi parlavo in precedenza; molte azioni, infatti, non ultima quella contro il Circo Ringling Bros sono state organizzate da LAV e PETA in completo accordo. Altre iniziative delle due associazioni, inoltre, sono quelle contro i “Capi D’Angora” di H&M ed altre multinazionali dell’abbigliamento.
Adesso vi elencherò, sperando di essere preciso, alcuni motivi per cui supportare la PETA non solo è sbagliato ma anche folle sia per ricercatori, sia per persone che dicono di “amare” gli animali:

1) La PETA è un associazione terroristica
Il dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, USDA, ha inserito nel 2009 la PETA nell’elenco delle associazioni “potenzialmente terroristiche” affiancandola ad altre organizzazioni come ALF, ELF ed ADL.  La battaglia contro la PETA ed il successivo inserimento sono dovuti all’azione incessante all’interno del Congresso degli Stati Uniti da parte del Senatore Repubblicano dell’Oklahoma Jim Inhofe. L’accusa principale è stata quella di aver finanziato, per anni, altre associazioni terroristiche già inserite nell’elenco della USDA come ALF ed ELF. La stessa presidente di PETA ha risposto alle accuse specificando che “La PETA si discosta dai metodi violenti PUR GIUSTIFICANDO le irruzioni all’interno di laboratori di ricerca ed altri centri dove sono detenuti animali”. La stessa PETA, inoltre, ha pagato nel 2002 più di 29 mila dollari per la liberazione di due attivisti ALF. Come è possibile definire “non compromettenti” certi rapporti con gli animalisti estremisti?
Come fa quindi la stessa LAV ad avere rapporti con una associazione riconosciuta come “potenzialmente terroristica”? Per rispondere a questa domanda e capire il perchè alla LAV non conviene dissociarsi da PETA consiglio di leggere questo articolo.
La stessa Ingrid Newkirk, in realtà si è distinta per dichiarazioni estreme come la dura protesta contro il leader palestinese Arafat per “usare scimmie come attentatori terroristici al posto di esseri umani”.

2) I Bilanci. Conviene essere una associazione animalista?
Quando abbiamo analizzato i bilanci della LAV siamo sobbalzati sui divani. Per una Onlus un bilancio di 4 milioni di Euro sembra abbastanza eccessivo. Ecco, osservando i bilanci della PETA il sobbalzo sarà doppio.
Per l’anno 2013, infatti, la PETA ha avuto un bilancio di 35 milioni di dollari secondo il proprio sito internet. La stessa PETA spende fra stipendi, attività di dirigenza e management circa 6 milioni di dollari, il 15% del proprio bilancio. Osservando però il bilancio completo disponibile grazie alle normative americane possiamo vedere che in realtà solamente i salari superano i 7 milioni di dollari a cui vanno sommati 5 milioni di dollari per “organizzazione di raccolte fondi”. 12 milioni di Dollari belli e buoni insomma, non spiccioli.
In realtà avere un bilancio grande non è una cosa negativa; perchè ne parlo allora? Semplicemente per quello che vi spiegherò dopo.

3) La PETA uccide gli animali.
Ecco, l’analisi del bilancio della PETA è certamente correlato a questo aspetto che negli Stati Uniti sta creando non poche difficoltà all’associazione. La PETA, infatti, si contrappone al movimento “No Kills” proprio per il suo appoggio all’abbattimento di cani, gatti ed altri animali difficilmente adottabili.  Dal 1998 ad oggi la PETA ha preso in affidamento per ricezione diretta 35.833 animali; di questi 1015 sono stati trasferiti, 3224 adottati e ben 31.190 uccisi. Come fa quindi una associazione “animalista” ad uccidere più di 30.000 animali fra cui moltissimi cuccioli? Davvero una associazione organizzata in questo modo può definirsi animalista? [Continua Sotto]

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Queste sono solamente alcune delle immagini di cani e gatti uccisi dalla Peta e l’immagine che troverete qui sotto è quella del famosissimo “Death Kit”, un Kit di sostanze che provocano la morte degli animali definiti “non adottabili”.
Sul proprio sito la PETA giustifica le soppressioni specificando che questa “sia l’unica soluzione accettabile”. Davvero per una associazione animalista l’unica soluzione accettabile è quella di uccidere animali? Perchè allora contrapporsi alla ricerca scientifica attraverso la quale vengono scoperte cure per centinaia di malattie sia per umani che per animali non umani? Perchè farlo sapendo che gli animali, certamente, vivono meglio nei laboratori rispetto a come vengono trattati dalla PETA? Ecco, la risposta dalla PETA in realtà non arriverà mai ma l’importante per voi è aprire gli occhi, osservare che “non è tutto oro quello che luccica”. La PETA, supportata dalla LAV per molte sue iniziative, uccide animali mentre prende fondi per i loro diritti.
Siete sicuri che sono gli animalisti a difendere davvero gli animali?

Come ultimo contributo sulla PETA vorrei mostrarvi questa immagine:

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Questa è la copertina di un fumetto che la PETA stampa per i bambini. L’immagine è quella di un coniglio vivo ed insanguinato ucciso da una mamma. La vignetta è semplice “Quanti animali sono stati uccisi da lei?” Ecco, come potrebbe crescere un bambino traumatizzato da certe immagini? Come dovrebbe sentirsi una madre che viene definita “assassina di animali”?

Questa è la PETA.

4) La PETA e la violenza domestica
Scandalo ha destato negli Stati Uniti la lotta di PETA per “portare gli uomini al veganesimo”. In particolare ha ricevuto molte critiche da associazioni femministe e di vittime di violenze domestiche questo video. La PETA, infatti, ritiene che gli uomini vegani siano sessualmente più potenti e più performanti. Il video quindi mostra una donna vittima di violenza durante un presunto rapporto sessuale. E’ davvero questo il modo in cui bisogna affrontare il tema della violenza domestica?
Ecco, questa è la PETA.

La Vita di un Bambino Vale più di quella di un Topo – Elezioni Europee


 

Elezioni Europee 2014 – Animalismo ed Antispecismo Ben Presenti

 

 

Dopo il grande successo (e ringrazio tutti voi) e la ottima diffusione dell’articolo sulla LAV ho deciso, in vista delle elezioni Europee, che si terranno il 25 Maggio 2014 di analizzare un po’ le candidature di tutti i principali movimenti e partiti cercando di trovare candidati animalisti che si battono spesso contro la scienza e contro la sperimentazione animale
Partiamo in questo viaggio dal Partito Democratico, del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Qui, fin da subito, da molto all’occhio la candidatura di Andrea Zanoni animalista convinto e socio di ENPA. Basta osservare il suo sito per capire quali sono le sue battaglie: La prima e decisa è contro gli OGM  da lui ritenuti “pericolosi” e la seconda è quella contro la vivisezione (in realtà già illegale in Italia) e la sperimentazione animale. Il candidato eurodeputato, infatti chiede di “proibire vivisezione e sperimentazione animale con la sostituzione con nuovi metodi scientifici utilizzati in gran parte del mondo”
Chiede inoltre il divieto dell’uso degli animali nei circhi, la chiusura degli zoo e la drastica riduzione delle specie cacciabili.
Si occupa di animali anche la già eurodeputata Patrizia Toia  che auspica “lotte più dure per il benessere degli animali e contro la vivisezione”.

Passiamo ora al M5S, secondo i sondaggi seconda forza elettorale nel Paese.

Qui trovare informazioni dettagliate sui candidati è molto più complesso in quanto la maggior parte dei candidati non ha un suo sito internet ed è possibile recepire informazioni solo dai MeetUp. Fra questi abbiamo trovato Laura Ferrara, di Cosenza, candidata nella Circoscrizione Sud, che si definisce “Avvocato Animalista”
In realtà però più che analizzare i candidati è utile andare ad osservare il blog di Beppe Grillo che spesso si scaglia contro vivisezione e/o sperimentazione animale. Il primo post risale al Gennaio 2006 quando l’ex comico si scaglia contro “l’inutilità della vivisezione ed i suoi alti costi” , stessa battaglia la ripeterà nel Febbraio 2013 lodando alcune iniziative di Equivita , Comitato Scientifico Antivivisezionista.

La svolta Berlusconiana in Forza Italia la conoscete tutti. La linea della Brambilla ha vinto e l’Ex Cavaliere ha deciso di iniziare a “lottare per il benessere degli animali” convinto che questo potrà portargli un “7% dell’elettorato indeciso” . Primo passo è stata l’esclusione dalle liste di Sergio Berlato, noto cacciatore del Nord Est incompatibile con la nuova svolta berlusconiana (http://www.vicenzapiu.com/leggi/europee-berlato-escluso). Lo stesso poi ha deciso di lasciare Forza Italia per aderire a Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale.
Arriva subito invece, la candidatura di Cristina Striglio, responsabile della Onlus “Amo gli Animali” e quella di Daniela Lazzaroni, presidente dell’Associazione LEIDAA fondata proprio dall’Onorevole Brambilla.
Forza Italia, inoltre, per bocca dell’ex-ministro Renato Brunetta ha presentato il “Dudu-Act”, un manifesto per dare agli animali “Benessere ALMENO pari a quello dei loro proprietari”.

Passiamo ora a Scelta Europea (www.sceltaeuropea.eu) formata da alcuni partiti e movimenti fra cui ALI, Fare per Fermare il Declino, Scelta Civica, Centro Democratico e da alcuni fuoriusciti dall’Italia dei Valori dopo l’ultimo congresso.
La posizione di Fare, per quanto riguarda la scienza, è sempre stata chiara. Il partito, infatti, già nel Gennaio 2014, dopo il caso di Caterina Simonsen, si è battuto a favore della scienza e della ricerca  battendosi fortemente contro il decreto attuativo votato dal Parlamento Italiano per recepire la Direttiva Europea 2010/63. Questo, infatti, secondo FARE, potrebbe determinare effetti deleteri sulla ricerca medica e sulla sperimentazione animale che ha sostituito ormai da anni la pratica della vivisezione.
Interessante però notare che, proprio all’interno delle liste di Scelta Europea, precisamente nel Nord Ovest è candidato Edoardo Gandini, animalista ed antispecista passato da Italia dei Valori al Movimento 5 Stelle ed in un secondo momento in Scelta Europea.
Il suo manifesto sugli animali è molto chiaro: vietare la sperimentazione animale definita da lui “tortura inutile”, diffondere la cultura vegana  e chiudere tutte le strutture come zoo, delfinari e circhi che “sfruttano gli animali”.
Da notare inoltre la sua battaglia contro ProTest Italia.

Spero di essere stato chiaro nella spiegazione di movimenti e partiti principali. Per qualsiasi altra informazione potete scrivermi direttamente oppure commentare l’articolo.

 

 

 

Candidati da Evitare perchè Anti-Specisti:

Come avete potuto vedere il sito della LAV ha pubblicato l’elenco dei candidati “amici” che hanno firmato il loro documento .

Oltre all’intero movimento Green-Verdi Europei  e alla Lista Tsipras che si battono per il riconoscimento degli animali come esseri “senzienti” e per attuare l’iniziativa dei cittadini “Stop Vivisection” questi sono i candidati che, in linea teorica, si sono battuti contro la Scienza:

NORD-OVEST

Cristina Striglio – FI

Daniela Lazzaroni – FI
Voulaz Manuel – M5S
Gandini Edoardo – SE
Daniele Viotti – PD

 

 

NORD-EST

 

Andrea Zanoni – PD

Francesca Rescigno – FI

Moni Ovadia – Lista Tsipras

 

 

CENTRO

 

Lorena Pesaresi – PD

Marco Furfaro -Lista Tsipras

Sandro Medici – Lista Tsipras

 

 

SUD

 

Laura Ferrara – M5S

 

 

ISOLE

 

 

Paola Sobbrio – M5S

Antonio Mazzeo – Lista Tsipras