LAV – La fine di un mito?


E’ il terzo anno nel quale mi occupo di analizzare la situazione patrimoniale di LAV, Lega Anti Vivisezione. Il mio primo articolo, ad Aprile 2014, mi fece “vincere” una querela dal Presidente di LAV Gianluca Felicetti (per chi lo chiede: Ad oggi non ho ancora ricevuto notizie in merito alla querela ricevuta da parte del GIP di Roma), il mio secondo articolo del Novembre dello stesso anno aggiornò semplicemente le informazioni al bilancio 2013 pubblicato nel Novembre 2014 dalla stessa associazione.

Da qualche giorno, invece, ho preso visione del nuovo bilancio di LAV, relativo all’anno 2014 e visibile integralmente qui.
In realtà, il nuovo bilancio di LAV presenta dei punti molto interessanti da analizzare.

Iniziamo dallo stato patrimoniale, primo punto del bilancio di una ONLUS:

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Come è possibile vedere rispetto al 2013 c’è stato un lieve incremento delle immobilizzazioni materiali ma, sopratutto, un grande incremento delle “disponibilità liquide” che potrebbe essere frutto di un errore contabile.

Cosa sono le disponibilità liquide?
Osservando questo articolo del sito “Fisco e Conti”  noterete che le disponibilità liquide “sono rappresentate dai depositi bancari e postali attivi, dagli assegni esigibili a vista di cui l’impresa è in possesso, dal denaro e dai valori (marche da bollo, francobolli..) esistenti in cassa alla fine dell’esercizio”.
In realtà nelle voci che specificano la disponibilità liquida NON sembrano presenti gli aumenti specificati in voce generale.
La somma infatti delle disponibilità liquide relative all’anno 2013, infatti, ammonta (come visibile anche dal bilancio 2013) a 4.339.727 Euro. Osservando il valore specificato in questo bilancio, invece, mancano 3 milioni di Euro.
Da cosa deriva questo evidente ERRORE IN BILANCIO?
Deriva solamente da una svista (vi prego, segnalate a LAV l’errore) oppure da una necessità di far vedere ai soci che “si sta crescendo molto rapidamente”?

Le altre cifre, invece, restano stabili così come resta invariata la nostra domanda: Cosa sono tutte queste immobilizzazioni materiali di una Onlus? Cosa compra LAV se per statuto NON PUO’ possedere strutture tese all’accoglienza di animali? Anche qui ai posteri l’ardua sentenza.
In realtà, comunque, più che lo studio dello stato patrimoniale è interessante verificare il “conto economico”, chiamato “rendiconto di gestione” per le ONLUS:

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Intanto salta all’occhio un valore.
La LAV nel 2014 ha speso 629.751 Euro per “organizzare raccolte fondi” contro i 95.454 Euro dell’anno precedente. Insomma, quest’anno la LAV si è mossa in maniera MOLTO precisa e MOLTO costosa per organizzare raccolte fondi.
La novità di quest’anno che può segnare una “crisi” del fenomeno LAV (che resta comunque una Onlus da quasi 10.000.000 di Euro) è che sono in grande calo i proventi da raccolta fondi che calano del 33,33% rispetto all’anno precedente da 4.814.151 Euro a 3.209.485.
Insomma, malgrado un aumento del 559% delle spese per le raccolte fondi le stesse hanno ricevuto risultati inferiori del 33% nonostante l’anno sia stato “proficuo” per le associazioni animaliste.

In realtà sono calati in maniera sostanziosa anche i proventi da attività istituzionale (-7%), quelli da “soci e non soci” (-4,88%) e gli “altri” (-28%). Gli unici proventi aumentati sono quelli dalle “sedi locali”.

In realtà, sebbene gli oneri siano aumentati ( + 11%) i proventi sono calati del 24,82% rispetto all’anno precedente.

Osservando tutti i dati, comunque, il dato più importante è questo:

ANNO 2013 – Avanzo di Gestione: 3.429.872 Euro
ANNO 2014 – Avanzo di Gestione: 1.358.786 Euro
DIFFERENZA FRA I VALORI: – 63,86%

Insomma, la LAV nel 2014 ha avuto un avanzo di gestione inferiore rispetto al 2013 del 63,86%.
TANTISSIMO, insomma.
Questo potrebbe essere un segno di una “crisi” del modello LAV e, più in generale, di tutto il modello delle associazioni animaliste.

Solo il prossimo bilancio, però, potrà darci la conferma.

Razionali e Razionalari, perché il Razionalismo non è solo Sperimentazione e scienza


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Guida semplice ad una divulgazione efficace commettendo meno errori possibile.

A volte, quando parlo con persone non “del settore” e non esperte per quanto riguarda scienza e pensiero scientifico mi viene chiesto “Cosa vuol dire essere razionali oggi?” , “Chi è un razionale dei giorni nostri?”, “Cosa vuol dire divulgare?”.

Ecco, prima di rispondere a queste domande senza l’arroganza di chi, dall’alto di una posizione di elite, pensa di avere la risposta giusta, voglio fare una piccola premessa:
Fino al 2013 non mi ero mai interessato alla scienza, alla sperimentazione animale ed al pensiero scientifico in sè. Non ero “anti-scienza”, semplicemente non ero informato in merito. Nel 2013, quasi per caso, sono finito sulla pagina “A favore della sperimentazione animale” e, dopo poco tempo, ho osservato il caso di Caterina Simonsen. A quel punto ho scritto un articolo che in sè non parlava di sperimentazione ma della stupidità di insultare e minacciare DI MORTE una persona che vuole solamente vivere più a lungo possibile; qualche mese dopo ho saputo del boicottaggio nei confronti di “Pro-Rett” a Busto e lì ho deciso di indagare e di capire chi, davvero, guadagna qualcosa dalla sperimentazione animale. Ecco, questi NON sono i ricercatori ma le associazioni animaliste che dicono di combatterla (peraltro chiamandola ancora “vivisezione”, termine superato dai dizionari stessi) e che per questo, fanno soldi.

Per quale motivo, però, una associazione animalista, spesso estremista e che giustifica atti di eco-terrorismo (termine coniato da USDA per PETA, ALF ed ELF) fa così tanti soldi? Per quale motivo LAV, ENPA ed altre hanno così tanto seguito?
Semplice, perchè parlano alle “casalinghe di Voghera”, perchè usano termini semplici e messaggi efficaci. Qui, in fondo, torno alla domanda iniziale, “Cosa vuol dire oggi divulgare?”. Ecco, divulgare vuol dire, a mio modestissimo parere “parlare a più persone possibili di argomenti difficili utilizzando però un linguaggio semplice”. Scrivere articoli scientifici complessi ed incomprensibili, in fondo, non serve a nulla per un semplice motivo: Gli ESPERTI del settore si informano su PubMed, i NON ESPERTI, invece, leggono alcuni pezzi e nemmeno li capiscono. Come bisogna scrivere dunque? Ovviamente in modo PRECISO e IMPARZIALE ma, sopratutto, in maniera semplice. I dati scientifici vanno inseriti (magari con collegamenti esterni) ma l’articolo non può e non deve essere un insieme di numeri, studi e dati anche perché, a quel punto, il lettore medio chiuderà il collegamento diventando, dunque, un bersaglio “possibile” per le associazioni animaliste. Un articolo corretto, dunque (qui un mio pezzo sul bilancio di LAV), deve contenere informazioni necessarie ma deve comunque appassionare il lettore che, a quel punto, si fidelizzerà ad una fonte di informazione e quindi non si lascerà convincere dalla parte avversa. Ovviamente tutto questo non è semplice ma…bisognerebbe iniziare a provarci!

Ho notato, ultimamente, una maxi polemica iniziata da un gruppo di “divulgatori” nei confronti di Pro-Test Italia in particolare in riferimento ad un video (il video Numero 2 dell’intervista ad Edoardo Stoppa qui visibile) che, secondo alcuni “baroni” della divulgazione non è stato effettuato in maniera corretta. Il messaggio è arrivato? Si. Gli spettatori quanti sono? 100.000 totali. Gli spettatori possono comprendere il messaggio? Si. Gli spettatori, dopo il video, saranno più convinti di prima che la sperimentazione animale è necessaria? Probabilmente si.
Ecco, con tutte le pecche e le imperfezioni (d’altronde PTI NON ha una troupe di 10 persone strapagate per montare ad arte un video) questo video è un video molto efficace. Perché, allora, criticare in maniera aperta in pubblico invece che contattare persone in privato per cercare di dare una mano? Perché fare critiche DISTRUTTIVE invece che COSTRUTTIVE? Non sarà che, da parte di alcuni, c’è una sorta di “invidia-penis” nei confronti di chi riesce ad arrivare a più persone?
La domanda finale, però, è la più importante: Dove erano questi grandi divulgatori quando alcuni “animalisti” hanno assaltato il dipartimento di Farmacologia a Milano? Dove erano durante la manifestazione a “La Sapienza” di Roma? Dove erano quando bisognava difendere Green Hill o il Mario Negri? Ecco, questi divulgatori NON C’ERANO.

Il loro comportamento, a mio parere, non rientra nella sfera della razionalità. Non è, dunque, un comportamento razionale. Qui arriviamo alle prime due domande: “Cosa è, in fondo la razionalità?”.

Ecco, sgombriamo subito il campo da un dubbio.
Essere razionali NON VUOL DIRE SOLAMENTE ESSERE A FAVORE DI SPERIMENTAZIONE ANIMALE, OGM O OCCUPARSI DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA.
La razionalità, infatti, deve comprendere quanti più campi possibili e non deve comprendere comportamenti discutibili.

Può un “razionale” essere a favore della S.A pensando che “tutti i rom rubano”? Assolutamente NO. Questo comportamento non è “razionale” in quanto, in un pensiero razionale, non si fa “di tutta l’erba un fascio” (e qui probabilmente il “fascio” ci sta bene :D).

Può un razionale essere a favore della coltivazione OGM pensando che “l’omosessualità è peccato”? Assolutamente NO, per lo stesso motivo specificato in precedenza.

Un razionale, quindi, deve seguire un “pensiero unico”? No, assolutamente.
Un razionale, però, dovrebbe parlare non per frasi fatte o per slogan cari a molti politici del giorno d’oggi ma affrontare ogni argomenti con intelligenza e razionalità. Se proprio non conosce un argomento, invece, non dovrebbe affrontarlo ma, se necessario, informarsi in precedenza.

Finchè alcuni fra i “razionali” commetteranno questi errori ne pagherà le conseguenze l’INTERO MOVIMENTO RAZIONALE attaccato da complottisti ed affini sempre pronti a cercare controsensi o pecche di ogni oppositore.

Attenti, razionali, non cadete nelle trappole e sopratutto CERCATE DI AMPLIARE IL VOSTRO CAMPO DI CONOSCENZA per evitare di commettere errori che possano mettere a rischio un intero percorso!
Insomma, evitate di essere “razionalari” (ogni riferimento agli animalari è puramente NON casuale).

Caro Beppe ti scrivo, così mi distraggo un po’…


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Caro Beppe ti scrivo.
Ho letto l’articolo del tuo blog (scritto ieri) che loda l’iniziativa “Stop Vivisection” che propone al Parlamento Europeo di abrogare la direttiva sulla sperimentazione animale ed a promulgare una nuova proposta che la abolisca completamente “rendendo nel contempo obbligatorio per la ricerca biomedica e tossicologica, l’uso di dati specifici per la specie umana”
Caro Beppe, io non so se tu sai cosa stai firmando, non so se hai dei consulenti scientifici che ti hanno informato della raccolta firme o se, in fondo, hai ascoltato solamente i promotori dell’iniziativa, una parte minima della comunità scientifica internazionale.
Hai letto la proposta, caro Beppe? Hai letto cosa si propone?
Ti consiglio, se non lo hai ancora fatto, di osservare questi articoli scritti dal comitato scientifico di Telethon e dal comitato scientifico di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro):

– Telethon: Sperimentazione Animale, per capirne di più
– Airc: La Sperimentazione Animale

Ti consiglio in particolare di concentrarti sulle seguenti affermazioni:

“..Perché non possiamo ancora fare a meno degli studi che coinvolgono gli animali per trovare cure per il cancro.
Molte persone sono a disagio all’idea che i test negli animali di laboratorio siano indispensabili a provare la sicurezza e l’efficacia di ogni nuova cura. Il disagio è più che comprensibile, ma ci sono ragioni serie per cui gli animali sono alleati indispensabili della ricerca di nuove terapie, e la prima ragione è la sicurezza.
Alcuni effetti di una terapia compaiono infatti soltanto in un organismo completo, dotato di tutti gli organi che possono ricevere e modificare la terapia stessa, ma non nelle cellule isolate che si usano nei primi esperimenti in vitro…”

“…La posizione di gran parte della comunità scientifica è che invece gli animali possano rappresentare un buon modello per studiare i meccanismi di una malattia: la scelta di un animale da laboratorio non è casuale, ma dipende dal livello di complessità di quella specie, da quanto la si conosce, da quanto sia “naturalmente” affetta dalla malattia che si sta studiando, da quanto un certo organo sia simile al suo corrispettivo umano. Per esempio, i topi condividono con l’uomo l’85% del patrimonio genetico, mentre le funzioni dei geni sono identiche (un roditore è assai probabilmente alle origini dell’albero evolutivo che ha portato all’Homo sapiens).
Si stima che i modelli animali abbiano mediamente una predittività del 70%, con variazioni che vanno dal 30% della pelle al 90% del sangue. Resta un 30% di tossicità non prevista: agli scienziati spetta il compito di rendere i test in cellule più efficaci possibile, in modo da fermare la maggior parte dei progetti a questo livello e portare avanti solo quelli che hanno altissima probabilità di essere curativi per i pazienti…”

Spero che, dopo aver letto questi articoli e dopo essersi documentato “ritiri” la sua firma ben comprendendo che, ad oggi, abolire la sperimentazione animale significa FERMARE LA RICERCA IN ITALIA.
Magari chieda consiglio ad una sua senatrice, Elena Fattori che, da esperta nel settore, si batte A FAVORE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE considerata (come giusto che sia) ben diversa dalla VIVISEZIONE.
Anche il nome dell’iniziativa a cui lei ha aderito, “Stop Vivisection” presenta un nome fuorviante. La Vivisezione è illegale da parecchi anni mentre la Sperimentazione Animale è, ad oggi, necessaria.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato, nei due anni di legislatura nel Parlamento Italiano, alcune proposte molto interessanti come quella sulla cancellazione di Equitalia (che condivido in pieno) ma non può battersi contro la scienza e contro la ricerca scientifica.
Dei 105 Premi Nobel per la medicina dal 1900 al 2015 91 hanno fatto ricerca sugli animali come garantito da ari.info.

Ti consiglio anche di osservare i seguenti link che dimostrano dei risultati enormi ottenuti attraverso la sperimentazione animale:

– Quadriplegic woman flies F-35 with nothing but her thoughts
 Interazione fra un enzima ed una proteina alla base della SLA
 Ricerche nell’istituto Max Planck.

Caro Beppe, visto che ama molto la rete può cercare su Google informazioni (reali) sulla sperimentazione animale. Può contattare il Professor Caminiti dell’Università di Roma “La Sapienza”, può contattare l’Associazione Luca Coscioni, può contattare altre associazioni che si battono per la libera ricerca e la libera scienza in Italia.
Lo faccia, caro Beppe e vedrà che, dopo aver ascoltato voci differenti, eliminerà la sua firma dalla petizione e si batterà per la vera scienza.

P.S.
Consideri che a difendere “Stop Vivisection” è LAV, Lega Anti Vivisezione, una associazione (Onlus) che ha degli aspetti poco chiari (come può vedere in questi articoli).
Inoltre la stessa associazione denuncia chi si oppone al loro pensiero per “Diffamazione a mezzo stampa” (come successo a me), una forma di censura che lei ha criticato aspramente in passato con questo articolo.
Ci ripensi, caro Beppe, ci ripensi.

5 Febbraio, Roma, ore 10:00. Non potete mancare


Il giorno 5 Febbraio 2015, alle ore 10:00 il gruppo studentesco “Del Fago” formato da studenti di Scienze MNF e di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi “La Sapienza” ha organizzato una manifestazione di sostegno al professor Caminiti colpito dalla disinformazione di Striscia La Notizia e del PAE, Partito Animalista Europeo.

Il ritrovo della manifestazione sarà il piazzale antistante al dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer” dell’Università stessa (qui il punto di ritrovo in formato JPG)
Motivo della manifestazione? Dimostrare a tutti che la ricerca non si ferma per colpa della disinformazione animalista e mostrare solidarietà ad un professore di fama internazionale, Roberto Caminiti.
Ovviamente il professor Caminiti, attraverso una mail inviata dal preside della facoltà di Farmacia e Medicina della “Sapienza” Vincenzo Vullo ha ringraziato per la manifestazione organizzata ed ha dichiarato che sarà presente di fronte al suo dipartimento per difendere e riaffermare “quell’idea che ha guidato tutti noi a diventare medici e ricercatori”.

Lo stesso giorno, alle ore 10:30 è prevista una manifestazione organizzata dal PAE, Partito Animalista Europeo ed appoggiata da altre associazioni animaliste come Animalisti Italiani Onlus, Istinto Animale, Fronte Animalista e Cani Sciolti con l’obiettivo dichiarato di “liberare i macachi dell’Università di Roma”.
La Questura di Roma, dopo alcune segnalazioni, ha contatto il segretario del PAE Rizzi intimandogli, in base all’articolo 18 del T.U.L.P.S. di spostare la manifestazione all’esterno della cittadella Universitaria. Ovviamente, qualora i membri del PAE provassero ad entrare all’interno della stessa potrebbero essere perseguiti a norma di legge.

Osservando lo stesso evento organizzato dal PAE  potete vedere che ci sono chiare minacce nei confronti di professori e studenti e che già sono state inviate, tramite mail, alla Questura di Roma e alla Polizia Postale sezione di Roma.

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A partecipare alla manifestazione, lanciata tramite questo evento Facebook, sarà anche l’associazione a difesa della ricerca scientifica Pro-Test Italia.

Il 5 Febbraio, dunque, ci troveremo tutti a Roma a manifestare a favore della ricerca e, oltretutto, della corretta informazione scientifica. Il Servizio di Stoppa per Striscia La Notizia, infatti, è solamente un mix di altri servizi organizzati da Pro-Test Italia spacciando per “esperto” un nutrizionista associato di ENPA, LIMAV ed altre associazioni “anti-vivisezionisti”.

Alcuni quotidiani nazionali (La Stampa, Today.it ed il Sole24Ore) ed internazionali (Speaking for Research) hanno dato risalto all’iniziativa partendo dalle idee e dal punto di vista dei ricercatori.
Per la prima volta dopo l’incursione animalista al dipartimento di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano, dunque, la scienza si è unita intorno a Carminiti ed intorno al dipartimento di Fisiologia della Sapienza.
Noi, di Scritti di un Semplice Cittadino e di Rivoluzione Razionale ci siamo, compatti, per combattere la disinformazione.
Voi ci sarete?

 

Se la libertà di espressione vale più di una Querela. LAV contro il mondo.


Scrivo queste breve articolo per dei piccoli chiarimenti riguardo la mia situazione giudiziaria dopo la doppia denuncia ricevuta da Gianluca Felicetti, Presidente di LAV e notificatami il 12 Gennaio 2015, pochi giorni dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo e la “vittoria” dei #JeSuisCharlie in Italia e nel mondo.

La prima parte della denuncia riguarda un episodio del giorno 25 Marzo 2014, dunque, probabilmente, il mio articolo scritto per The Fielder riguardo il boicottaggio di LAV Busto Arsizio nei confronti di Yamamay rea di supportare una organizzazione, la Pro-Rett che anche attraverso la sperimentazione animale si occupa di ricerca riguardo la sindrome la Rett (qui Marco delli Zotti, medico appassionato in malattie rare parla della sindrome di Rett).

La seconda parte della denuncia, invece, riguarda un episodio del 14 Aprile 2014, dunque probabilmente il mio articolo “LAV, le 10 cose che (non) vorreste sapere” uscito proprio in quella data.

Alla luce di tutto ciò ritengo ancor più vergognosa la querela che, dunque, lede la libertà di espressione di ciascuno di noi.
Ritengo, tutt’oggi, quel boicottaggio SCHIFOSO e rivendico il mio pieno diritto di informarmi e di informare.

Vi ringrazio, prima di tutto, di quanto state facendo per me.
Il 13 Gennaio ho aperto una pagina Facebook e, nello stesso momento, ho iniziato una raccolta fondi per le spese legali a cui potete contribuire attraverso Paypal o Ricarica Postepay. Ovviamente il mio GRAZIE IMMENSO va davvero a chi ha permesso di raggiungere i 600 Euro di donazioni ed a chi mi sta supportando moralmente in questa difficile vicenda.

Ci metto la faccia, anche questa volta, come sempre. Non mi sono mai nascosto dietro uno pseudonimo o un account fake. Ci ho sempre messo la faccia e sempre ce la metterò. SEMPRE.

Grazie mille

Davide Valentini

Normativa sulla Sperimentazione Animale – Testo Completo


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Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1 Oggetto e ambito di applicazione

1. Il presente decreto stabilisce misure relative alla protezione degli animali utilizzati ai fini scientifici o educativi, a tal fine, sono disciplinati i seguenti aspetti: a) la sostituzione, la riduzione dell’uso di animali nelle procedure e il perfezionamento delle tecniche di allevamento, di alloggiamento, di cura e di impiego degli animali nelle procedure; b) la provenienza, l’allevamento, l’identificazione, la cura, l’alloggiamento e la soppressione degli animali; c) le attivita’ degli allevatori, dei fornitori e degli utilizzatori; d) la valutazione e l’autorizzazione dei progetti che prevedono l’uso degli animali nelle procedure.

2. E’ consentito l’utilizzo degli animali ai fini scientifici o educativi soltanto quando, per ottenere il risultato ricercato, non sia possibile utilizzare altro metodo o una strategia di sperimentazione scientificamente valida, ragionevolmente e praticamente applicabile che non implichi l’impiego di animali vivi.

3. Il presente decreto si applica ai seguenti animali: a) animali vertebrati vivi non umani, comprese: 1) forme larvali capaci di alimentarsi autonomamente; 2) forme fetali di mammiferi a partire dall’ultimo terzo del loro normale sviluppo; b) cefalopodi vivi.

4. Il presente decreto si applica agli animali: a) utilizzati o destinati a essere utilizzati nelle procedure, o appositamente allevati affinche’ i loro organi o tessuti possano essere usati ai fini scientifici, anche se si trovano in una fase di sviluppo precedente a quella di cui al comma 3, lettera a), e se l’animale viene fatto vivere oltre detta fase di sviluppo ed e’ probabile che, a seguito delle procedure effettuate, provi dolore, sofferenza, distress o danno prolungato dopo aver raggiunto tale fase e sino a quando sono soppressi ovvero reinseriti o reintrodotti in un habitat o in un sistema di allevamento adeguati alle loro caratteristiche fisiologiche ed etologiche.

5. L’eliminazione del dolore, della sofferenza, del distress, dei danni temporanei o prolungati per mezzo della corretta applicazione di un anestetico, di un analgesico o di altri metodi, non esclude l’uso degli animali nelle procedure dall’ambito del presente decreto.

6. Il presente decreto si applica fatta salva la normativa di cui al regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009, sui prodotti cosmetici.
Art. 2 Fattispecie escluse dalla disciplina 1. Il presente decreto non si applica: a) alle pratiche utilizzate in aziende agricole a scopi non sperimentali; b) alle pratiche cliniche veterinarie a scopi non sperimentali; c) alle sperimentazioni cliniche veterinarie necessarie per autorizzare l’immissione in commercio di un medicinale veterinario; d) alle pratiche utilizzate ai fini riconosciuti di allevamento; e) alle pratiche utilizzate principalmente per l’identificazione di un animale; f) alle pratiche non suscettibili di causare dolore, sofferenza, distress o danno prolungato equivalente o superiore a quello provocato dall’inserimento di un ago secondo le buone prassi veterinarie.

Art. 3
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per: a) procedura, qualsiasi uso, invasivo o non invasivo, di un animale ai fini sperimentali o ad altri fini scientifici dal risultato noto o ignoto, o ai fini educativi, che possa causare all’animale un livello di dolore, sofferenza, distress danno prolungato equivalente o superiore a quello provocato dall’inserimento di un ago secondo le buone prassi veterinarie. Cio’ include qualsiasi azione che intende o puo’ determinare la nascita o la schiusa di un animale o la creazione e il mantenimento di una linea di animali geneticamente modificata con fenotipo sofferente in queste condizioni. E’ esclusa dalla definizione la soppressione di animali con il solo fine di impiegarne gli organi o i tessuti; b) progetto, un programma di lavoro con un preciso obiettivo scientifico che prevede il ricorso a una o piu’ procedure, a partire dalla preparazione della prima procedura fino a quando non occorrono ulteriori interventi o osservazioni ai fini del progetto in corso; c) stabilimento, qualsiasi impianto, edificio, gruppo di edifici o altri locali in cui sono allevati, sono tenuti o sono utilizzati animali alle finalita’ del presente decreto; esso puo’ comprendere anche un luogo non completamente chiuso o coperto e strutture mobili; d) allevatore, la persona fisica o giuridica autorizzata ad allevare gli animali di cui all’allegato I destinati ad essere utilizzati nelle procedure o per impiegare i loro organi o tessuti ai fini scientifici o ad allevare altri animali principalmente per tali fini, con o senza scopo di lucro; e) fornitore, la persona fisica o giuridica, diversa dall’allevatore, autorizzata a fornire animali di cui all’allegato I e destinati ad essere utilizzati nelle procedure o per impiegare i loro organi o tessuti a fini scientifici, con o senza scopo di lucro; f) utilizzatore, la persona fisica o giuridica autorizzata a porre in esercizio uno stabilimento in cui vengono eseguite le procedure, con o senza scopo di lucro; g) responsabile del progetto di ricerca, la persona fisica titolare dell’autorizzazione del progetto, che provvede all’elaborazione delle procedure e di progetti ed e’ responsabile degli aspetti amministrativi e scientifici; h) responsabile del benessere animale, la persona responsabile del benessere e dell’assistenza degli animali e del funzionamento delle attrezzature di uno o piu’ stabilimenti; i) membro scientifico, ricercatore o scienziato tecnico e teorico nei vari campi di indagine tecnico-scientifica che appartenendo alla comunita’ scientifica, comunica i risultati dei propri lavori attraverso pubblicazioni; l) Ministro e Ministero, rispettivamente il Ministro della salute e il Ministero della salute; m) autorita’ competente, il Ministero della salute, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, i comuni, le aziende sanitarie locali secondo gli ambiti di rispettiva competenza; n) colonie autosufficienti, una colonia nella quale gli animali sono allevati soltanto all’interno della colonia o provengono da altre colonie ma non sono prelevati allo stato selvatico e nella quale gli animali sono tenuti in modo tale da assicurare che siano abituati alla presenza umana; o) affezioni umane debilitanti, la riduzione delle normali funzioni fisiche o psichiche di una persona; p) distress, condizione di non adattamento dell’animale a stimoli stressanti; q) xenotrapianto, trapianto di uno o piu’ organi effettuato tra animali di specie diverse. Art. 4 Autorita’ competenti 1. Ai fini del presente decreto le autorita’ competenti sono il Ministero, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, i comuni e le aziende sanitarie locali secondo gli ambiti di rispettiva competenza.

2. Salvo diversa previsione dei singoli ordinamenti regionali, il comune del luogo dove ha sede lo stabilimento e’ l’autorita’ competente al rilascio dei provvedimenti di cui agli articoli 20 e 21 di autorizzazione, sospensione e revoca dell’esercizio di uno stabilimento di allevamento o di fornitura di animali di cui all’allegato I del presente decreto, destinati ad essere usati nelle procedure o per impiegare i loro organi o tessuti ai fini scientifici, con o senza scopo di lucro. 3. L’azienda sanitaria locale territorialmente competente ove ha sede lo stabilimento e’ l’autorita’ competente a svolgere attivita’ di vigilanza negli stabilimenti utilizzatori e attivita’ ispettiva negli stabilimenti di allevamento o di fornitura di animali destinati ad essere usati nelle procedure o per impiegare i loro organi o tessuti ai fini scientifici, con o senza scopo di lucro. 4. La regione e’ l’autorita’ competente per le attivita’ di cui all’articolo 41, comma 2, lettera c), numero 1), nonche’ ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. 5. Salvo quanto disposto dai commi 2, 3 e 4, l’autorita’ competente per le finalita’ del presente decreto e’ il Ministero. Art. 5 Finalita’ delle procedure 1. Le procedure possono essere eseguite unicamente per i seguenti fini: a) la ricerca di base, b) la ricerca applicata o traslazionale che persegue uno dei seguenti scopi: 1) la profilassi, la prevenzione, la diagnosi o la cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie o dei loro effetti sugli esseri umani, sugli animali o sulle piante; 2) la valutazione, la rilevazione, il controllo o le modificazioni delle condizioni fisiologiche negli esseri umani, negli animali o nelle piante; 3) il benessere degli animali ed il miglioramento delle condizioni di produzione per gli animali allevati a fini zootecnici; c) per realizzare uno degli scopi di cui alla lettera b) nell’ambito dello sviluppo, della produzione o delle prove di qualita’, di efficacia e di innocuita’ dei farmaci, dei prodotti alimentari, dei mangimi e di altre sostanze o prodotti; d) la protezione dell’ambiente naturale, nell’interesse della salute o del benessere degli esseri umani o degli animali; e) la ricerca finalizzata alla conservazione delle specie; f) l’insegnamento superiore o la formazione ai fini dell’acquisizione, del mantenimento o del miglioramento di competenze professionali; g) le indagini medico-legali. 2. Non possono essere autorizzate le procedure: a) per la produzione e il controllo di materiale bellico; b) per i test tossicologici con i protocolli della Lethal Dose – LD50 e della LethalConcentration – LC50, tranne i casi in cui risulti obbligatorio da legislazioni o farmacopee nazionali o internazionali; c) per la produzione di anticorpi monoclonali tramite l’induzione dell’ascite, qualora esistano corrispondenti altri metodi di produzione e non risulti obbligatorio da legislazioni o farmacopee nazionali o internazionali; d) per le ricerche sugli xenotrapianti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera q); e) per le ricerche sulle sostanze d’abuso; f) nel corso delle esercitazioni didattiche svolte nelle scuole primarie, secondarie e nei corsi universitari, ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria nonche’ dell’alta formazione universitaria dei medici e dei medici veterinari. Art. 6 Metodi di soppressione 1. La soppressione degli animali avviene: a) con modalita’ che arrecano il minimo dolore, sofferenza e distress possibile; b) secondo i metodi di cui all’allegato IV; c) da personale competente ai sensi dell’articolo 23; d) negli stabilimenti di un allevatore, di un fornitore o di un utilizzatore. In caso di ricerche sul campo l’animale puo’ essere soppresso dal personale di cui alla lettera c) al di fuori di uno stabilimento utilizzatore. 2. Il Ministero puo’ concedere deroghe all’applicazione dei metodi di soppressione cui all’allegato IV del presente decreto in uno dei seguenti casi: a) per consentire, in base a prove scientifiche, l’uso di un altro metodo considerato altrettanto umanitario; b) se e’ scientificamente provato che e’ impossibile raggiungere lo scopo della procedura ricorrendo a un metodo di soppressione descritto nell’allegato IV del presente decreto. 3. Il comma 1 non si applica qualora l’animale debba essere soppresso in situazioni di emergenza per motivi riconducibili al benessere animale, alla salute pubblica, alla sicurezza pubblica, alla salute animale o all’ambiente. 4. Quando permangono condizioni di sofferenza insostenibili, si procede immediatamente alla soppressione dell’animale con metodi umanitari sotto la responsabilita’ del medico veterinario designato di cui all’articolo 24. E’ considerata sofferenza insostenibile quella che nella normale pratica veterinaria costituisce indicazione per l’eutanasia.

Capo II
DISPOSIZIONI SULL’USO DI TALUNI ANIMALI NELLE PROCEDURE

Art. 7 Specie minacciate di estinzione

1. E’ vietato l’impiego di animali, ivi compresi i primati non umani, delle specie in via di estinzione elencate nell’allegato A del regolamento (UE) n. 750/2013 della Commissione UE del 29 luglio 2013 e successive modificazioni, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio che non rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 7, comma 1, del regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996. 2. Il Ministero puo’ autorizzare, in via eccezionale, l’impiego di animali di cui al comma 1, ad esclusione dei primati non umani, nell’ambito delle procedure che soddisfano le seguenti condizioni: a) la procedura persegue uno degli scopi di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), numero 1), relativamente alla profilassi, alla prevenzione, alla diagnosi o alla cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie o dei loro effetti sugli esseri umani, e lettere c) o lettera e); b) e’ scientificamente provato che e’ impossibile raggiungere lo scopo della procedura se non utilizzando gli animali delle specie in via di estinzione di cui all’allegato A del citato regolamento di cui al comma 1. 3. L’impiego dei primati non umani minacciati di estinzione di cui al comma 1, ad esclusione delle scimmie antropomorfe,e’ autorizzato, in via eccezionale, quando e’ scientificamente provato che e’ impossibile raggiungere lo scopo della procedura utilizzando specie diverse dai primati non umani e specie non elencate nell’allegato A del citato regolamento e nell’ambito delle procedure che perseguono uno degli scopi di cui all’articolo 5, comma 1), lettera b), numero 1), relativamente alla profilassi, alla prevenzione, alla diagnosi o alla cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie o dei loro effetti sugli esseri umani, o lettera c) quando condotte allo scopo di evitare, prevenire, diagnosticare o curare affezioni umane debilitanti o potenzialmente letali o lettera e).

Art. 8 Primati non umani

1. Il Ministero puo’ autorizzare, in via eccezionale, l’impiego di primati non umani di cui all’allegato I, quando e’ scientificamente provato che e’ impossibile raggiungere lo scopo della procedura utilizzando specie diverse dai primati non umani e nell’ambito delle procedure che perseguono uno degli scopi di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), quando condotta nell’interesse della salute dell’uomo o delle specie animali di cui al presente articolo ovvero lettera b), numero 1), relativamente alla profilassi, alla prevenzione, alla diagnosi o alla cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie o dei loro effetti sugli esseri umani, ovvero lettera c) quando e’ condotta allo scopo di evitare, prevenire, diagnosticare o curare affezioni umane debilitanti o potenzialmente letali ovvero lettera e).

Art. 9 Animali prelevati allo stato selvatico

1. E’ vietato l’impiego nelle procedure di animali prelevati allo stato selvatico.

2. Il Ministero puo’ autorizzare, in via eccezionale, l’impiego di animali di cui al comma 1, se scientificamente provato che e’ impossibile raggiungere lo scopo utilizzando un animale allevato per essere utilizzato nelle procedure.

3. La cattura di animali allo stato selvatico per le finalita’ di cui al comma 2 e’ effettuata esclusivamente da personale competente con metodi che non causano inutilmente dolore, sofferenza, distress o danno prolungato agli animali. Sono fatte salve le norme nazionali e regionali che regolano il prelievo di animali selvatici dall’ambiente, nel rispetto dei principi di benessere degli animali. 4. Qualsiasi animale venga ritrovato ferito o in salute precaria o lo diventa dopo la cattura e’ esaminato da un medico veterinario che adotta le misure necessarie per limitare il piu’ possibile la sofferenza dell’animale.

Art. 10 Animali utilizzati nelle procedure

1. Salvo quanto disposto dall’articolo 9, comma 2, gli animali appartenenti alle specie elencate all’allegato I, del presente decreto possono essere utilizzati nelle procedure solo se provengono da allevamenti o fornitori autorizzati ai sensi dell’articolo 20.

2. A decorrere dalle date riportate nell’allegato II, del presente decreto i primati non umani possono essere utilizzati nelle procedure solo se discendono da soggetti nati in cattivita’ o se provenienti da colonie autosufficienti.

3. In deroga al comma 1, il Ministero puo’ autorizzare l’impiego di animali delle specie di cui all’allegato I non provenienti da allevamenti o fornitori autorizzati, solo sulla base di giustificazioni scientifiche.

4. L’allevamento di animali geneticamente modificati e’ consentito previa valutazione del rapporto tra danno e beneficio, della effettiva necessita’ della manipolazione, del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali e dei potenziali rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente.

5. E’ vietato l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per le finalita’ di cui al presente decreto.

Art. 11 Animali randagi e selvatici delle specie domestiche, cani, gatti

1. E’ vietato l’impiego nelle procedure di animali randagi o provenienti da canili o rifugi, nonche’ di animali selvatici delle specie domestiche.

2. Il Ministero puo’ autorizzare, in via eccezionale, l’impiego di cani e gatti di cui all’allegato I, nell’ambito delle procedure quando e’ scientificamente provato che e’ impossibile raggiungere lo scopo della procedura utilizzando specie diverse e nell’ambito delle procedure che perseguono uno degli scopi di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), quando condotta nell’interesse della salute dell’uomo o delle specie animali di cui al presente articolo ovvero lettera b), numero 1), relativamente alla profilassi, alla prevenzione, alla diagnosi o alla cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie o dei loro effetti sugli esseri umani, ovvero lettera c) quando e’ condotta allo scopo di evitare, prevenire, diagnosticare o curare affezioni umane debilitanti o potenzialmente letali, ovvero lettera e).

Capo III
PROCEDURE

Art. 12 Procedure

1. L’utilizzo degli animali nelle procedure ha luogo all’interno degli stabilimenti degli utilizzatori che hanno preventivamente ottenuto l’autorizzazione ai sensi dell’articolo 20, comma 2, e unicamente nell’ambito di un progetto di ricerca autorizzato ai sensi degli articoli 31 o 33. 2. Sulla base di giustificazioni scientifiche, in deroga al comma 1, il Ministero puo’ autorizzare l’impiego di animali in procedure al di fuori dello stabilimento di un utilizzatore autorizzato.

3. E’ vietato eseguire sugli animali interventi che li rendono afoni e sono altresi’ vietati il commercio, l’acquisto e l’uso di animali resi afoni.

Art. 13 Scelta dei metodi

1. Non sono autorizzabili le procedure che prevedono l’impiego di animali vivi per le quali esistono altri metodi o strategie di
sperimentazione, riconosciute dalla legislazione dell’Unione europea, ovvero prevedono metodi vietati dalla normativa vigente nazionale.

2. Qualora il ricorso all’impiego di animali e’ inevitabile sono seguite, a parita’ di risultati, le procedure che: a) richiedono il minor numero di animali; b) utilizzano animali con la minore capacita’ di provare dolore, sofferenza, distress o danno prolungato; c) sono in grado di minimizzare dolore, sofferenza, distress o danno prolungato; d) offrono le maggiori probabilita’ di risultati soddisfacenti; e) hanno il piu’ favorevole rapporto tra danno e beneficio.

3. Nelle procedure di cui al comma 2, va evitata la morte come punto finale, preferendo punti finali piu’ precoci e umanitari. Qualora la morte come punto finale e’ inevitabile, la procedura soddisfa le seguenti condizioni: a) comportare la morte del minor numero possibile di animali; b) ridurre al minimo la durata e l’intensita’ della sofferenza dell’animale, garantendo per quanto possibile una morte senza dolore.

Art. 14 Anestesia

1. Sono vietate le procedure che non prevedono anestesia o analgesia, qualora esse causano dolore intenso a seguito di gravi lesioni all’animale, ad eccezione delle procedure per la sperimentazione di anestetici ed analgesici.

2. Fatto salvo quanto previsto dal comma 1, sono consentite le procedure condotte in assenza di anestesia generale o locale secondo quanto disposto dalla legislazione o farmacopea nazionale, europee o internazionali, ovvero qualora si ritiene che l’anestesia e’ per l’animale piu’ traumatica della stessa procedura ovvero risulta essere incompatibile con le finalita’ della stessa.

3. Cessati gli effetti dell’anestesia o quando questa non sia praticabile, gli animali sono immediatamente sottoposti a un trattamento analgesico adeguato o ad un altro metodo appropriato per ridurre la percezione del dolore o della sofferenza, purche’ compatibile con le finalita’ della procedura.

4. Non e’ consentito fare uso di alcun mezzo, ivi compresi agenti di blocco neuromuscolare, volto ad impedire o limitare l’espressione del dolore senza assicurare un livello adeguato di anestesia o di analgesia. In questi casi e’ obbligatoriamente fornita una giustificazione scientifica corredata da informazioni dettagliate  sull’efficacia del protocollo anestesiologico o analgesico.

5. Al termine della procedura sono intraprese azioni appropriate allo scopo di ridurre al minimo la sofferenza dell’animale
Art. 15 Classificazione della gravita’ delle procedure

1. Le procedure sono classificate, caso per caso, secondo i criteri di assegnazione di cui all’allegato VII del presente decreto, come: a) non risveglio; b) lievi; c) moderate; d) gravi.

2. Non sono autorizzabili procedure sugli animali che comportano dolori, sofferenze o distress intensi che possono protrarsi e non possono essere alleviati.

Art. 16 Riutilizzo degli animali impiegati nelle procedure

1. Un animale gia’ usato in una o piu’ procedure puo’ essere riutilizzato in altre procedure solo se sono soddisfatte le seguenti condizioni: a) l’effettiva gravita’ delle procedure precedenti era «lieve» o «moderata»; b) e’ dimostrato che e’ stato pienamente ripristinato il benessere e lo stato di salute generale dell’animale; c) la procedura successiva e’ classificata come «lieve» o «moderata» o «non risveglio»; d) la procedura successiva e’ classificata come «lieve» o «non risveglio»; e) il veterinario designato di cui all’articolo 24, ha espresso parere positivo tenuto conto delle esperienze dell’animale nel corso di tutta la sua vita.

2. In deroga a quanto previsto dal comma 1, lettera a), il Ministero, previo parere favorevole del veterinario designato di cui al comma 1, lettera e), puo’ eccezionalmente autorizzare il riutilizzo di un animale gia’ impiegato in procedure classificate come gravi nelle procedure di cui al comma 1, lettera c), fino al 31 dicembre 2016 e, a decorrere dal 1° gennaio 2017, nelle procedure di
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cui al comma 1, lettera d).

Art. 17 Fine della procedura

1. Una procedura si considera terminata quando non e’ necessario effettuare ulteriori osservazioni ovvero quando, nel caso di nuove linee di animali geneticamente modificate, la trasmissione dell’alterazione genetica non ha dato luogo o si prevede che non dia luogo per la discendenza ad un livello di dolore, sofferenza, distress o danno prolungato equivalente o superiore a quello provocato dall’inserimento di un ago.

2. Al termine della procedura o per qualsiasi eventuale interruzione della stessa il medico veterinario di cui all’articolo 24 decide se l’animale deve essere tenuto in vita o soppresso. Si procede comunque alla sua soppressione quando nell’animale permangono condizioni di dolore, sofferenza, distress o danno prolungato moderati o intensi. Qualora un animale debba essere mantenuto in vita, esso riceve la cura e la sistemazione adeguate alle sue condizioni di salute.

Art. 18 Condivisione di organi e tessuti

1. Al fine di ridurre il numero degli animali impiegati nelle procedure, il Ministero promuove la definizione di programmi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, per la condivisione, tra gli utilizzatori interessati, di organi e tessuti di animali soppressi ai fini sperimentali.

Art. 19 Liberazione e reinserimento degli animali

1. Gli animali utilizzati o destinati a essere utilizzati nelle procedure, previo parere favorevole del medico veterinario di cui all’articolo 24, possono essere reinseriti o reintrodotti in un habitat adeguato o in un sistema di allevamento appropriato alla loro specie, alle seguenti condizioni:

a) lo stato di salute dell’animale lo permette; b) non vi e’ pericolo per la sanita’ pubblica, la salute animale o l’ambiente; c) sono state adottate le misure del caso per la salvaguardia del benessere dell’animale; d) e’ stato predisposto un programma di reinserimento che assicura la socializzazione degli animali ovvero un programma di riabilitazione, se animali selvatici, prima della reintroduzione nel loro habitat. 2. Con decreto del Ministro, sono individuati i requisiti strutturali e gestionali per lo svolgimento delle attivita’ di cui al comma 1.

Capo IV
AUTORIZZAZIONE – Requisiti per gli allevatori, i fornitori e gli utilizzatori

Art. 20 Autorizzazione degli allevatori, dei fornitori e degli utilizzatori

1. Chiunque intende porre in esercizio uno stabilimento di allevamento o di fornitura presenta domanda di autorizzazione all’autorita’ competente di cui all’articolo 4, comma 2.

2. Chiunque intende porre in esercizio uno stabilimento di utilizzazione presenta domanda di autorizzazione al Ministero, autorita’ competente di cui all’articolo 4, comma 5. Non possono presentare domanda ai sensi del presente comma coloro che hanno riportato condanne con sentenze passate in giudicato o con l’applicazione della pena su richiesta delle parti di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei reati di cui agli articoli 544-bis, 544-ter e 727 del codice penale, nonche’ per quelli di cui agli articoli 4 e 5 della legge 4 novembre 2010, n. 201.

3. Il rilascio dell’autorizzazione di cui ai commi 1 e 2 e’ subordinato alla verifica ispettiva del rispetto dei requisiti di cui agli articoli 22, 23, 24, 25, 27 e agli allegati III e VIII del presente decreto.

4. Nell’autorizzazione di cui ai commi 1 e 2 sono riportate le seguenti informazioni: a) la persona fisica o giuridica titolare dell’autorizzazione di
cui all’articolo 3, comma 1, lettere d), e) ed f); b) la sede dello stabilimento e le specie animali stabulate; c) la persona di cui all’articolo 3, comma 1, lettera h); d) il medico veterinario di cui all’articolo 24.

5. L’autorizzazione di cui ai commi 1 e 2 ha una durata di sei anni, salvo l’adozione da parte dell’autorita’ competente di provvedimenti di sospensione o di revoca di cui all’articolo 21.

6. Le modifiche significative alla struttura o al funzionamento dello stabilimento di un allevatore, fornitore o utilizzatore, compreso qualsiasi cambiamento riguardante i soggetti cui al comma 4, sono comunicate preventivamente all’autorita’ competente al rilascio dell’autorizzazione che, se del caso, provvede alla variazione dell’autorizzazione.

7. Salvo diversa previsione dei singoli ordinamenti regionali, il comune tiene un elenco aggiornato degli stabilimenti di allevamento e di fornitura autorizzati e ne trasmette copia al Ministero e alla regione o provincia autonoma.

Art. 21 Sospensione e revoca dell’autorizzazione

1. Le autorita’ competenti al rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 20, qualora nel corso delle attivita’ ispettive di cui all’articolo 30 rilevano il venir meno dei requisiti stabiliti per il rilascio della stessa, prescrivono misure correttive da attuare entro un termine definito ovvero dispongono la sospensione fino a tre mesi dell’attivita’ ovvero, nei casi piu’ gravi, la revoca dell’autorizzazione.

2. La sospensione o la revoca dell’autorizzazione non determinano conseguenze negative sul benessere degli animali alloggiati nello stabilimento.

Art. 22 Requisiti per impianti, attrezzature, sistemazione e cura degli animali

1. L’autorita’ competente di cui all’articolo 4 verifica, nel corso delle ispezioni di cui all’articolo 30, che ogni stabilimento di allevamento, di fornitura e di utilizzazione dispone dei requisiti di cui all’allegato III del presente decreto, sezione I e sezione II a partire dalle date ivi stabilite, nonche’ di: a) impianti e attrezzature adeguati alle specie animali ospitate e allo svolgimento delle attivita’ e delle procedure laddove condotte; b) un numero adeguato di persone qualificate per garantire la cura e il controllo giornaliero degli animali nonche’ il corretto funzionamento della struttura, degli impianti e delle attrezzature.

2. La progettazione, la costruzione e le modalita’ di funzionamento degli impianti e delle attrezzature di cui al comma 1 sono realizzate a garanzia di uno svolgimento il piu’ efficace possibile delle attivita’ e delle procedure, nonche’ al fine di ottenere risultati affidabili usando il minor numero possibile di animali e con il minor grado di dolore, sofferenza, distress o danno prolungato.

3. La persona di cui all’articolo 3, comma 1, lettera h), e’ responsabile della sistemazione e della cura degli animali e assicura, in particolare, che: a) gli animali dispongono, in conformita’ ai requisiti di cui all’allegato III del presente decreto, di alloggio e godono di un ambiente, di un’alimentazione, di acqua e di cure adeguate alla loro salute e al loro benessere; b) qualsiasi limitazione alla possibilita’ dell’animale di soddisfare i bisogni fisiologici e comportamentali e’ mantenuta al minimo; c) le condizioni fisiche in cui gli animali allevati, tenuti o utilizzati sono soggette a controlli giornalieri; d) sono adottate misure intese a eliminare tempestivamente qualsiasi difetto o dolore, sofferenza, distress o danno prolungato evitabili eventualmente rilevati; e) gli animali sono trasportati in condizioni appropriate tali da ridurre al minimo sofferenza e stress in relazione alla specie, alla durata dello spostamento e al tipo di mezzo impiegato.

4. Per motivi scientifici legati al benessere o alla salute degli animali, l’autorita’ competente secondo gli ambiti di cui all’articolo 4 puo’ rilasciare specifici provvedimenti di autorizzazione adottati ai sensi dell’articolo 20, commi 1 e 2, mediante disposizioni di deroga rispetto a quanto previsto dal comma 3, lettera a).

Art. 23 Disciplina del personale abilitato

1. L’autorita’ competente, secondo gli ambiti di cui all’articolo 4 verifica che l’allevatore, il fornitore, l’utilizzatore ed il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), dispongono di personale sufficiente, in relazione al tipo di attivita’, al numero, alle specie di animali mantenute, alla natura delle procedure.

2. Il personale dispone di un livello di istruzione e di formazione adeguato, acquisito, mantenuto e dimostrato secondo le modalita’ definite con decreto del Ministro sulla base degli elementi di cui all’allegato V del presente decreto, per svolgere una delle seguenti funzioni: a) la realizzazione di procedure su animali; b) la concezione delle procedure e di progetti; c) la cura degli animali; d) la soppressione degli animali.

3. Le funzioni di cui alla lettera b) del comma 2, sono svolte da personale che ha ricevuto la pertinente formazione scientifica, dispone di conoscenze specifiche sulla specie interessata e garantisce: a) l’interruzione di qualunque procedura nel corso della quale all’animale vengono inflitti evitabili dolore, sofferenza, distress o danno prolungato; b) la realizzazione dei progetti in conformita’ all’autorizzazione concessa o, nei casi di cui all’articolo 33 in conformita’ con la domanda inviata all’autorita’ competente, ovvero in conformita’ a qualsiasi decisione successiva adottata dall’autorita’ competente, ed assicura che, in caso di inosservanza, le misure adeguate per porvi rimedio siano adottate e registrate.

4. Il personale nell’espletamento delle funzioni di cui alle lettere a), c) o d) del comma 2, opera sotto la supervisione della persona responsabile del benessere, dell’assistenza degli animali e del funzionamento delle attrezzature di cui all’articolo 20, comma 4, lettera c), finche’ non abbia dato prova del possesso delle competenze richieste.

Art. 24 Veterinario designato

1. Ciascun allevatore, fornitore o utilizzatore deve disporre di un medico veterinario designato, esperto in medicina degli animali da laboratorio, in possesso di requisiti di esperienza e di formazione specifica, che prescrive le modalita’ per il benessere e il trattamento terapeutico degli animali.

Art. 25 Organismo preposto al benessere degli animali

1. Ciascun allevatore, fornitore o utilizzatore istituisce un organismo preposto al benessere degli animali.

2. L’organismo di cui al comma 1 e’ composto almeno dalla persona o dalle persone responsabili del benessere e della cura degli animali, dal medico veterinario di cui all’articolo 24 e, nel caso di un utilizzatore, da un membro scientifico.

3. I piccoli allevatori, fornitori e utilizzatori possono affidare i compiti previsti dall’articolo 26 ad un organismo operante in uno stabilimento diverso.

4. Nel caso in cui uno stabilimento utilizzatore e’ autorizzato anche come stabilimento allevatore o fornitore, i compiti di cui all’articolo 26 possono essere assolti mediante l’istituzione di un unico organismo preposto al benessere animale

Art. 26 Compiti dell’organismo preposto al benessere degli animali

1. L’organismo preposto al benessere degli animali di cui all’articolo 25 svolge almeno i seguenti compiti: a) consiglia il personale che si occupa degli animali su questioni relative al benessere degli animali in relazione alla loro acquisizione, sistemazione, cura e impiego; b) consiglia il personale nell’applicazione del principio della sostituzione, della riduzione e del perfezionamento, lo tiene informato sugli sviluppi tecnici e scientifici e promuove l’aggiornamento professionale del personale addetto all’utilizzo degli animali; c) definisce e rivede i processi operativi interni di monitoraggio, di comunicazione e di verifica legati al benessere degli animali alloggiati o utilizzati nello stabilimento; d) esprime un parere motivato sui progetti di ricerca e sulle eventuali successive modifiche, dandone comunicazione al responsabile del progetto; e) inoltra le domande di autorizzazione dei progetti di ricerca di cui agli articoli 31 e 33, dandone comunicazione al responsabile del progetto;
f) segue lo sviluppo e l’esito dei progetti di ricerca tenendo conto degli effetti sugli animali utilizzati nonche’ individuando e fornendo consulenza su elementi che contribuiscono ulteriormente ai principi della sostituzione, della riduzione e del perfezionamento; g) fornisce consulenza in merito ai programmi di reinserimento, compresa l’adeguata socializzazione degli animali che devono essere reinseriti.

2. Ai fini del rilascio del parere di cui al comma 1, lettera d), l’organismo preposto al benessere degli animali valuta: a) la corretta applicazione del presente decreto; b) la rilevanza tecnico-scientifica del progetto; c) gli obblighi derivanti dalle normative europee e internazionali o farmacopee per lo sviluppo e la sicurezza dei farmaci e i saggi tossicologici relativi a sostanze chimiche e naturali; d) la possibilita’ di sostituire una o piu’ procedure con metodi alternativi di cui all’articolo 1, comma 2; e) l’adeguata formazione e la congruita’ dei ruoli professionali del personale utilizzatore indicato nel progetto; f) la valutazione del danno/beneficio.

3. I componenti dell’organismo assolvono il loro mandato in regime di riservatezza.

4. L’organismo riporta in appositi registri, messi a disposizione dell’autorita’ competente, le consulenze fornite e le relative decisioni e provvede alla loro conservazione per un periodo di almeno sei anni.

Art. 27 Registri degli animali

1. Ciascun allevatore, fornitore o utilizzatore tiene presso ogni stabilimento un registro non modificabile, di tipo informatico o cartaceo, approvato dall’autorita’ competente.

2. Il registro di cui al comma 1 contiene, ai fini della tracciabilita’ degli animali, le seguenti informazioni: a) il codice del lotto o codici di identificazione individuale, le specie e il numero di animali allevati, acquisiti, forniti, utilizzati in procedure, rimessi in liberta’ o reinseriti; b) la provenienza degli animali, specificando altresi’ se sono allevati per essere usati nelle procedure; c) la persona (fisica o giuridica) o le persone da cui gli animali sono acquisiti; d) le date in cui gli animali sono acquisiti, forniti, liberati o reinseriti; e) il nome e l’indirizzo del destinatario degli animali; f) la data, le specie e il numero di animali deceduti o soppressi in ciascuno stabilimento, specificando per gli animali deceduti la causa della morte, se nota; g) nel caso degli utilizzatori, le date di inizio e di termine delle procedure e i progetti nei quali gli animali sono usati.

3. Il registro di cui al comma 1, aggiornato a cadenza settimanale, e’ messo a disposizione dell’autorita’ competente ed e’ tenuto per un minimo di cinque anni.

Art. 28 Informazioni ulteriori su cani, gatti e primati non umani

1. Ogni cane, gatto e primate non umano e’ dotato di un fascicolo individuale che lo accompagna per tutto il periodo in cui e’ tenuto. Il fascicolo e’ creato alla nascita, o subito dopo tale data, e’ prontamente aggiornato e contiene ogni informazione pertinente sulla situazione riproduttiva, veterinaria e sociale del singolo animale e sui progetti nei quali e’ utilizzato.

2. Nel fascicolo di cui al comma 1 sono riportate altresi’ le seguenti informazioni: a) identita’; b) luogo e data di nascita, se noti; c) se e’ allevato per essere usato nelle procedure; d) per i primati non umani, se discendono da primati non umani nati in cattivita’.

3. Il fascicolo e’ tenuto per un minimo di tre anni dalla morte dell’animale o dal suo reinserimento ed e’ messo a disposizione dell’autorita’ competente. In caso di reinserimento, le informazioni pertinenti sulle cure veterinarie e sulla situazione sociale tratte dal fascicolo accompagnano l’animale.

Art. 29 Marcatura e identificazione di cani, gatti e primati non umani

1. Ogni cane, gatto o primate non umano e’ contrassegnato da un microchip, ove non interferisce con la procedura, ovvero da un
marchio permanente di identificazione individuale, da apporre entro la fine dello svezzamento, nel modo meno doloroso possibile.

2. Qualora un animale di cui al comma 1 prima dello svezzamento e’ trasferito da un allevatore, fornitore od utilizzatore ad un altro stabilimento e non e’ stato possibile effettuare la marcatura, il ricevente deve conservare una documentazione specifica che riporta in particolare, l’identita’ della madre.

3. Nel caso di movimentazione di animali di cui al comma 1 a fine svezzamento e senza che sia stato possibile effettuare la marcatura sono osservate le seguenti condizioni: a) l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore da cui proviene l’animale provvede ad inviare alla azienda sanitaria locale competente per il territorio ove ha sede lo stabilimento una preventiva comunicazione che giustifica la mancata marcatura; b) l’allevatore, il fornitore od l’utilizzatore che prende in consegna l’animale provvede, tenuto conto dello stato di salute dello stesso, alla marcatura non appena possibile e nel modo meno doloroso.

Art. 30 Attivita’ ispettiva

1. Le autorita’ di cui all’articolo 4, effettuano ispezioni regolari sugli allevatori, sui fornitori e sugli utilizzatori ed i rispettivi stabilimenti, nonche’ sull’esecuzione dei progetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b), per verificare la conformita’ degli stessi con i requisiti del presente decreto.

2. L’autorita’ competente che, nel corso delle attivita’ di cui al comma 1, rileva una o piu’ non conformita’ tali da non compromettere il benessere degli animali, prima di procedere all’applicazione delle sanzioni per le fattispecie di cui all’articolo 40, indica nel verbale di accertamento le carenze riscontrate e le conseguenti prescrizioni con i termini di adeguamento per la rimozione delle stesse. Decorsi tali termini, in caso di accertata mancata rimozione delle non conformita’, l’autorita’ competente procede con l’applicazione delle sanzioni.

3. La frequenza delle ispezioni e’ determinata, per ciascuno stabilimento, in base all’analisi del rischio tenendo conto dei seguenti elementi: a) numero e specie degli animali alloggiati; b) documentazione attestante la conformita’ dell’allevatore, fornitore od utilizzatore, compresi i rispettivi stabilimenti, ai requisiti del presente decreto;
c) le eventuali non conformita’ precedentemente riscontrate; d) per gli utilizzatori il numero e i tipi di progetti realizzati.

4. Almeno un terzo degli utilizzatori e’ sottoposto ogni anno a ispezione in base all’analisi del rischio di cui al comma 3. I fornitori e gli utilizzatori di primati non umani sono sottoposti a ispezione almeno una volta l’anno.

5. Una percentuale appropriata di ispezioni e’ effettuata senza preavviso.

6. L’autorita’ competente conserva per almeno cinque anni i verbali delle ispezioni effettuate.

Art. 31 Autorizzazione dei progetti

1. E’ vietata l’esecuzione di progetti di ricerca che prevedono l’utilizzo di animali secondo le finalita’ di cui all’articolo 5, comma 1, senza la preventiva autorizzazione del Ministero o in modo non conforme alla autorizzazione medesima e ad ogni altra determinazione eventualmente adottata dal Ministero.

2. L’organismo di cui all’articolo 25 inoltra, per via telematica certificata, al Ministero apposita domanda di autorizzazione, allegando: a) la proposta del progetto; b) la sintesi non tecnica del progetto di cui all’articolo 34; c) il modulo di cui all’allegato VI del presente decreto.

3. Nel procedimento per il rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 1, il Ministero richiede una valutazione tecnico-scientifica all’Istituto superiore di sanita’ o ad altri enti tecnico-scientifici tenuto conto delle materie di pertinenza del progetto ovvero al Consiglio superiore di sanita’ in caso di utilizzo di primati non umani, cani, gatti ed esemplari di specie in via di estinzione.

4. La valutazione tecnico-scientifica tiene conto: a) della preventiva valutazione sugli scopi del progetto che giustificano l’uso dell’animale; b) della presenza del parere positivo di cui all’articolo 26, comma 1, lettera d); c) dell’analisi dei danni e dei benefici derivanti dal progetto, al fine di comprendere, tenuto conto anche delle considerazioni di natura etica, se il danno arrecato agli animali in termini di sofferenza, dolore, distress o danno prolungato e’ giustificato dal risultato atteso in termini di benefici per gli esseri umani, per gli animali e per l’ambiente;
d) della preventiva valutazione circa lo svolgimento delle procedure nelle condizioni piu’ umanitarie e piu’ rispettose dell’ambiente possibili; e) della effettiva necessita’ della ricerca in quanto non costituisce una inutile duplicazione di ricerche precedenti; f) della giustificazione del progetto unitamente alle procedure ivi previste da un punto di vista scientifico o educativo o, comunque, previsto per legge; g) della conformita’ a quanto previsto dal presente decreto relativamente alla competenza professionale del personale designato a condurre le procedure; h) delle motivazioni poste alla base dell’utilizzo di una determinata specie, allevata o meno per essere impiegata nelle procedure; i) del minor numero di animali per il raggiungimento delle finalita’ del progetto; l) di tutte le possibili precauzioni assunte per prevenire o ridurre al minimo il dolore, la sofferenza e il distress nelle procedure; m) del rispetto di quanto disposto dall’articolo 14; n) delle motivazioni poste alla base della scelta delle vie di somministrazione dei preparati; o) dell’utilizzo di metodi adeguati di eutanasia in conformita’ con l’articolo 6; p) della preventiva valutazione sulla gravita’ delle procedure, nonche’ di una classificazione delle stesse secondo i criteri di cui all’articolo 15 e all’allegato VII del presente decreto; q) della necessita’ di eseguire o meno una valutazione retrospettiva del progetto di cui all’articolo 32; r) della presenza di personale con competenze specialistiche nei seguenti ambiti: 1) settori di applicazione scientifica in cui gli animali saranno utilizzati, con particolare riguardo alla realizzazione della sostituzione, della riduzione e del perfezionamento; 2) progettazione sperimentale e, se del caso, valutazione dei dati statistici; 3) pratica veterinaria, nelle scienze degli animali da laboratorio o, se del caso, pratica veterinaria applicata alla fauna selvatica; 4) allevamento e cura degli animali in relazione alle specie che si intende utilizzare.

5. L’autorizzazione del progetto e’ limitata alle procedure che sono state oggetto di valutazione e di una classificazione della gravita’ loro attribuita.

6. L’autorizzazione e’ inviata anche all’azienda sanitaria locale territorialmente competente e contiene le seguenti informazioni: a) il nome dell’utilizzatore nel cui stabilimento si realizza il progetto; b) il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g); c) la conformita’ del progetto all’autorizzazione; d) gli stabilimenti in cui viene realizzato il progetto; e) eventuali condizioni specifiche assunte in sede di valutazione del progetto, incluso se e quando il progetto deve essere oggetto di valutazione retrospettiva.

7. Il Ministero, invia al richiedente la ricevuta della domanda di autorizzazione con l’indicazione del termine entro cui si intende adottare il provvedimento che non puo’ essere superiore a quaranta giorni lavorativi decorrenti dalla data di ricezione della domanda ed assicura la massima trasparenza e l’accuratezza appropriata al tipo di progetto.

8. Il Ministero qualora la domanda sia incompleta o errata, richiede le opportune integrazioni e modifiche, da presentare entro trenta giorni lavorativi decorrenti dalla data di ricevimento della richiesta, durante i quali il termine di cui al comma 7 e’ sospeso.

9. In considerazione della complessita’ o del carattere multidisciplinare del progetto, il termine di cui al comma 7 puo’ essere prorogato una sola volta per un periodo non superiore a quindici giorni lavorativi. La proroga e la sua durata sono debitamente motivate e comunicate al richiedente prima della scadenza del termine di cui al comma 7.

10. L’autorizzazione ha una durata non superiore a cinque anni e non puo’ essere concessa nel caso in cui il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), ha riportato condanne con sentenze passate in giudicato o con l’applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei reati di cui agli articoli 544-bis, 544-ter e 727 del codice penale, nonche’ per quelli di cui agli articoli 4 e 5 della legge 4 novembre 2010, n. 201.

11. Il Ministero puo’ rilasciare una unica autorizzazione per progetti generici multipli realizzati dallo stesso utilizzatore se tali progetti soddisfano requisiti regolatori o nel caso in cui tali progetti prevedono l’impiego di animali a scopo di produzione o diagnostici con metodi prestabiliti.

12. I soggetti di cui al comma 3, coinvolti nel procedimento di rilascio dell’autorizzazione, garantiscono la protezione della proprieta’ intellettuale e delle informazioni riservate.

13. Ove ricorrono giustificati motivi di necessita’, puo’ essere presentata motivata domanda di rinnovo dell’autorizzazione almeno quattro mesi prima della scadenza, con le modalita’ di cui al comma
2. Il Ministero valuta tale richiesta secondo le modalita’ di cui al presente articolo.

14. Al di fuori delle fattispecie di cui all’articolo 33, qualsiasi modifica significativa apportata ad un progetto di ricerca deve essere comunicata ed espressamente autorizzata dal Ministero con le modalita’ di cui al presente articolo. L’autorizzazione relativa alle modifiche non produce effetti sul termine di cui al comma 10.

15. Il Ministero puo’ revocare l’autorizzazione del progetto qualora lo stesso non viene realizzato in conformita’ con quanto disposto nell’autorizzazione. 16. Nel caso di revoca dell’autorizzazione del progetto e’ comunque garantito dal responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), il benessere degli animali utilizzati o destinati a essere utilizzati nel progetto.

Art. 32 Valutazione retrospettiva

1. Il Ministero effettua la valutazione retrospettiva del progetto, se prevista dall’autorizzazione di cui all’articolo 31, richiedendo, ove ritenuto necessario, una valutazione tecnico-scientifica agli enti di cui all’articolo 31, comma 3.

2. La valutazione retrospettiva viene effettuata sulla base della documentazione presentata dal responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), e verte sui seguenti aspetti: a) il raggiungimento degli obiettivi del progetto; b) le specie e il numero di animali utilizzati, il danno inflitto e la gravita’ delle procedure impiegate; c) gli elementi che possono contribuire a potenziare l’applicazione dei requisiti di sostituzione, riduzione e perfezionamento.

3. Per i progetti che fanno uso di primati non umani ed i progetti che comportano procedure classificate come «gravi» il Ministero effettua sempre la valutazione retrospettiva.

4. Al di fuori dei casi di cui al comma 3, il Ministero puo’ esentare dalla valutazione retrospettiva i progetti che prevedono procedure classificate come «lievi» o «non risveglio».
Art. 33 Procedura amministrativa semplificata

1. Al di fuori dei casi di cui all’articolo 31, i progetti di ricerca necessari per soddisfare requisiti regolatori o che prevedono l’utilizzo di animali a fini di produzione o diagnostici con metodi prestabiliti nei quali sono presenti procedure classificate come «non risveglio», «lievi» o «moderate» e che non contemplano l’utilizzo di primati non umani, sono eseguibili qualora sia decorso il termine di cui all’articolo 31, comma 7, senza che il Ministero, cui e’ stata presentata l’istanza di cui all’articolo 31, comma 2, abbia comunicato al responsabile del progetto il provvedimento espresso di diniego.

2. Per i progetti di cui al comma 1 e’ previsto che: a) l’istanza di cui all’articolo 31, comma 2, deve contenere le informazioni indicate all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c) e d); b) si applica l’articolo 31, commi 4, 10, 11, 12; c) non sono soggetti alla presentazione della sintesi non tecnica di cui all’articolo 34; d) non sono soggetti alla valutazione retrospettiva di cui all’articolo 32.

3. Le modifiche ai progetti di cui al comma 1 che possono avere un impatto negativo sul benessere animale sono preventivamente comunicate al Ministero con le modalita’ di cui all’articolo 31, comma 2 e sono soggette alla procedura di cui al presente articolo.

4. Ove ricorrono giustificati motivi di necessita’, puo’ essere presentata motivata domanda di rinnovo dell’autorizzazione con le modalita’ di cui all’articolo 31, comma 2. Il Ministero provvede secondo le modalita’ di cui al presente articolo.

5. Al presente articolo si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni di cui all’articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.

Art. 34 Sintesi non tecniche dei progetti

1. Fatta salva la tutela della proprieta’ intellettuale e delle informazioni riservate, la sintesi non tecnica del progetto, compilata dal responsabile del progetto secondo il modello di cui all’allegato IX del presente decreto contiene: a) informazioni sugli obiettivi del progetto, ivi compresi i danni e i benefici previsti, nonche’ sul numero e sulle specie animali da utilizzare; b) la dimostrazione della conformita’ ai requisiti di sostituzione, riduzione e perfezionamento.

2. Il Ministero pubblica le sintesi non tecniche dei progetti e le eventuali relative revisioni entro tre mesi dal rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 31.
Art. 35 Documentazione

1. La documentazione pertinente, comprese l’autorizzazione del progetto e il risultato della valutazione retrospettiva del progetto, deve essere conservata per almeno tre anni dalla data di scadenza dell’autorizzazione del progetto e messa a disposizione del Ministero.

2. La documentazione di cui al comma 1 e’ comunque conservata sino al completamento della valutazione retrospettiva, ove prevista.

Capo V

MISURE PER EVITARE DUPLICAZIONI E APPROCCI ALTERNATIVI

Art. 36 Misure per evitare duplicazioni di procedure

1. Al fine di evitare duplicazioni di procedure, il Ministero accetta i dati provenienti da altri Stati membri ottenuti da procedure riconosciute dall’Unione europea, a meno che non siano necessarie ulteriori integrazioni a fini di tutela della salute pubblica, la sicurezza e l’ambiente.

Art. 37 Approcci alternativi

1. Il Ministero promuove lo sviluppo e la ricerca di approcci alternativi, idonei a fornire lo stesso livello o un livello piu’ alto d’informazione di quello ottenuto nelle procedure che usano animali, che non prevedono l’uso di animali o utilizzano un minor numero di animali o che comportano procedure meno dolorose, nonche’ la formazione e aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati ai sensi dell’articolo 20, comma 2.

2. Il Ministero individua nel Laboratorio del reparto substrati cellulari ed immunologia cellulare dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, nell’ambito delle risorse umane disponibili a legislazione vigente, il punto di contatto unico incaricato di fornire consulenza sulla pertinenza normativa e sull’idoneita’ degli approcci alternativi proposti per gli studi di convalida.

3. Gli studi di convalida di metodi alternativi sono effettuati da laboratori specializzati e qualificati individuati dalla Commissione europea in collaborazione con il Ministero.

Art. 38 Comitato nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici

1. Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, e’ istituito presso il Ministero, che ne assicura il coordinamento e le attivita’ di segreteria, il Comitato nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici.

2. Il Comitato svolge le seguenti funzioni: a) consulenza alle autorita’ competenti ed agli organismi preposti al benessere degli animali su questioni relative all’acquisizione, all’allevamento, alla sistemazione, alla cura e all’uso degli animali nelle procedure e assicura la condivisione delle migliori pratiche; b) scambio, con i comitati degli altri paesi dell’Unione, delle informazioni sul funzionamento degli organismi preposti al benessere degli animali e sulla valutazione del progetto, e condividendone le migliori pratiche.

3. Il Comitato e’ composto da: a) un rappresentante del Ministero; b) due rappresentanti della facolta’ di medicina veterinaria; c) due rappresentanti delle facolta’ di altre discipline scientifiche; d) un rappresentante dell’Istituto superiore di sanita’; e) un rappresentante del Consiglio nazionale delle ricerche; f) un rappresentante del Centro di referenza per i metodi alternativi benessere e cura degli animali da laboratorio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.

4. Il Comitato puo’ avvalersi di esperti in relazione agli specifici ambiti di trattazione.

5. La partecipazione al Comitato e’ a titolo gratuito e agli esperti e ai componenti non sono corrisposti gettoni, compensi, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati. Al funzionamento del Comitato si provvede nell’ambito delle risorse umane finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. 6. I risultati dell’attivita’ del Comitato sono pubblicati sul portale del Ministero.

Capo VI

DISPOSIZIONI FINALI Art. 39

Disposizioni di attuazione e relazioni 1. Con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze si provvede, ai sensi dell’articolo 30, commi 4 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, alla determinazione delle tariffe spettanti al Ministero per l’esame delle domande di autorizzazione, di modifica o rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio dell’attivita’ di utilizzazione di animali di cui all’articolo 20, per l’esame delle domande di autorizzazione, di modifica o rinnovo dell’autorizzazione di cui agli articoli 31 e 33, nonche’ per l’attivita’ di cui all’articolo 32.

2. Le entrate derivanti dalla riscossione delle tariffe spettanti al Ministero, di cui al comma 1 affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, ad appositi capitoli dello stato di previsione della spesa del Ministero della salute ai fini della copertura delle spese sostenute per le attivita’ di cui agli articoli 20, comma 2, 31, 33 e 32. Sino all’entrata in vigore del decreto di cui al comma 1, continuano ad applicarsi le tariffe di cui al decreto del Ministro del 19 luglio 1993.

3. Il Ministero raccoglie e pubblica, con cadenza annuale, le informazioni statistiche sull’uso degli animali nelle procedure, comprese le informazioni sull’effettiva gravita’ delle procedure e sull’origine e sulle specie di primati non umani utilizzati nelle procedure sulla base di quanto comunicato entro il 31 marzo di ogni anno dagli utilizzatori di cui all’articolo 3, comma 1, lettera f).

4. I dati di cui al comma 3 sono trasmessi dal Ministero alla Commissione europea entro il 10 novembre 2015 e successivamente con cadenza annuale. Con cadenza annuale sono trasmesse altresi’ le informazioni particolareggiate sulle deroghe concesse ai sensi dell’articolo 6, comma 2.

5. Non devono essere pubblicate le informazioni pervenute in applicazione del presente decreto quando afferiscono ad interessi commerciali, industriali, nonche’ alla riservatezza delle persone fisiche e giuridiche.

Note all’art. 39: – Il testo dell’art. 30, commi 4 e 5, della citata legge 24 dicembre 2012, n. 234, recita: «Art. 30 (Contenuti della legge di delegazione europea e della legge europea). – 1.-3. (Omissis). 4. Gli oneri relativi a prestazioni e a controlli da eseguire da parte di uffici pubblici, ai fini dell’attuazione delle disposizioni dell’Unione europea di cui alla legge di delegazione europea per l’anno di riferimento e alla legge europea per l’anno di riferimento, sono posti a carico dei soggetti interessati, ove cio’ non risulti in contrasto con la disciplina dell’Unione europea, secondo tariffe determinate sulla base del costo effettivo del servizio reso. Le tariffe di cui al primo periodo sono predeterminate e pubbliche. 5. Le entrate derivanti dalle tariffe determinate ai sensi del comma 4 sono attribuite, nei limiti previsti dalla legislazione vigente, alle amministrazioni che effettuano le prestazioni e i controlli, mediante riassegnazione ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, n. 469.». – Per il decreto del Ministro della sanita’ 19 luglio 1993, si veda nelle note alle premesse. Art. 40 Disciplina sanzionatoria ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera h), della legge 6 agosto 2013, n. 96 1. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore, l’utilizzatore, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), il medico veterinario di cui all’articolo 24 o il responsabile delle funzioni di cui all’articolo 23, comma 2, lettera d), che viola le disposizioni di cui all’articolo 6 e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 9.000 euro a 60.000 euro ed e’ disposta la sospensione dell’attivita’ da uno a tre mesi. In caso di reiterazione della violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 20 o dell’articolo 31 o dell’articolo 33. 2. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che viola le disposizioni di cui agli articoli 10, commi 1 e 2, 11, comma 1, e’ soggetto, in solido con l’utilizzatore, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 9.000 euro a 60.000 euro. In caso di reiterazione della violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 31 o dell’articolo 33. Alla stessa sanzione soggiace l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore che viola la disposizione di cui all’articolo 10, comma 6. 3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque violi la disposizione di cui all’articolo 10, comma 5, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 30.000 euro a 90.000 euro. 4. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che viola la disposizione di cui all’articolo 12, comma 1, e’ soggetto, in solido con l’utilizzatore, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 9.000 euro a 60.000 euro. In caso di reiterazione della violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 31 o dell’articolo 33. 5. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 544-ter del codice penale, chiunque viola la disposizione di cui all’articolo 12, comma 3, relativamente agli interventi che rendono afoni gli animali, e’ soggetto, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 15.000 euro a 150.000 euro. E’ inoltre disposta la revoca immediata dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 31 o dell’articolo 33 e, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), e’ sospeso nei cinque anni successivi da ogni autorizzazione ad effettuare esperimenti. 6. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque viola le disposizioni di cui all’articolo 12, comma 3, relativamente al commercio, all’acquisto e all’uso di animali resi afoni e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 5.000 euro a 15.000 euro. 7. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 544-ter del codice penale, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), e il responsabile delle funzioni di cui all’articolo 23, comma 2, lettera a), nonche’, in caso di concorso, il medico veterinario di cui all’articolo 24, che violano le disposizioni di cui all’articolo 14, sono soggetti, in solido con l’utilizzatore, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 30.000 euro a 150.000 euro. E’ inoltre disposta la revoca immediata dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 31 o dell’articolo 33 e, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), nei cinque anni successivi e’ sospeso da ogni autorizzazione ad effettuare esperimenti. 8. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che viola le disposizioni di cui all’articolo 16 e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 9.000 euro a 60.000 euro. In caso di reiterazione della stessa violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 31 o dell’articolo 33. 9. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore che viola le disposizioni di cui all’articolo 19, comma 1, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 6.000 euro a 30.000 euro ed e’ disposta la sospensione dell’attivita’ da uno a tre mesi. In caso di reiterazione della violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione di cui all’articolo 20 o l’autorizzazione di cui all’articolo 31. Alla stessa sanzione diminuita di un terzo, e’ soggetto chiunque acquisisce animali reinseriti o reintrodotti. 10. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque pone in esercizio uno stabilimento di allevamento, di fornitura o di utilizzazione di animali destinati alle finalita’ di cui all’articolo 5, comma 1, senza l’autorizzazione di cui all’articolo 20 e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 15.000 euro a 90.000 euro. 11. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore che viola la disposizione di cui all’articolo 20, comma 6, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 6.000 euro a 30.000 euro ed e’ disposta la sospensione dell’attivita’ da uno a tre mesi. In caso di ripetizione della violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione dello stabilimento. 12. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore che viola le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 2, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 3.000 euro a 12.000 euro. 13. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore che, a seguito dell’autorizzazione di cui all’articolo 20, non assicura il mantenimento dei requisiti di cui all’articolo 22, commi 1 e 2, e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 15.000 euro a 90.000 euro ed e’ disposta la sospensione dell’attivita’ da uno a tre mesi. In caso di reiterazione della violazione la sanzione e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione. 14. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera h), che viola le disposizioni di cui all’articolo 22, comma 3, e’ soggetto, in solido con il titolare dell’autorizzazione di cui all’articolo 20, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 9.000 euro a 30.000 euro. In caso di reiterazione della stessa violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione di cui all’articolo 20. 15. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore, l’utilizzatore o il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che viola le disposizioni di cui all’articolo 23 e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 9.000 euro a 60.000 euro. In caso di reiterazione della stessa violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 20 o dell’articolo 31 o dell’articolo 33. 16. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore che viola le disposizione di cui agli articoli 24 e 25 e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 15.000 euro a 60.000 euro. E’ disposta altresi’ la revoca immediata dell’autorizzazione di cui all’articolo 20. 17. Salvo che il fatto costituisca reato, l’allevatore, il fornitore o l’utilizzatore che viola le disposizioni di cui agli articoli 27, 28 e 29 e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 3.000 euro a 60.000 euro. In caso di reiterazione della stessa violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione dello stabilimento di cui all’articolo 20. 18. Fermo restando quanto disposto dagli articoli 544-bis e 544-ter del codice penale, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che esegue le procedure previste dall’articolo 5 senza l’autorizzazione di cui all’articolo 31 o in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 33 e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 50.000 euro a 150.000 euro. La medesima sanzione si applica al soggetto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera f), ove si sono svolte le procedure,
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nonche’, in caso di concorso, al medico veterinario di cui all’articolo 24 ed e’ disposta la revoca immediata dell’autorizzazione di cui all’articolo 20, comma 2. 19. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che, in violazione dell’articolo 31, comma 1, esegue il progetto in modo non conforme all’autorizzazione od ogni ulteriore decisione adottata dall’autorita’ competente, e’ soggetto, in solido con l’utilizzatore, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 3.000 euro a 150.000 euro. In caso di reiterazione della stessa violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 31 o dell’articolo 33. 20. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che viola le disposizioni di cui all’articolo 31 comma 14 e’ soggetto, in solido con l’utilizzatore, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 9.000 euro a 60.000 euro. In caso di reiterazione della stessa violazione la sanzione amministrativa e’ aumentata fino alla meta’ ed e’ disposta la revoca dell’autorizzazione resa ai sensi dell’articolo 31 o dell’articolo 33. 21. Salvo che il fatto costituisca reato, il responsabile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g), che viola la disposizione di cui all’articolo 31, comma 16, e’ soggetto, in solido con l’utilizzatore, alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento della somma da 3.000 euro a 12.000 euro. 22. Fermo restando quanto disposto dai commi precedenti, il medico veterinario di cui all’articolo 24 che omette la consulenza e l’assistenza al buon mantenimento degli animali ed alla buona esecuzione delle procedure o che le effettua con negligenza ed imperizia gravi e’ deferito all’ordine dei medici veterinari. 23. All’accertamento e all’irrogazione delle sanzioni di cui al presente articolo provvedono, secondo gli ambiti di rispettiva competenza, il Ministero anche per il tramite degli Uffici periferici veterinari per gli adempimenti comunitari, e le regioni per il tramite delle aziende sanitarie locali. 24. Ai fini del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. 25. Le entrate derivanti dall’applicazione delle nuove sanzioni pecuniarie amministrative di spettanza statale di cui al presente articolo affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, ad appositi capitoli dello stato di previsione della spesa del
Ministero della salute per il finanziamento delle attivita’ di cui all’articolo 37, comma 1. Art. 41 Disposizioni finanziarie 1. Salvo quanto disposto dall’articolo 37, comma 1, dall’attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all’adempimento dei compiti derivanti dall’attuazione del presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 2. All’onere derivante dall’attuazione dell’articolo 37, comma 1, si provvede: a) sulla base di quanto disposto dall’articolo 13, comma 1, lettera i), della legge 6 agosto 2013, n. 96, con le risorse di cui all’articolo 40, comma 25, per lo sviluppo e la ricerca di approcci alternativi, idonei a fornire lo stesso livello o un livello piu’ alto d’informazione di quello ottenuto nelle procedure che usano animali, che non prevedono l’uso di animali o utilizzano un minor numero di animali o che comportano procedure meno dolorose; b) con l’importo pari a euro 52.500 a decorrere dall’anno 2014, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni; c) con un importo annuale pari ad euro 1.000.000 per ciascuno degli anni del triennio 2014-2016, a valere sulle risorse del fondo di rotazione di cui all’articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, mediante corrispondente versamento all’entrata del bilancio dello Stato e successiva riassegnazione, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero, di cui: 1) per il 50 per cento da destinare alle regioni ed alle province autonome sulla base di apposito riparto da effettuare con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per il finanziamento di corsi di formazione ed aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati ai sensi dell’articolo 20, comma 2; 2) per il 50 per cento da destinare agli istituti zooprofilattici sperimentali per l’attivita’ di ricerca e sviluppo dei metodi alternativi.
3. Le spese relative alle ispezioni e ai controlli necessari per il rilascio delle autorizzazioni, ivi comprese le attivita’ di cui all’articolo 33, previste dal presente decreto sono a carico del richiedente. Art. 42 Disposizioni transitorie e finali 1. Le disposizioni di cui all’articolo 5, comma 2, lettere d) ed e), ed all’articolo 16, comma 1, lettera d), si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2017; la disposizione di cui all’articolo 16, comma 1, lettera c), si applica fino al 31 dicembre 2016. 2. Al fine di dare attuazione alle disposizioni di cui al comma 1, il Ministero, avvalendosi del Laboratorio del reparto substrati cellulari ed immunologia cellulare dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna di cui all’articolo 37, comma 2, effettua entro il 30 giugno 2016 un monitoraggio sulla effettiva disponibilita’ di metodi alternativi. 3. Il presente decreto non si applica ai progetti gia’ autorizzati o comunicati prima della entrata in vigore dello stesso. A tali progetti, comunque non prorogabili, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116. In ogni caso, ai progetti autorizzati prima del 31 dicembre 2016 e fino alla loro naturale scadenza non si applicano i divieti di cui al comma 1. 4. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, fatto salvo quanto previsto dal comma 3, sono abrogati il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116, nonche’ la legge 12 giugno 1931, n. 924, come modificata dalla legge 1° maggio 1941, n. 625. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

LAV. L’undicesima cosa che (non) vorreste sapere. Come spende i suoi soldi?


Era l’Aprile 2014 quando, spinto da una grandissima voglia di conoscere i fatti ed i meandri delle Onlus animaliste decisi di scrivere un articolo sulla LAV, la Lega Anti Vivisezione Italiana.
In realtà il mio percorso non è stato così lineare. Tutto è nato da due articoli scritti per il quotidiano “The Fielder”, uno sul caso di Caterina Simonsen e degli insulti ricevuti ed uno sul caso del boicottaggio della Pro-Rett proprio da parte della LAV di Busto Arsizio e della minaccia di querela inviatami dal Presidente di LAV Gianluca Felicetti

Molte cose, comunque, sono cambiate negli ultimi tempi. La LAV, infatti, ha incrementato il suo “potere” e la sua azione di lobbying sulla politica e sulla italica società. Fino allo scorso anno, infatti, pochi politici seguivano i consigli di LAV e di altre associazioni animaliste; eccezion fatta per la Brambilla, infatti, gli altri politici cercavano, perlomeno in apparenza, di distaccarsi da comportamenti per loro dannosi. Poi, però, è arrivato il Movimento 5 Stelle che, pur senza motivazioni scientifiche, ha adottato una posizione fortemente “antivivisezionista” come spiegato pochi giorni fa dal “cittadino” Di Maio sulla propria bacheca Facebook. La LAV, dunque, ha aumentato il proprio potenziale bacino di influenza e, sopratutto…il proprio bilancio.

Come visibile sul sito internet della LAV, infatti, è uscito il bilancio consuntivo per l’anno 2013 (bilancio al 31 Dicembre 2013) che ha mostrato un incremento di quasi 4 milioni di Euro. Ecco, prima di analizzare punto per punto il bilancio è necessario fare una considerazione iniziale sulle Onlus e sulla loro situazione in questo grave periodo di recessione finanziaria.
Per analizzare la situazione ho deciso di visualizzare il bilancio di “Save the Children“, una organizzazione internazionale di adozioni a distanza presente in Italia con il nome “Save The Children Italy”. Osservando il bilancio di StC si nota che, rispetto al Dicembre 2012, l’avanzo di esercizio è calato di quasi 300.000 Euro sebbene il bilancio sia cresciuto di quasi 5 milioni di Euro.
Perché questo? Perché Save The Children, nell’ultimo anno, ha speso il 78% dei 60 milioni di Euro raccolti per raggiungere gli obiettivi prefissati, cioè salvare bambini nel mondo.
Solamente il 20% è stato utilizzato per “spese di gestione”, per Save The Children in realtà molto importanti anche per finanziare viaggi degli operatori nei paesi interessati dal programma.

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Ecco, ora possiamo passare a LAV.
Le disponibilità liquide di LAV sono passate, in un anno, da 2 milioni di Euro a circa 4.300.000 Euro con un aumento annuo di quasi 2-500.000 Euro.
La LAV, inoltre, ha aumentato di quasi 1 milioni di Euro le immobilizzazioni, in particolare quelle materiali con 800.000 Euro spesi per l’acquisto di nuovi fabbricati.
A cosa servono questi fabbricati? Ad ospitare animali? Ecco, la risposta è no. Lo stesso Felicetti, infatti, tramite la propria bacheca Facebook, ha spiegato che il compito di LAV non è quello di ospitare animali nelle proprie strutture.

Attivo

I costi che hanno subito un aumento maggiore sono stati quelli di “supporto generale sede nazionale” aumentati di ben 400.000 Euro nel corso dell’anno solare.
Cosa sono questi costi? In realtà. come ben visibile su Google questi costi sono presenti solamente nel bilancio LAV e non trovano risultati in altri bilanci.
La stessa “sede nazionale”, inoltre, ha generato un introito aggiunto di quasi 4 milioni di Euro.

Passivo

Gli incassi derivanti da 5×1000 e da libere donazioni sono in realtà rimasti piuttosto stabili mentre sono aumentati in maniera esponenziale (da 61.000 Euro a più di 3 milioni di Euro) i lasciti per eredità.

Rendiconto

La domanda che molti si faranno è? Dove sono i soldi utilizzati per le attività di ricerca alternativa? La LAV, infatti, specifica sul proprio sito internet che si batte contro la vivisezione (modo più “tetro” per chiamare la sperimentazione animale) perché “inutile” nel trovare cure contro le malattie più varie.
In realtà gli ultimi premi Nobel hanno dimostrato che la sperimentazione animale è utilissima se non fondamentale ma spiegarlo a Felicetti è piuttosto complesso.

Questi fondi, però, nel bilancio LAV non ci sono.
L’unica voce che potrebbe corrispondere a queste attività è quella dei “Costi ed oneri da attività tipiche” che però ammonta solamente a 400.000 Euro sugli 8.218.424 Euro di bilancio totale. Insomma, solamente il 4,9% della spesa di LAV potrebbe essere destinata allo sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale.
Come fa quindi LAV a dichiararsi contraria ad un metodo se non cerca, con il metodo scientifico, di trovarne altri?

Ecco, queste le domande da fare a Felicetti ed al Consiglio di Amministrazione della LAV.
Ecco, il consiglio di amministrazione, comunque, non risponderà mai. Costa infatti più il personale di LAV (600.000 Euro) delle attività destinate alla ricerca alternativa.
La LAV, infatti, oltre ai dipendenti delle varie sedi regionali, deve stipendiare il suo Presidente, i 5 soci del Consiglio Direttivo, i 3 membri del Collegio di Garanzia ed il Collegio dei Revisori, formato da 3 membri di cui due sindaci).
Non si nota, però, un “comitato scientifico”. Dove sono i grandi esperti che lottano contro la sperimentazione animale?
No, non ci sono.

Ecco, sicuro che la LAV non risponderà chiudo questo articolo.
Spero abbiate gradito.