Io ti amavo ma…tu odiavi la Scienza – Scienza al Salone del Libro fra bambini ed OGM


Dal 14 al 18 Maggio 2015 a Torino si è tenuto il Salone Internazionale del Libro, giunto quest’anno alla sua ventottesima edizione.
Fra i vari appuntamenti molto interessanti come l’evento “Giornalismo d’inchiesta e letteratura” con Roberto Saviano o “Mafia Capitale” con Pif, Marco Lillo e Furio Abbate in questo Salone c’è stato spazio anche per la Scienza e la Divulgazione Scientifica.

E’ stato interessante, dunque, vedere fra gli stand di Azione Cattolica e dello Stato della Città del Vaticano anche quello della UAAR, Unione Atei ed Agnostici Razionalisti dove, insieme alle magliette con i simboli classici, venivano venduti alcuni libri non solo sulla religione ma anche su scienza, bufale e corretta informazione scientifica

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Altro stand interessante era sicuramente quello del CICAP, Centro per il controllo delle attività paranormali.
Fra gli ospiti dello stand anche il presidente Piero Angela ed il segretario Nazionale Massimo Polidoro protagonista anche di un evento sul rapporto fra corretta informazione e social network.
Lo stesso segretario Nazionale ha anche parlato dei “fenomeni da social” con un velato riferimento a Rosario Marcianò il fondatore di “Tanker Enemy”.

Mi è piaciuto molto, inoltre, poter osservare nel Padiglione 5, quello dedicato a bambini e ragazzi, vedere un’ intera area dedicata proprio alla Scienza dal nome “Laboratorio Scienza e Saperi” con moltissimi eventi dedicati ai piccoli ospiti.

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L’evento più interessante per gli appassionati di scienza e di divulgazione scientifica, però, è stato certamente quello incentrato sul libro “Contro Natura” scritto da Dario Bressanini e da Beatrice Mautino. La conferenza è stata interessante fin da subito e, finalmente, comprensibile non solo per un pubblico esperto ma per chiunque fosse interessato a seguirla. In un primo momento si è parlato di “intolleranza al glutine” e del fatto che, in molti casi, questa sia solamente “psicologica” essendo considerato il glutine un “nemico da combattere” da una parte della popolazione. Da qui nasce proprio il fenomeno del “Kamut” di cui Dario Bressanini si è già occupato nel libro “Bugie nel Carrello” edito da ChiareLettere.

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La parte più interessante della conferenza, però, è stata quella sul grano e sui vari tipi di grano presenti in natura. E’ stato sconvolgente sapere per un non esperto del settore che il grano tenero non esiste in natura e che è solamente un incrocio “contro natura” fra il farro coltivato e le graminacee. Qualora questo incrocio fosse stato sperimentato oggi si potrebbe tranquillamente parlare di “OGM“, cioè organismo geneticamente modificato. Questa situazione dimostra molto bene che ogni possibile incrocio non può essere “contro natura” (qui si aprirebbe un discorso immenso anche su omosessualità ed altri comportamenti considerati da una certa parte contro natura).
Inoltre si è parlato anche di grano “antico” e grano “moderno” ed in particolare del fatto che il primo non sia certamente superiore al secondo, anzi…

Cosa è, innanzitutto, un “grano antico”? La “leggenda” dei grani antichi nasce da una intervista fatta dal programma Striscia La Notizia (eh si, sempre loro…) al Dott.Becchiai, medico eubiotico che, durante la stessa, parlò di correlazione fra celiachia e mutazioni genetiche del grano rispetto al “grano antico”. Da questo momento è nata una campagna online a favore dei grani antichi nonostante le opinioni degli scienziati. Tutto questo, comunque, è diffuso solamente in rete e non ci sono prove o ricerche scientifiche sull’argomento.
Gli stessi “grani antichi”, peraltro, non sono assolutamente antichi. Il “Vialone Nano” considerato dai sostenitori del Dott.Becchiai “antico” è in realtà nato in laboratorio negli anni ’30 ed oggi, quindi, sarebbe considerato un OGM. In realtà, quindi, TUTTO CIO’ CHE VIENE MANGIATO E’ MODIFICATO GENETICAMENTE E NULLA RESISTEREBBE SENZA MODIFICHE ALLO STATO SELVATICO.
Per una legge italiana del 1953, oltretutto, si può vendere una varietà di riso per l’altra e questo porta al fatto che quasi il 100% del Riso Arborio e più del 50% del Riso Carnaroli in realtà non deriva da Arborio o da Carnaroli ma da altri tipi di riso più resistenti ai parassiti. Al posto dell’Arborio, che non è più coltivato in Italia, si utilizza il Riso Volano modificato geneticamente. Per quale motivo, dunque, non si cambia il nome sulla confezione? Semplicemente perché, nonostante la ricerca scientifica vada avanti, i venditori di riso preferiscono mantenere i nomi per questioni di marketing.
Gli OGM, quindi, sono più diffusi di quanti crediamo a prescindere dalla propaganda di Slow Food e di altre associazioni “per il cibo biologico”. Sarebbe bello, però, che la ricerca pubblica in Italia fosse rilanciata come specificato in questa intervista dalla scienziata Elena Cattaneo, senatrice a vita.

Ovviamente solo leggendo il libro (che recensirò a breve) sarà possibile osservare anche gli altri argomenti trattati dai due divulgatori scientifici.

Insomma, anche in questo Salone del Libro si è parlato di Scienza in maniera semplice ma precisa. E’ bello vedere i divulgatori parlare con le persone in maniera diretta e molto interessante. Speriamo, nei prossimi anni, di poter parlare sempre più di scienza e sempre più di razionalità in eventi come questo.

P.s. Il mio grande ringraziamento va proprio a Dario Bressanini per questa dedica speciale.

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Il fine NON giustifica i mezzi – Cronache di guerriglia urbana – #Expo2015


Come tutti sapete oggi, I Maggio 2015, si è aperta a Milano Expo 2015, Esposizione Universale assegnata al capoluogo lombardo e dal titolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita“.

Ovviamente, come ogni grande evento in Italia, Expo è stato accompagnato dalle polemiche relative alle infiltrazioni mafiose, ai costi troppo elevati ed alla presenza, come main sponsor, di aziende come McDonald’s e Nestlè (considerazione personale: chi può sponsorizzare eventi del genere se non multinazionali che hanno capacità economiche adeguate? Vi aspettavate il porchettaro di Ariccia?).

Oggi, però, a poche ore dal messaggio di apertura esposizione del Premier Renzi, è successo il finimondo:
Un gruppo di black block, protetti da uno dei cortei sparsi per la città, ha iniziato, come ben visibile in questo video ad assaltare Polizia, Carabinieri, GDF ed a dar fuoco a negozi, scooter ed automobili parcheggiati nelle vie limitrofe. Insomma, Milano, per mezza giornata, sembrava non una città italiana ma una città siriana contesa fra Governo di Assad ed ISIS.
Comunque l’andazzo si poteva già intuire dal corteo di ieri (pacifico ma non troppo con vetrine danneggiate e mura imbrattate) e da comunicati presenti in rete che prevedevano atti violenti e vandalici.
E’ una vergogna, però, che nel 2015 ci siano ancora personaggi pubblici che, pur condannando la violenza, giustifichino il fine di queste manifestazioni (fra questi devo citare, per onor di cronaca, il rapper Fedez) e non si scaglino SENZA SE E SENZA MA contro questi vandali che mettono a ferro e fuoco una città.

Osservando queste immagini potete comprendere quanto sia grave ciò che è successo a Milano:

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Insomma, come è possibile giustificare questi atti di violenza? Come è possibile dare anche una minima giustificazione a chi mette a ferro e fuoco una città?
Ascoltando questa intervista fatta ad un ragazzo nei momenti che hanno seguito il corteo il sangue inizia a congelarsi. Come si può dire che “E’ giusto spaccare tutto“?
Come si può dire che “E’ una protesta ed alle proteste è giusto fare un po’ di bordello” ?

Insomma, quanto successo a Milano non deve assolutamente succedere di nuovo ma, prima di tutto, sarebbe bene iniziare, con le parole, a condannare episodi del genere ed a stringersi intorno a chi, con grande coraggio e grande forza d’animo, è sceso in strada dopo la manifestazione per ripulire la sua città. Inoltre, per concludere, non cataloghiamo questi episodi come “violenza simbolica”. Questa NON è violenza simbolica, è violenza vera e come violenza vera va combattuta. Senza se e senza ma.

Nepal ed Animalisti, fra ignoranza e cattiveria


Il 25 Aprile, alle ore 06:11 UTC un terremoto del grado 7.8 della scala Richter colpisce il Nepal con epicentro a circa 80km Nord-Ovest della capitale Katmandu.

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Fin da subito si capisce la gravità della situazione tanto che, a 4 giorni dall’episodio sismico il conteggio dei morti, purtroppo parziale, è arrivato a 5000 unità.
Ovviamente, dopo il disastro, è arrivato il cordoglio da parte dell’intera comunità internazionale (spesso però non seguito da aiuti economici o a livello di personale) eccetto…gli animalisti.
Ecco, appunto.

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La protagonista di questi screenshot è Antonietta Meta, volto noto nel “mondo animalista” che, come potete vedere, si rallegra per le cose in Nepal definendole “giusta punizione per lo sterminio di animali per motivi religiosi”.
A prescindere dall’ignoranza e dalla cattiveria nel dire certe cose dopo aver visto immagini di persone rimaste senza famiglia, casa e villaggio mi chiedo: “Ma non sono gli animalisti a dire che chi non ama gli animali non riesce ad amare nemmeno le persone?”. Come si può, quindi, gioire per la morte di migliaia di persone? Dove è quindi quell’empatia che tutti gli animalisti si vantano di avere? La scusa di certo non può essere che si tratta di “caso isolato” tanto che la trasmissione “La Zanzara” su Radio24 ha scovato altri animalisti allegri per la tragedia in Nepal fra cui Patrizia Massetti, che loro stessi hanno tentato di rintracciare.
Insomma, a questo punto la domanda da farsi è: si tratta di pura ignoranza oppure dietro a tutto questo c’è anche della cattiveria e dell’odio verso l’essere umano? Spesso gli animalisti parlano di “anti-specismo” ponendo tutte le specie animali, uomo compreso, sullo stesso piano ma, osservando certe situazioni, sembra che gli animalisti siano “specisti” alla rovescia preferendo ogni animale-non-umano all’uomo stesso.

Peraltro, di fronte a certe tragedie, ogni persona dovrebbe mettere da parte le idee politiche, le convinzioni morali e religiose e darsi da fare, nei limiti del possibile, per aiutare le popolazioni colpite (QUI un link per sapere come fare). Come è dunque possibile che un essere umano gioisca per la probabile morte di 10.000 suoi fratelli? Come può, poi, lo stesso essere umano lamentarsi per un “rapporto non paritario fra uomo ed animale”‘?
Comunque, per dover di cronaca, dovremmo anche chiedere agli animalisti coinvolti: “Sapete che nella tragedia sono morti anche animali-non-umani? Anche loro meritavano la morte?”.

Ovviamente quasi tutte queste domande resteranno senza risposta ma una considerazione finale è d’obbligo:

Spesso gli animalisti radicali come tutte le sette si sentono migliori del resto della popolazione ponendosi, quindi, in una posizione di giudizio (situazione simile si trova nei fondamentalisti religiosi) e di superiorità. Questo comportamento, però, nasconde spesso un lato “cattivo” che la non conoscenza di determinate situazione riesce a tirare fuori molto rapidamente.
Ovviamente il discorso non può essere esteso a tutti gli “animalisti” ma solamente a quei gruppi radicali che però riescono a far presa nei cuori delle persone così come ISIS fa presa nei cuori dei fondamentalisti islamici. 
Insomma, l’animalismo radicale è un problema e probabilmente sarebbe necessario iniziare a dirlo.

Isis, dentro l’esercito del terrore: tra social media e Dio – #ijf15


Perugia, Festival del Giornalismo, 18 Aprile 2015, Sala Raffaello, Hotel Brufani.
Il giornalista freelance Fabio Chiusi, Marta Serafini del Corriere della Sera ed Eugenio Dacrema, ricercatore presso l’Università di Trento, parlano di ISIS ed, in particolare, del rapporto dello “Stato Islamico” con i media.

Già un bell’articolo è stato scritto sull’argomento dunque mi concentrerò in particolare sul rapporto fra crescita dello Stato Islamico e propaganda mediatica aiutata anche dalla grande attenzione data dai media tradizionale alle presunte “conquiste” di ISIS.

QUI E’ POSSIBILE VEDERE IL VIDEO INTEGRALE

Il fenomeno ISIS, come spiegato benissimo dagli speaker è stato facilitato proprio da un fantastico utilizzo da parte degli “strateghi” dello Stato Islamico di mezzi di comunicazione professionali e di uno stile propagandistico “occidentali” condito anche da video di arruolamento simili a famosi video giochi (vedi GTA).
Spesso la potenza militare di ISIS nemmeno assomiglia alla sua potenza mediatica anche a causa del fatto che, nei territori occupati dallo Stato Islamico, è quasi impossibile ricevere informazioni da fonti che non siano membri delle due parti impegnate nel conflitto. Molti giornalisti, quindi, utilizzano gli stessi video di ISIS per spiegare la situazione non riuscendo, dunque, a rappresentare la realtà del conflitto.

Negli ultimi mesi, per esempio, è arrivata in Europa la notizia di una fantomatica conquista da parte di ISIS della città libica di Sirte. La realtà, però, è ben diversa. Un gruppo locale, in difficoltà ed a corto di territori ha sfruttato il nome “ISIS” dichiarando una comunione di intenti per poter acquisire visibilità a livello internazionale ed ISIS, in contemporanea, ha sfruttato la situazione per poter dichiarare “Siamo in Libia”. In realtà nessun combattente di ISIS è mai arrivato in Libia anche perché, per raggiungere la Libia dalla Siria e dall’Iraq i combattenti avrebbero dovuto attraversare Giordania ed Egitto. ISIS, però, con questa campagna mediatica rafforzata da video di decapitazioni e di distruzione, è riuscita a far passare il proprio messaggio, a sembrare più forte e quindi ad attirare proseliti nei territori e “foreign-fighters” dai paesi europei.

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Osservando le mappe si capisce che la forza di ISIS è comunque limitata ad un territorio compreso fra Siria ed Irak e, soprattutto, si nota che le forze Governative di Bashar Al-Assad e le forze curde stanno conquistando territori appartenuti ad ISIS.

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ISIS, nella regione mediorientale, sfrutta oltre alla propaganda (di cui ho parlato in precedenza) anche la debolezza dei Governi locali spodestati in passato da interventi stranieri (vedi Iraq) o comunque resi fragili da forti pressioni internazionali (vedi Governo di Assad in Siria).
La Libia, comunque, ad oggi non è sotto il controllo di ISIS ma di tribù locali che si associano allo Stato Islamico per pura convenienza.

Un’altra domanda che spesso viene fatta è: come fanno le donne a simpatizzare per ISIS?
Ecco, anche da questo punto di vista la strategia di ISIS, come evidenziato da Marta Serafini, è molto efficace e diretta.
Spesso, infatti, vengono riprese dai media islamici donne appartenenti ad ISIS armate fino ai denti e su grandi automobili

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Questo messaggio serve, dunque, a spiegare alle occidentali (ed alle islamiche indecise) che, arruolandosi ad ISIS, potrebbero diventare ricche e raggiungere tutti gli obiettivi prefissati nella propria vita.

Il messaggio di ISIS alle donne, inoltre, prevede l’utilizzo di animali (in particolare gatti) e di dolciumi (Nutella, simbolo del sogno americano) per far credere che la vita all’interno dei territori del Califfato sia una vita normale con regole ferree ma anche con “divertimenti” e con attimi di piacere
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Insomma, la strategia di ISIS è molto complessa ma sopratutto molto efficace. Cosa deve fare, dunque, la stampa internazionale?
Intanto bisognerebbe evitare di pubblicare immagini e video di decapitazioni per evitare di rafforzare il messaggio di ISIS. Bisogna infatti far capire ai cittadini che ISIS è semplicemente un fenomeno sopravvalutato con libertà e possibilità di affermarsi solamente all’interno di Stati deboli o di democrazie non formate. Molto più pericolosa, d’altronde, è la guerra santa di Al Qaeda, gruppo più radicato nei territori, più forte militarmente e, sopratutto, tremendamente più ricco.
ISIS, quindi, può essere sconfitto tramite una forte iniziativa geopolitica (di questo ne parlerò in futuro) ma anche, e soprattutto, evitando di rafforzare mediaticamente il movimento.
Come dice un vecchio detto “Bene o male l’importante è che se ne parli”. Ecco, contro ISIS sarebbe importante se ne parlasse meno e, sopratutto, si facesse evitando di pubblicare immagini provenienti dalla propaganda dello Stato Islamico.

Uber – Una storia di successo – #ijf15


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Perugia, Sabato 18 Aprile 2015 – Teatro della Sapienza.
In un incontro nell’ambito del “Festival del Giornalismo” moderato dal giornalista Alessio Jacona si è parlato di come, nel 2015, è possibile promuovere, costruire e proteggere (e sopratutto raccontare al pubblico) un brand. Ospiti dell’evento Laura Didoni del gruppo Luxottica, Filippo De Caterina direttore della comunicazione di L’Oreal, Carlotta Ventura di Telecom Italia (che a breve diventerà TIM) e, sopratutto, Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia.

CHI VOLESSE VEDERE IL VIDEO INTEGRALE PUO’ CLICCARE QUI

Da parecchio tempo mi occupo, nella mia attività su Twitter, di promuovere il brand di Uber anche attraverso il lancio dell’hastag #iostoconuber attraverso il quale tutti gli utenti Uber possono promuovere un servizio innovativo che sta cambiando completamente il trasporto in un Paese che, prima dell’arrivo della nuova applicazione, era fermo agli anni ’80.
Ho deciso quindi di seguire la conferenza e di concentrarmi particolarmente sulle parole di Benedetta Arese Lucini che da qualche anno ricopre un ruolo non facile (anche per colpa delle minacce in stile mafioso rivolte lei da tassisti milanesi) cioè quello di General Manager di Uber.
Attraverso le sue parole è possibile tracciare un quadro di questa società che, in 6 anni (Uber viene fondata a San Francisco nel 2009) è riuscita a passare da semplice start-up a grande multinazionale con un fatturato presunto di 1 miliardo di dollari.

Come funziona Uber?
Il cliente deve scaricare una applicazione dal proprio smartphone Android, Apple o Windows Phone, deve registrarsi al servizio e, caricando il numero di una carta di credito o di debito può automaticamente cercare, all’interno di una delle città coperte (per ora in 53 Paesi e più di 250 città in tutto il mondo; in Italia Uber è presente a Torino, Genova, Milano, Padova e Roma) una automobile Uber. I servizi Uber presenti in Italia sono di tre tipi:
UberPop: Servizio Low Cost di Uber / Car Sharing.
UberBlack: Servizio Uber effettuato da società NCC con automobili di lusso.
UberVAN: Servizio Uber effettuato da società NCC con VAN.
Attraverso l’applicazione è possibile dunque fare una ricerca e la più vicina automobile Uber verrà a prendervi. Ovviamente il driver Uber può vedere una “valutazione” del cliente (da 0 a 5 stelle) per decidere se accettare o no la corsa.
A fine corsa l’importo verrà scalato dalla vostra carta di credito o debito e voi potrete dare una valutazione al vostro driver.
Questa innovazione (valutazione dell’autista) permette quindi alla società di controllare il comportamento dell’autista e quindi di poter attuare varie soluzioni.

Perché Uber è innovativo?
L’Italia è sempre stato un paese governato dalle corporazioni ed in questo discorso è da includere anche il trasporto pubblico. La corporazione dei taxisti, infatti, è stata sempre potentissima ed in grado di bloccare OGNI tipo di liberalizzazione del servizio (vedi liberalizzazioni decise dal Ministro Bersani durante il Governo Prodi).
Uber è riuscito, attraverso una fortissima riduzione dei prezzi (con UberPop si risparmia un buon 25-30% rispetto ad un servizio Taxi) ad attirare moltissime persone (in particolare giovani) ed a destare una polemica comunque costruttiva.
Come viene spesso detto nell’ambito della comunicazione “nel bene o nel male l’importante è che se ne parli” e le grandi polemiche dei tassisti hanno facilitato l’azienda ad emergere ed a conquistare una importante quota di mercato.
Uber inoltre è un servizio molto innovativo proprio perché riesce a conciliare una necessità (trasporto in una città) con una forte vocazione tecnologica (utilizzo di un app, pagamento con carta di credito o debito) e, per questo motivo, ha destato scandalo in Nazioni, come Italia e Francia, ancora ancorate a mentalità retrograde.
La lotta dei tassisti contro Uber, infatti, come specificato dalla stessa Arese Lucini non è solamente una lotta per il “servizio pubblico del Terzo Millennio” ma è una lotta dell’Italia stessa contro un futuro che è impossibile ignorare.

Come funziona il marketing di Uber?
Un’altra innovazione portata da Uber è proprio il marketing molto aggressivo ed una forte propensione verso il “passaparola”. Sia a voce che attraverso i social, infatti, amici si passano informazioni su Uber e quindi spingono altre persone ad utilizzare il servizio.
Come detto dalla stessa manager, infatti, la discussione sul trasporto pubblico è assolutamente cambiata ed il termine “taxi”, ormai, è ricercato da moltissime persone su Google proprio a causa dell’avvento di Uber nel mercato europeo ed in questo caso italiano.
Il servizio di passaparola oltre ad un forte marketing in rete permette quindi di ignorare completamente i “media tradizionale” portando dunque ad un forte risparmio nella spesa per la “pubblicità tradizionale”. Alcune iniziative come quella della collaborazione con AIL o quella della corsa gratuita durante gli scioperi permettono ad Uber di affermarsi in un mercato che è assolutamente insaturo e che necessitava di nuovi ingressi.
Dopo l’ingresso di Uber, infatti, anche alcuni servizi di taxi hanno dovuto “innovarsi” con la creazione di applicazioni come “MyTaxi”.

Come vedete in questa discussione non ho parlato assolutamente di diatribe legali (che finora, comunque, stanno dando ragione ad Uber) ed ho solamente fatto un piccolo accenno (per dovere di cronaca) alle schifose minacce (che continuo a definire MAFIOSE) da parte dei tassisti nei confronti della manager di Uber.
A questo punto, ovviamente, la scelta fra Uber, altri NCC o i taxi tradizionali sta a voi. Non è corretto, però, cercare in nome di una legge vecchissima ed in nome di un sistema di licenze degno del Quarto Mondo di impedire ai driver Uber di lavorare. Seguendo questo ragionamento, infatti, i negozi sarebbero dovuti “insorgere” dopo la liberalizzazione delle licenze ed i grandi gruppi commerciali dovrebbero protestare ogni giorno contro Ebay, Amazon ed altre multinazionali che permettono ad utenti di acquistare da tutto il globo.
Il mondo, insomma, sta cambiando molto rapidamente e per l’Italia è impossibile tirarsi indietro. Uber è una grande opportunità per il paese, per quale motivo costringere la società a lasciare il Paese e quindi tornare indietro di 20 anni?

Forza Uber.
Forza Benedetta.

Razionali e Razionalari, perché il Razionalismo non è solo Sperimentazione e scienza


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Guida semplice ad una divulgazione efficace commettendo meno errori possibile.

A volte, quando parlo con persone non “del settore” e non esperte per quanto riguarda scienza e pensiero scientifico mi viene chiesto “Cosa vuol dire essere razionali oggi?” , “Chi è un razionale dei giorni nostri?”, “Cosa vuol dire divulgare?”.

Ecco, prima di rispondere a queste domande senza l’arroganza di chi, dall’alto di una posizione di elite, pensa di avere la risposta giusta, voglio fare una piccola premessa:
Fino al 2013 non mi ero mai interessato alla scienza, alla sperimentazione animale ed al pensiero scientifico in sè. Non ero “anti-scienza”, semplicemente non ero informato in merito. Nel 2013, quasi per caso, sono finito sulla pagina “A favore della sperimentazione animale” e, dopo poco tempo, ho osservato il caso di Caterina Simonsen. A quel punto ho scritto un articolo che in sè non parlava di sperimentazione ma della stupidità di insultare e minacciare DI MORTE una persona che vuole solamente vivere più a lungo possibile; qualche mese dopo ho saputo del boicottaggio nei confronti di “Pro-Rett” a Busto e lì ho deciso di indagare e di capire chi, davvero, guadagna qualcosa dalla sperimentazione animale. Ecco, questi NON sono i ricercatori ma le associazioni animaliste che dicono di combatterla (peraltro chiamandola ancora “vivisezione”, termine superato dai dizionari stessi) e che per questo, fanno soldi.

Per quale motivo, però, una associazione animalista, spesso estremista e che giustifica atti di eco-terrorismo (termine coniato da USDA per PETA, ALF ed ELF) fa così tanti soldi? Per quale motivo LAV, ENPA ed altre hanno così tanto seguito?
Semplice, perchè parlano alle “casalinghe di Voghera”, perchè usano termini semplici e messaggi efficaci. Qui, in fondo, torno alla domanda iniziale, “Cosa vuol dire oggi divulgare?”. Ecco, divulgare vuol dire, a mio modestissimo parere “parlare a più persone possibili di argomenti difficili utilizzando però un linguaggio semplice”. Scrivere articoli scientifici complessi ed incomprensibili, in fondo, non serve a nulla per un semplice motivo: Gli ESPERTI del settore si informano su PubMed, i NON ESPERTI, invece, leggono alcuni pezzi e nemmeno li capiscono. Come bisogna scrivere dunque? Ovviamente in modo PRECISO e IMPARZIALE ma, sopratutto, in maniera semplice. I dati scientifici vanno inseriti (magari con collegamenti esterni) ma l’articolo non può e non deve essere un insieme di numeri, studi e dati anche perché, a quel punto, il lettore medio chiuderà il collegamento diventando, dunque, un bersaglio “possibile” per le associazioni animaliste. Un articolo corretto, dunque (qui un mio pezzo sul bilancio di LAV), deve contenere informazioni necessarie ma deve comunque appassionare il lettore che, a quel punto, si fidelizzerà ad una fonte di informazione e quindi non si lascerà convincere dalla parte avversa. Ovviamente tutto questo non è semplice ma…bisognerebbe iniziare a provarci!

Ho notato, ultimamente, una maxi polemica iniziata da un gruppo di “divulgatori” nei confronti di Pro-Test Italia in particolare in riferimento ad un video (il video Numero 2 dell’intervista ad Edoardo Stoppa qui visibile) che, secondo alcuni “baroni” della divulgazione non è stato effettuato in maniera corretta. Il messaggio è arrivato? Si. Gli spettatori quanti sono? 100.000 totali. Gli spettatori possono comprendere il messaggio? Si. Gli spettatori, dopo il video, saranno più convinti di prima che la sperimentazione animale è necessaria? Probabilmente si.
Ecco, con tutte le pecche e le imperfezioni (d’altronde PTI NON ha una troupe di 10 persone strapagate per montare ad arte un video) questo video è un video molto efficace. Perché, allora, criticare in maniera aperta in pubblico invece che contattare persone in privato per cercare di dare una mano? Perché fare critiche DISTRUTTIVE invece che COSTRUTTIVE? Non sarà che, da parte di alcuni, c’è una sorta di “invidia-penis” nei confronti di chi riesce ad arrivare a più persone?
La domanda finale, però, è la più importante: Dove erano questi grandi divulgatori quando alcuni “animalisti” hanno assaltato il dipartimento di Farmacologia a Milano? Dove erano durante la manifestazione a “La Sapienza” di Roma? Dove erano quando bisognava difendere Green Hill o il Mario Negri? Ecco, questi divulgatori NON C’ERANO.

Il loro comportamento, a mio parere, non rientra nella sfera della razionalità. Non è, dunque, un comportamento razionale. Qui arriviamo alle prime due domande: “Cosa è, in fondo la razionalità?”.

Ecco, sgombriamo subito il campo da un dubbio.
Essere razionali NON VUOL DIRE SOLAMENTE ESSERE A FAVORE DI SPERIMENTAZIONE ANIMALE, OGM O OCCUPARSI DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA.
La razionalità, infatti, deve comprendere quanti più campi possibili e non deve comprendere comportamenti discutibili.

Può un “razionale” essere a favore della S.A pensando che “tutti i rom rubano”? Assolutamente NO. Questo comportamento non è “razionale” in quanto, in un pensiero razionale, non si fa “di tutta l’erba un fascio” (e qui probabilmente il “fascio” ci sta bene :D).

Può un razionale essere a favore della coltivazione OGM pensando che “l’omosessualità è peccato”? Assolutamente NO, per lo stesso motivo specificato in precedenza.

Un razionale, quindi, deve seguire un “pensiero unico”? No, assolutamente.
Un razionale, però, dovrebbe parlare non per frasi fatte o per slogan cari a molti politici del giorno d’oggi ma affrontare ogni argomenti con intelligenza e razionalità. Se proprio non conosce un argomento, invece, non dovrebbe affrontarlo ma, se necessario, informarsi in precedenza.

Finchè alcuni fra i “razionali” commetteranno questi errori ne pagherà le conseguenze l’INTERO MOVIMENTO RAZIONALE attaccato da complottisti ed affini sempre pronti a cercare controsensi o pecche di ogni oppositore.

Attenti, razionali, non cadete nelle trappole e sopratutto CERCATE DI AMPLIARE IL VOSTRO CAMPO DI CONOSCENZA per evitare di commettere errori che possano mettere a rischio un intero percorso!
Insomma, evitate di essere “razionalari” (ogni riferimento agli animalari è puramente NON casuale).

Caro Beppe ti scrivo, così mi distraggo un po’…


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Caro Beppe ti scrivo.
Ho letto l’articolo del tuo blog (scritto ieri) che loda l’iniziativa “Stop Vivisection” che propone al Parlamento Europeo di abrogare la direttiva sulla sperimentazione animale ed a promulgare una nuova proposta che la abolisca completamente “rendendo nel contempo obbligatorio per la ricerca biomedica e tossicologica, l’uso di dati specifici per la specie umana”
Caro Beppe, io non so se tu sai cosa stai firmando, non so se hai dei consulenti scientifici che ti hanno informato della raccolta firme o se, in fondo, hai ascoltato solamente i promotori dell’iniziativa, una parte minima della comunità scientifica internazionale.
Hai letto la proposta, caro Beppe? Hai letto cosa si propone?
Ti consiglio, se non lo hai ancora fatto, di osservare questi articoli scritti dal comitato scientifico di Telethon e dal comitato scientifico di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro):

– Telethon: Sperimentazione Animale, per capirne di più
– Airc: La Sperimentazione Animale

Ti consiglio in particolare di concentrarti sulle seguenti affermazioni:

“..Perché non possiamo ancora fare a meno degli studi che coinvolgono gli animali per trovare cure per il cancro.
Molte persone sono a disagio all’idea che i test negli animali di laboratorio siano indispensabili a provare la sicurezza e l’efficacia di ogni nuova cura. Il disagio è più che comprensibile, ma ci sono ragioni serie per cui gli animali sono alleati indispensabili della ricerca di nuove terapie, e la prima ragione è la sicurezza.
Alcuni effetti di una terapia compaiono infatti soltanto in un organismo completo, dotato di tutti gli organi che possono ricevere e modificare la terapia stessa, ma non nelle cellule isolate che si usano nei primi esperimenti in vitro…”

“…La posizione di gran parte della comunità scientifica è che invece gli animali possano rappresentare un buon modello per studiare i meccanismi di una malattia: la scelta di un animale da laboratorio non è casuale, ma dipende dal livello di complessità di quella specie, da quanto la si conosce, da quanto sia “naturalmente” affetta dalla malattia che si sta studiando, da quanto un certo organo sia simile al suo corrispettivo umano. Per esempio, i topi condividono con l’uomo l’85% del patrimonio genetico, mentre le funzioni dei geni sono identiche (un roditore è assai probabilmente alle origini dell’albero evolutivo che ha portato all’Homo sapiens).
Si stima che i modelli animali abbiano mediamente una predittività del 70%, con variazioni che vanno dal 30% della pelle al 90% del sangue. Resta un 30% di tossicità non prevista: agli scienziati spetta il compito di rendere i test in cellule più efficaci possibile, in modo da fermare la maggior parte dei progetti a questo livello e portare avanti solo quelli che hanno altissima probabilità di essere curativi per i pazienti…”

Spero che, dopo aver letto questi articoli e dopo essersi documentato “ritiri” la sua firma ben comprendendo che, ad oggi, abolire la sperimentazione animale significa FERMARE LA RICERCA IN ITALIA.
Magari chieda consiglio ad una sua senatrice, Elena Fattori che, da esperta nel settore, si batte A FAVORE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE considerata (come giusto che sia) ben diversa dalla VIVISEZIONE.
Anche il nome dell’iniziativa a cui lei ha aderito, “Stop Vivisection” presenta un nome fuorviante. La Vivisezione è illegale da parecchi anni mentre la Sperimentazione Animale è, ad oggi, necessaria.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato, nei due anni di legislatura nel Parlamento Italiano, alcune proposte molto interessanti come quella sulla cancellazione di Equitalia (che condivido in pieno) ma non può battersi contro la scienza e contro la ricerca scientifica.
Dei 105 Premi Nobel per la medicina dal 1900 al 2015 91 hanno fatto ricerca sugli animali come garantito da ari.info.

Ti consiglio anche di osservare i seguenti link che dimostrano dei risultati enormi ottenuti attraverso la sperimentazione animale:

– Quadriplegic woman flies F-35 with nothing but her thoughts
 Interazione fra un enzima ed una proteina alla base della SLA
 Ricerche nell’istituto Max Planck.

Caro Beppe, visto che ama molto la rete può cercare su Google informazioni (reali) sulla sperimentazione animale. Può contattare il Professor Caminiti dell’Università di Roma “La Sapienza”, può contattare l’Associazione Luca Coscioni, può contattare altre associazioni che si battono per la libera ricerca e la libera scienza in Italia.
Lo faccia, caro Beppe e vedrà che, dopo aver ascoltato voci differenti, eliminerà la sua firma dalla petizione e si batterà per la vera scienza.

P.S.
Consideri che a difendere “Stop Vivisection” è LAV, Lega Anti Vivisezione, una associazione (Onlus) che ha degli aspetti poco chiari (come può vedere in questi articoli).
Inoltre la stessa associazione denuncia chi si oppone al loro pensiero per “Diffamazione a mezzo stampa” (come successo a me), una forma di censura che lei ha criticato aspramente in passato con questo articolo.
Ci ripensi, caro Beppe, ci ripensi.

Alcune cose che mi piacciono (ed altre che mi piacciono meno) di Matteo Salvini


Ho ascoltato con molta attenzione attraverso il video Youtube la manifestazione di Lega Nord e Sovranità a Roma, in Piazza del Popolo, il 28 Febbraio.

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Ho ascoltato proposte serie, ho ascoltato slogan populisti, ho ascoltato fatti concreti.
Alcune cose mi sono piaciute, altre no ed ora cercherò, con un po’ di precisione, di spiegarvene dieci:

1) Flat Tax – MI PIACE

Il sistema fiscale italiano è probabilmente uno dei più iniqui al mondo.
Il total tax rate, secondo i dati della WorldBank, ha raggiunto nel 2014 il 65,4% e, secondo questi dati, in una giornata lavorativa di 8 ore, ogni cittadino lavora 5 ore per lo Stato Italiano.
La Flat Tax è una alternativa? Sicuramente SI. Portare infatti l’intera tassazione sui redditi al 15% è cosa buona e giusta. Ci sarebbe (come fatto notare da qualcuno) il problema della “progressività delle imposte” inserito nella Costituzione Italiana che, però, può essere risolto tranquillamente.
Come fare dunque? Basta portare le imposte per i redditi più bassi al 14,5% e la progressività è fatta. Facile no?
Il problema del sistema fiscale, però, è più complesso.
Un piano di riforma fiscale da attuare in Italia è ben visibile in questo articolo scritto da Matteo Gianola per “The Fielder”.
La proposta di Salvini, comunque, mi pare razionale e la appoggio al 100%.

2) “Lo Stato è il vero nemico ed il primo Strozzino dell’Italia” – MI PIACE

Da anni mi batto contro le ingerenze dello Stato Ladro nell’economia.
Sentire, dunque, un leader di un partito di centro-destra (??) contestare lo Stato mi piace e non poco. Lo Stato Italiano, infatti, opprime ogni libertà economica in Italia ed impedisce ai cittadini di investire nel Paese.
Vorrei sentire Salvini schierarsi contro il “solve et repeta”, una truffa burocratica Italiana che impedisce ai cittadini vessati da Equitalia e dalla Agenzia delle Entrate di contestare le sanzioni ingiuste PRIMA di averle pagate.
Combattere lo Stato, comunque, deve essere il primo punto di ogni programma elettorale. La frase, dunque, MI PIACE.

3) Gli immigrati sono i nostri nemici – NON MI PIACE

Le proposte di Salvini sull’immigrazione sono da un lato quelle che permettono lui di guadagnar voti (sfruttando la paura e la crisi), da un altro quelle che dimostrano tutto il populismo della Lega Nord nel 2015.
Salvini dovrebbe capire che il creare una guerra contro l’immigrazione e contro l’Islam è proprio il progetto di ISIS e delle altre componenti del terrorismo fondamentalista.
Sull’immigrazione, dunque, servirebbe meno demagogia e più concretezza. Apprezzo il suo viaggio in Nigeria (che però oggi è dilaniata da una guerra civile) ma serve di più. Vorrei dunque sentir parlare Salvini di accordi con i paesi di partenza, di accoglienza per i profughi e di “inserimento” degli immigrati regolari oltre che di respingimenti dei clandestini. A quel punto, si la proposta diventerebbe concreta.

4) La prostituzione va legalizzata – MI PIACE

La legalizzazione della prostituzione sul modello svizzero o tedesco è uno dei punti fermi del programma “sociale” della Lega Nord.
La domanda vera è: perché contrastare questo punto?
La prostituzione esiste fin dai tempi degli antichi greci e combatterla è solamente pura demagogia. E’ necessario, però, per tutelare il “buon costume” e la salute pubblica (anche quella delle prostitute) legalizzare la prostituzione e riaprire le “case chiuse”, chiuse (scusate il gioco di parole) dalla Legge Merlin.
Qui, in un articolo, ho cercato di spiegare perché un liberale non può dirsi “contrario” alla legalizzazione della prostituzione e perché bisogna scagliarsi CONTRO le multe ai clienti delle prostitute.
Questa proposta (anche se vorrei vedere numeri e dati più concreti) mi piace assolutamente.

5) Le multinazionali vanno tassate in Italia – NON MI PIACE

Questo punto del programma di Giorgia Meloni (presente alla manifestazione) poco mi piace.
E’ giusto che le multinazionali sfruttino il sistema fiscale più conveniente per poter offrire il miglior servizio possibile oltre che assumere lavoratori (parliamo di grandi imprese come Google, Ebay, Apple o Amazon) e non licenziarne.
Per quale motivo la Meloni parla di “far pagare le tasse in Italia”? Non basterebbe la frase di Salvini “Abbassiamo le tasse in Italia per renderla un paradiso fiscale”?
Insomma, noto un po’ di incoerenza.

6) I rapporti con Sovranità e Casa Pound – NON MI PIACE

Questo è sicuramente il punto più controverso della manifestazione.
Come può un partito che si definisce “liberale” con proposte economiche (alcune) in senso liberista allearsi e manifestare al fianco di alcuni fautori della Destra Sociale da sempre contrapposta a quella liberale?
Casapound si definisce movimento di “fascisti del terzo millennio” e questo NON MI PIACE. Di Stefano non è Mussolini e non ci sono rischi per la democrazia (??) del Paese ma, di certo, non credo che da CasaPound possa nascere una alternativa di Governo.

7) Le bandiere russe sul palco – NON MI PIACCIONO

Le bandiere russe sul palco della Manifestazione della Lega Nord sono uno dei punti che mi spingono, in maniera fortissima, a NON votare Matteo Salvini alle prossime elezioni.
Salvini parla di “Stato nemico dei cittadini”, di “libertà”, di “assenza di democrazia in Italia” e poi dietro di lui sventolano bandiere che si rifanno al regime russo di Vladimir Putin?
Ok, i “libertari per Putin” in Italia sono molti ma, se si vuol convincere quel centro-destra “liberale” a votare Lega Nord bisogna smetterla di rincorrere la Russia. Le sanzioni sono sbagliate (come lo è l’embargo americano verso Cuba nb.) ma non bisogna, per criticare una finta democrazia (quella italiana), appoggiarsi ad un vero regime (quello Russo).
Insomma, Salvini, tira giù quelle bandiere.

8) La Legittima difesa non è mai “eccessiva” – MI PIACE

Finalmente un leader politico dice la frase che da sempre penso: “Chi entra a casa mia in piedi potrebbe uscire da casa mia steso”. Ovvio, direi.
La legge sulla legittima difesa in Italia è quanto di più astruso si possa trovare e, leggendo l’articolo 55 del Codice Penale si capisce perché:

“..Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54 (1), si eccedono colposamente (2) i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo (3)…”

Osservando le note si capisce che, in fondo, un cittadino non può difendersi come vuole all’interno della sua proprietà e, la sua difesa, deve essere “proporzionale all’offesa”.
Credo che ciò sia quanto di più sbagliato uno Stato possa fare. Se entra un ladro con un coltello devo rispondere con il coltello? Se entra un ladro con una katana devo uscir di casa, comprare una katana ed utilizzarla? Insomma, l’applicazione formale dell’articolo 55 rende più facile delinquere e meno facile difendersi.
Cancellare l’articolo 55 del Codice Penale e permettere ad un cittadino di difendersi da un criminale o di difendere le proprie cose (ed i propri cari) è semplicemente SACROSANTO.
Proposta eccellente, insomma.

9) Opposizione ai diritti civili – NON MI PIACE

Questo punto è stato toccato poco dalla manifestazione ma si sa che, Matteo Salvini e la Lega, sono fortemente contrari ad alcuni diritti civili come il matrimonio omosessuale, la possibilità di adottare bambini per coppie omosessuali, la fecondazione eterologa e l’eutanasia.
Una destra liberale, secondo il mio parere, deve invece lottare per la libertà del cittadino in OGNI campo, non solo in economia.
Che Salvini stia cercando di strizzare l’occhio al Vaticano?

10) Dal Federalismo al Centralismo – NON MI PIACE

Altro punto controverso della “svolta Salviniana” al pari di quella della “Bolognina” (dove si passò dal PCI al Partito Democratico di Sinistra) è il passaggio dal federalismo (e dall’indipendentismo) al neo-centralismo.
Osservando questo video si capisce come dal secessionismo e dall’indipendentismo (“Prima il Nord”) si è passati ad una forte difesa dell’unità nazionale e della “identità nazionale”.
Perché la Lega si è spostata verso Casa Pound abbandonando i soliti temi leghisti? Perché la Lega ha spostato l’odio sociale dalla Roma Centralista all’immigrazione clandestina?
Semplice, per pura convenienza politica. Salvini sa che i temi indipendentisti interessano solo una piccola parte della popolazione mentre mentre la maggior parte è colpita dalla crisi economica e dall’ “odio verso il diverso”.
Questa svolta, però, poco mi piace.

 

 

Solve et Repete – Follia tutta Italiana (ma c’è chi lo combatte)


Il Tea Party Italia aderisce alla campagna dell’ex consigliere regionale di Forza Italia del Lazio Andrea Bernaudo (FI) oggi responsabile nazionale del Soccorso Azzurro partite IVA che ha pubblicato sul web, nella pagina facebook dell’associazione SOS partita IVA, la proposta di legge per l’abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento tributario.
“Il nostro obiettivo” spiega Bernaudo è porre fine al massacro dei lavoratori autonomi delle ditte individuali e delle imprese. Lo stato non può continuare a incassare soldi con avvisi di accertamento tributario che, anzichè garantire il contribuente, sono immediatamente esecutivi e che tecnicamente costituiscono una preventiva sentenza di condanna.
Ad un esame di merito” – continua Bernaudo – “risultano infondati nel 55% dei casi e le somme coattivamente riscosse sono una vera e propria estorsione di stato.
In uno stato di diritto il cittadino/contribuente non puó esser considerato dalla stato un presunto colpevole. La riscossione forzata dei tributi in Italia” – conclude Bernaudo – si regge su un istituto “il solve et repete” che risale allo statuto albertino e che è stato già dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 1961. La nostra è una battaglia di civiltà giuridica e culturale per la riforma del processo tributario, per un nuovo patto tra stato e contribuente e per la costruzione di uno statuto delle partite IVA, che sono attualmente allo stremo”

Questo il comunicato del Tea Party Italia che, come visibile, ha deciso di aderire all’iniziativa dell’ex consigliere regionale del Lazio Andrea Bernaudo per l’abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento tributario italico.
Intanto, per capire meglio la protesta, dobbiamo chiederci: “Cosa è il solve et repete?”
Il termine “solve et repete” è un termine latino che, in Italiano, viene tradotto con “paga e richiedi” ed è il principio cardine del diritto tributario italiano (che fortuna, direi).

Osservando il dizionario Brocardi avrete una eccellente spiegazione di questa follia burocratica italiana:

“..l’espressione indica anche un principio del diritto tributario italiano per il quale un accertamento fiscale non può essere attaccato davanti agli organi giudiziari, se non previo pagamento della somma accertata dal fisco…”

In poche parole il contribuente, nel momento in cui lo Stato evidenzia una irregolarità, deve PRIMA pagare la sanzione e, solamente in seguito, può contestarla.
Facciamo un esempio:

Immaginate che il Sig.Mario Rossi riceva, ingiustamente, una sanzione da parte dell’Agenzia delle Entrate di Euro 50.000 per “omessa dichiarazione dei redditi”. Il Sig.Rossi, a quel punto, può contestare la sanzione ma solamente dopo aver versato i 50.000 Euro. Qualora il Sig.Rossi non avesse i 50.000 euro da spendere non potrebbe dunque contestare la sanzione.

A questo punto vi chiederete, tutto questo è possibile ed è legale?
Ecco, la risposta è ASSOLUTAMENTE NO.
La clausola “Solve et Repete”, infatti, è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta nel lontano 1961 ma non è mai stata abrogata dal Parlamento Italiano.
Qui un bell’articolo del quotidiano online “The Fielder” spiega nei dettagli la storia del Solve et Repete e la follia burocratica nel diritto tributario italiano.

Concentriamoci in particolare su questo punto:

“…Quel che fa specie è che a livello mediatico queste violazioni dei diritti dei cittadini non trovano spazio se non nelle rare apparizioni che quotidiani e TV concedono a questo o quel membro del Tea Party Italia, che ha fatto dell’abolizione della clausola del solve et repete una battaglia, aderendo alla proposta di legge che prevede la sua abolizione, presentata dall’ex consigliere regionale di Forza Italia del Lazio Andrea Bernaudo, oggi responsabile nazionale del soccorso azzurro partite IVA. Anche Matteo Salvini, tra i punti base della sua proposta alternativa al governo Renzi, ha inserito la volontà di far tornare al centro dei rapporti con lo Stato il cittadino, riportando, anche nell’ordinamento tributario, l’onere della prova a carico dell’accusatore e non dell’accusato…”

Il problema italiano, in fondo, è l’abitudine che hanno i contribuenti di accettare tutto ciò che lo Stato propone a prescindere dal fatto che sia giusto o no. D’altronde molti cittadini giustificano l’azione dello Stato Ladro con la frase “è una legge e va rispettata”. Era giusto, dunque, negli anni ’30 rispettare e giustificare le leggi razziali?

Fortunatamente il Tea Party Italia ha preso posizione ed insieme ad Andrea Bernaudo ha iniziato a combattere davvero contro una clausola tanto folle quanto incostituzionale. E’ inutile, a questo punto, criticare il TPI perché “aderisce ad una proposta di Forza Italia”. Compito di un movimento anti-tasse, infatti, è aderire ad ogni proposta tesa ad indebolire il carico fiscale su famiglie ed imprese A PRESCINDERE da chi le propone.

Segnalo, dunque, questa lodevole iniziativa sperando che, per una volta, tutti i cittadini riescano a combattere per un unico obiettivo: uno Stato meno oppressivo ed un diritto tributario meno folle.

5 Febbraio, Roma, ore 10:00. Non potete mancare


Il giorno 5 Febbraio 2015, alle ore 10:00 il gruppo studentesco “Del Fago” formato da studenti di Scienze MNF e di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi “La Sapienza” ha organizzato una manifestazione di sostegno al professor Caminiti colpito dalla disinformazione di Striscia La Notizia e del PAE, Partito Animalista Europeo.

Il ritrovo della manifestazione sarà il piazzale antistante al dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer” dell’Università stessa (qui il punto di ritrovo in formato JPG)
Motivo della manifestazione? Dimostrare a tutti che la ricerca non si ferma per colpa della disinformazione animalista e mostrare solidarietà ad un professore di fama internazionale, Roberto Caminiti.
Ovviamente il professor Caminiti, attraverso una mail inviata dal preside della facoltà di Farmacia e Medicina della “Sapienza” Vincenzo Vullo ha ringraziato per la manifestazione organizzata ed ha dichiarato che sarà presente di fronte al suo dipartimento per difendere e riaffermare “quell’idea che ha guidato tutti noi a diventare medici e ricercatori”.

Lo stesso giorno, alle ore 10:30 è prevista una manifestazione organizzata dal PAE, Partito Animalista Europeo ed appoggiata da altre associazioni animaliste come Animalisti Italiani Onlus, Istinto Animale, Fronte Animalista e Cani Sciolti con l’obiettivo dichiarato di “liberare i macachi dell’Università di Roma”.
La Questura di Roma, dopo alcune segnalazioni, ha contatto il segretario del PAE Rizzi intimandogli, in base all’articolo 18 del T.U.L.P.S. di spostare la manifestazione all’esterno della cittadella Universitaria. Ovviamente, qualora i membri del PAE provassero ad entrare all’interno della stessa potrebbero essere perseguiti a norma di legge.

Osservando lo stesso evento organizzato dal PAE  potete vedere che ci sono chiare minacce nei confronti di professori e studenti e che già sono state inviate, tramite mail, alla Questura di Roma e alla Polizia Postale sezione di Roma.

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A partecipare alla manifestazione, lanciata tramite questo evento Facebook, sarà anche l’associazione a difesa della ricerca scientifica Pro-Test Italia.

Il 5 Febbraio, dunque, ci troveremo tutti a Roma a manifestare a favore della ricerca e, oltretutto, della corretta informazione scientifica. Il Servizio di Stoppa per Striscia La Notizia, infatti, è solamente un mix di altri servizi organizzati da Pro-Test Italia spacciando per “esperto” un nutrizionista associato di ENPA, LIMAV ed altre associazioni “anti-vivisezionisti”.

Alcuni quotidiani nazionali (La Stampa, Today.it ed il Sole24Ore) ed internazionali (Speaking for Research) hanno dato risalto all’iniziativa partendo dalle idee e dal punto di vista dei ricercatori.
Per la prima volta dopo l’incursione animalista al dipartimento di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano, dunque, la scienza si è unita intorno a Carminiti ed intorno al dipartimento di Fisiologia della Sapienza.
Noi, di Scritti di un Semplice Cittadino e di Rivoluzione Razionale ci siamo, compatti, per combattere la disinformazione.
Voi ci sarete?