Il Referendum del 17 Aprile spiegato alla casalinga di Voghera – 10 domande e 10 risposte –


Il 15/2/2016 è stato indetto dal Presidente della Repubblica (e controfirmato dopo l’approvazione da parte del CdM dal Premier Renzi e dai Ministri Alfano ed Orlando) un referendum popolare abrogativo per il giorno 17 Aprile 2016 relativo all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

Già solamente leggendo il titolo del quesito (visibile QUI per intero) si può verificare la difficoltà per una “casalinga di Voghera” di analizzarlo e di prendere la decisione corretta al momento del voto; se aggiungiamo una campagna elettorale quasi assente e, sopratutto, basata su informazioni assolutamente fuorvianti si capisce il motivo per il quale l’esito del referendum è non solo imprevedibile ma anche dettato da pure logiche politiche (e dunque non da una reale comprensione del fenomeno).

Questo articolo serve, dunque, per fare chiarezza e per rispondere a 10 domande “generiche” poste a me ed in generale “in rete” sul referendum “antitrivelle” in maniera semplice e comprensibile per i non “addetti ai lavori”.

1) E’ giusto parlare di referendum “antitrivelle”? In caso di vittoria del NO o di non raggiungimento del quorum ci saranno nuove trivellazioni?

Assolutamente NO.
La legge 208 del 28/12/2015 nell’articolo 1 comma 239 di cui si chiede l’abrogazione (l’abrogazione, per precisare, è delle parole “per la durata utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”) recita così:

“…All’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il secondo e il terzo periodo sono sostituiti dai seguenti: «Il divieto e’ altresi’ stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi gia’ rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino ambientale.»…”

Dunque, anche in caso di vittoria del NO resterebbero VIETATE le trivellazioni nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalla costa. Ripeto, VIETATE. Non verranno effettuate, dunque, nuove trivellazioni. Ovviamente essendo già state effettuate trivellazioni i giacimenti per i quali è già stata rilasciata concessioni (concessioni che risalgono in media agli anni ’70 ed ’80) verranno sfruttati fino al termine della loro vita utile.
Insomma, nessuna nuova trivellazione.

2) Cosa cambierà dunque in caso di vittoria del SI?

In caso di vittoria del “SI” al referendum del 17 Aprile 2016 verrà abrogata la parte dell’articolo di cui sopra.

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In poche parole, insomma, queste 21 concessioni (sì, si parla solamente di 21 concessioni delle 66 concessioni estrattive totali) non saranno rinnovate al termine delle stesse.
La legge prevede, ad oggi, che le concessioni abbiano inizialmente durata di 30 anni, prorogabili una prima volta per 10 anni, una seconda per cinque ed una terza volta per altri cinque. Al termine della concessione, con la legge attuale, le aziende possono chiedere la proroga fino a termine giacimento.
Qualora vincesse il SI, insomma, le aziende non potranno più chiedere la proroga e dovranno smantellare il giacimento prima del suo fine vita.

3) L’estrazione di petrolio e gas è pericolosa?

In Italia assolutamente NO.
Consiglio di leggere questo articolo della Società Geologica Italiana – Sezione di Geologia degli Idrocarburi.
Si fanno presente alcuni punti:
1) In Italia è impossibile una catastrofe come quella del Golfo del Messico per l’assenza totale di giacimenti “in pressione”. Se accadesse l’errore eccezionale avvenuto in quel Golfo, dunque, l’acqua del mare invaderebbe il pozzo e non il contrario.
2) La paura, allora, è del “fracking“? Ecco, sappiate che in Italia è assolutamente illegale ed oltretutto, nel nostro Paese non ci sono giacimenti sfruttabili con quelle caratteristiche.
3) Temiamo i “fanghi perforanti”? Ecco, non facciamoci spaventare dal nome. Questi fanghi sono utilizzati anche per i pozzi ad acqua e non sono assolutamente “perforanti” o “chimici” ma servono soltanto ad attenuare l’attrito con la roccia della testa perforante.

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Peraltro dobbiamo far presente che in Italia non esistono giacimenti petroliferi (eccezion fatta per quello nella Val d’Agri, nell’entroterra) e tutti i giacimenti a cui si fa riferimento sono giacimenti di gas

4) Le trivellazioni provocano terremoti come quello in Emilia?

Assolutamente NO.
Questa è una delle bufale più grandi costruite negli anni sulle trivellazioni. Le trivellazioni (ed ancor di più il mantenimento di un giacimento!) non possono portare a terremoti. Riporto questo documento (leggere dalla pagina 56 in poi) di ISPRA.

5) Cosa succederà alle piattaforme in caso di vittoria del SI?

Le piattaforme dovranno, a fine concessione, cessare la loro attività
Verranno smantellate? Poco probabile. In primis chiariamoci, di certo non verranno costruite centrale eoliche e solari (dunque è inutile pensare che il referendum favorisca “energie alternative”), in secundis uno smantellamento costa parecchi milioni di euro e, sopratutto, una piattaforma è il miglior “tappo” per un giacimento ancora in vita.
Dunque le piattaforme, probabilmente, resteranno lì senza mai essere né usate né smantellate.

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6) I pozzi di estrazione minacciano la biodiversità marina?

Non ci sono dati sufficienti a giustificare questa teoria.
A prescindere dalle foto di Greenpeace i loro rapporti non sono completi e, sopratutto, prendono in considerazioni impianti dove non vengono rispettati gli standard ambientali ed i parametri previsti per legge. Degli altri dati, invece, non c’è traccia.

7) La presenza di pozzi di estrazione minacciano il turismo?

Assolutamente NO.
Le coste dell’Emilia Romagna, ad esempio, nei cui mari da decenni si svolgono queste attività, attraggono un numero di turisti altissimo. Siamo sicuri che, a livello estetico (visto che parliamo di paesaggi) una piattaforma a 12 miglia dalla costa abbia più impatto di un campo fotovoltaico o di un campo eolico?

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8) A spingere per il NO e l’astensione sono le lobbies petrolifere?

Le lobbies, ovviamente, esistono, e per definizione tentano di “spostare” parti di voti.
Ovviamente, però, non esistono solamente lobbies petrolifere che spingono per il NO ma anche lobbies “ambientaliste” (e qui le virgolette sono d’obbligo) che spingono per il SI.
Greenpeace, ad esempio, ha un fatturato di 300 milioni di Euro annui e spende moltissimi soldi per la campagna elettorale del SI! (ad esempio sui video Youtube!)

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Insomma, qui il problema non sono “le lobbies”, qui il problema è CAPIRE COSA SI STIA VOTANDO!

9) Astenersi ad un referendum abrogativo è uno “schiaffo alla Costituzione”?

Ecco, qui urge il ragionamento più complessa.
Questa teoria, portata avanti da alcuni movimenti per il SI’ che criticano, ad esempio, la presa di posizione a favore dell’astensione del Premier Renzi e della maggioranza di Governo, è assolutamente priva di un fondamento costituzionale.

QUI è possibile leggere lo stenografico della seduta dell’Assemblea Costituente dell’ottobre 1947 relativa proprio alla discussione sul Referendum e sul quorum per lo stesso.
Il deputato Tomaso Perassi (PRI), il deputato Meuccio Ruini (Partito Democratico del Lavoro), il deputato Gustavo Fabbri (Misto) ed altri deputati fecero presente che senza il quorum il referendum non avrebbe assunto una reale valenza giuridica e si rifecero alle altre legislazioni che NON prevedono il quorum per i referendum abrogativi. Si precisò, infatti (e ciò è visibile dallo stenografico di assemblea) che “il quorum del referendum deve garantire che il problema di cui bisogna decidere scuota la coscienza popolare”.
Interessanti le parole del deputato costituente Paolo Rossi (giurista, partito socialista): “…con i due quinti (la prima proposta fu di un quorum di 2/5 del corpo elettorale) sarebbe stato possibile che “una proposta abrogativa fosse coronata da successo con la partecipazione al voto del 40 per cento degli elettori iscritti. Siccome l’esperienza ci insegna che il 4, 5 o 6 per cento di schede sono nulle, potrebbe accadere […] che una legge, eventualmente approvata con una larghissima maggioranza dai due rami del Parlamento, fosse abrogata col 17 o 16 o 15 per cento degli elettori […] fatto, che sarebbe, a mio avviso, veramente deplorevole…”

Insomma, il quorum esiste ed è stato determinato dalla decisione dei DEPUTATI COSTITUENTI. Un quorum, infatti, serve a distinguere una proposta abrogativa che interessi il “popolo” da una che non lo interessa. Se un SI, infatti, è un modo per dire “voglio abrogare la legge” ed un NO è un modo per dire “non voglio abrogare la legge” una ASTENSIONE è un modo per dire “non mi interessa del quesito / non comprendo il quesito / non ho una idea precisa / se ne occupi il Parlamento”.
Insomma, astenersi è PIENAMENTE legittimo e legittimato.
L’Italia, insomma, non è la Svizzera dove non si ha quorum (QUI il riferimento Costituzionale) a causa sia di una forma molto avanzata di democrazia diretta, sia di una consapevolezza elettorale diversa da parte del popolo svizzero rispetto a quello italiano (La Svizzera, ad esempio, ha BOCCIATO un reddito di cittadinanza universale di 4000 .fr al mese, cosa sarebbe successo in Italia?).

10) Dunque, perché votiamo il 17 Aprile?

E’ chiaro a tutti che il referendum è prima di tutto una “conta politica”.
Da un lato, infatti, si ha il PD “governativo”, Forza Italia (o meglio, una parte di Forza Italia), NCD ed altri movimenti, Da un altro troviamo il PD “regionale” (guidato dal Presidente della puglia Emiliano), il M5S, la Lega Nord e tutta la galassia della sinistra più radicale (a cui si sommano quelle organizzazioni contrarie a prescindere alla politica del Governo Renzi, vedi ANPI).
Quello che mi chiedo, però, è: c’è conoscenza scientifica del fenomeno o il voto è dettato solo da logiche di appartenenza politiche? La mia idea è che questo referendum serva a “contarsi” prima delle elezioni amministrative e sopratutto del referendum costituzionale dell’autunno. Il fronte “anti-renziano” vuole superare quello “renziano” e quale è il modo migliore per farlo se non sfruttando la credulità popolare su ambiente, inquinamento e così via?
Ricordiamo, prima di votare, che il SI al referendum sul nucleare ci è già costato parecchi milione di Euro…con centrali a due passi dall’Italia ben funzionanti!
Vogliamo far la stessa cosa anche per le piattaforme?

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P.S. Ultime parole per una campagna VERGOGNOSA organizzata dai #NOTRIV. Il “trivella tua sorella”, a prescindere dalla posizione politica, è uno slogan sessista e che fa piuttosto schifo.

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Degrado Capitale – Wilkommen in Rom


Lo premetto, non abito più a Roma in maniera continuativa da 6 anni ed in questo tempo sono riuscito a disintossicarmi dalla “romanità” quasi come in una comunità di recupero.
Ho smesso di usare la parola “aò” (di cui nessuno conosce in realtà il significato) che probabilmente non ho nemmeno mai usato, ho smesso di accettare ogni disagio quasi fosse inevitabile, ho smesso di considerare il rispetto nei confronti degli altri subalterno alla mia comodità personale.
Insomma, ho smesso di essere romano, fortunatamente.

Ho vissuto per 2 anni a Milano e per 3 anni a Guardea (un piccolo borgo in Provincia di Terni) prima di tornare nella mia Milano. Solo così, però, sono riuscito a capire le differenze fra Roma ed il resto d’Italia e solo così sono riuscito ad analizzare la “vicenda capitale” senza l’occhio poco critico di chi vive questa realtà.
Chiariamoci, Roma è la perfetta capitale d’Italia. Rispecchia in pieno, infatti, il perfetto modello di “città italiana” con un trasporto pubblico poco efficiente, con una percentuale di raccolta differenziata sotto il 25%, con marciapiedi e strade sporche. Si potrebbe dire, dunque, che Roma è la perfetta dimostrazione di come un paese possa sprofondare rapidamente verso il baratro.
Chi prova a far paragoni fra Roma e Milano, comunque, ha sempre torto. Pensereste, voi, a far paragoni fra Zurigo e Brazzaville o fra Stoccolma e Dacca? Ecco, no, appunto. La differenza fra le due principali città italiane è più o meno questa.

Immaginiamo, però, di essere un turista tedesco appena arrivato a Roma.
Arrivando anche in quartieri centrali (esempio il quartiere Nomentano, un tempo fiore all’occhiello della città) il panorama che si vede è questo:

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Da notare non solo il furgoncino (abbandonato) in primo piano ma anche la folta vegetazione che rende Roma degna della Foresta Amazzonica.
Il nostro turista tedesco, a questo punto, si sentirà scandalizzato ma penserà: il centro storico è sicuramente più pulito!
Appena arrivato il turista assiste a questo spettacolo:

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Ecco, questo è uno dei fenomeni più diffusi a Roma, quello dei “camion-bar” presenti davanti ai monumenti. In realtà, per esser sinceri, il fenomeno è stato arginato da un ottimo provvedimento del sindaco Marino che, nonostante centinaia di contestazioni (guidati dallo slogan romano “e mo cccomme magnamo?”) ha vietato la presenza dei camion in alcune aree del centro storico (esempio Via dei Fori Imperiali in cui è attiva una pedonalizzazione.
Un altro problema ben presente nel centro storico è quello dei rifiuti con una raccolta differenziata che non “parte” davvero e che comunque non è efficiente come altrove:

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Osservando anche i dati di raccolta differenziata, comunque, si nota la differenza fra Roma e Milano (calante negli anni, comunque):

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In realtà, però, uno dei più grandi problemi di Roma è il COME è organizzata la raccolta differenziata. Questo schema evidenzia molto bene il problema:

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Osservando lo schema (mettendo a paragone ASM ed AMA), infatti, noteremo che:

– A Roma vetro, plastica e metalli sono inseriti nello stesso contenitore mentre altrove sono differenziati.
– A Roma organico ed indifferenziato (nero) sono inseriti nello stesso contenitore mentre altrove sono differenziati.

Questa differenza sostanziale, dunque, rende molto meno efficiente il sistema di smaltimento dei rifiuti rispetto ad altre realtà.

Sono frequenti, in città, situazioni come queste:

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Come è perfettamente visibile la maggior parte dei rifiuti sono allocati FUORI dai cassonetti ed a causa del vento sono dispersi in grandi aree.

Il nostro turista tedesco, a questo punto, prova a spostarsi dal centro storico verso l’aeroporto di Fiumicino cercando di fuggire dalla città prendendo la Metropolitana B da Colosseo verso Termini. La situazione, però, non è semplice come lui creda…

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Da circa due mesi, infatti, la situazione del trasporto pubblico Romano è questa per colpa di uno “sciopero bianco” degli autisti romani (che, come evidenziato dal sindaco, lavorano la metà dei loro “colleghi” milanesi).
Nei tunnel in giornate con temperature di più di 40 gradi la situazione è spesso questa:

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Il nostro turista, a questo punto, prendendo un Taxi si reca comunque all’aeroporto di Fiumicino pronto a prendere un volo per Frankfurt con scalo a Milano Malpensa (dove resterà per 6-7 ore, tempo di girare un poco la città).
La sua odissea è finita? Assolutamente no!

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A Fiumicino, infatti, a 3 mesi di distanza dall’incendio che il 7 Maggio ha devastato il Terminal 3 dell’Aeroporto (a causa probabilmente di una disattenzione del personale) la situazione è ancora drammatica con ritardi ed annullamenti molto diffusi.
Peraltro, qualche giorno fa, un incendio nella vicina pineta di Focene (per colpa, guarda caso, di un rogo partito da un cumulo di rifiuti) ha causato un blocco dell’operatività dello stesso aeroporto internazionale portando Alitalia ad ipotizzare addirittura una “fuga” dallo scalo romano. Ogni tipo di prenotazione, a 3 mesi dall’incendio, è ormai “in sospeso” fino al momento della partenza sia se si tratti di merci, sia se si tratti di passeggeri rendendo quindi difficile “rintracciare” i prodotti (nel caso del traffico merci).
In realtà, comunque, la situazione dell’aeroporto di Fiumicino non è mai stata rosea con dei disagi permanenti che riguardano sia lo stato del trasporto passeggeri sia quello del trasporto merci (con disservizi continui in caso di pioggia anche causati dalla non abitudine di proteggere dalle intemperie i pallets). Il problema, sicuramente, non è solamente a livello economico (nonostante i buchi di ADR) ma è spesso di “poca voglia” e di “sciatteria“, tipica della città eterna.
Oltretutto il problema del transito bagagli è uno dei seri problemi che sconsiglia ai passeggeri di arrivare a Fiumicino anche come scalo per voli internazionali. Anche Malpensa ha questo problema? Si, lo aveva, ma perlomeno negli anni è stato risolto.

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Il nostro turista, però, riesce comunque nonostante le ore di ritardo a lasciare l’aeroporto di Fiumicino ed atterra, dopo un ora di volo, all’aeroporto di Malpensa.
Qui, la situazione, sebbene non perfetta, è assolutamente diversa. L’aeroporto di Malpensa, infatti, nonostante NON sia perfetto, è sicuramente il più efficiente aeroporto italiano di gran lunga (o forse l’unico aeroporto davvero efficiente) ed uno degli aeroporti “non-hub” migliori in Europa come evidenziato da ACI Europe Best.
Al nostro turista, abituato all’efficienza teutonica, salterà subito all’occhio l’ottima rete di collegamenti dell’aeroporto di Malpensa collegato alla città di Milano mediante tre treni (Malpensa Express, treno AV e treno “tradizionale”) e mediante due autostrade (A8 ed A4):

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A questo punto il turista tedesco incuriosito dalla città lombarda arriva in centro a Milano. Quello che vede, nonostante (e lo ripeto per evitare fraintendimenti) la non perfezione, è un modello di città più vicino agli standard europei che a quello (fallimentare) romano.

Il suo occhio va subito alle piste ciclabili e, osservando in rete troverà che le piste milanesi sono di 41,1 kilometri (su una superficie di 181 kmq) mentre quelle romane sono di 8,8 kilometri (su una superficie di quasi 1800 kmq). La differenza, insomma, è abissale.
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A Milano, oltretutto, il nostro turista troverà una rete di metropolitane molto efficienti con un servizio puntuale e con (quasi) tutte le zone della città raggiunte e tutte le zone raggiunte nei prossimi anni.

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Insomma, il turista tedesco rimane estasiato. Anche in Italia, dunque, è possibile costruire metropolitane? Anche in Italia, dunque, è possibile avere delle piste ciclabili?
Il nostro caro turista a questo punto inizia a leggere un giornale e l’occhio gli cade subito su una manifestazione, “Nessuno Tocchi Milano” indetta con l’obiettivo di ripulire la città dopo la DEVASTAZIONE attuata dai black bloc nel corteo “No Expo” del I Maggio.

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Il nostro turista, dunque, si chiede. Perché non è possibile fare la stessa cosa anche a Roma, città evidentemente più sporca di Milano?
Poi da un’altra occhiata al giornale e legge una proposta, fatta dall’attore Alessandro Gassmann che propone di “pulire tutti insieme la città”. Guarda le risposte, sulle pagine Facebook e sul sito del giornale che, più o meno si riassumono così:
“Noi pppagamo il comune, perché dobbiamo pulire noi?”. Il turista tedesco allora pensa: “E perché dobbiamo sporcare, allora? Perchè ridurre la città ad una pattumiera? Per quale motivo?”

Poi scopre che, a Roma, per merito del sindaco Marino esiste un servizio dal nome Io Segnalo che permette di segnalare i disservizi della città ed eventuali infrazioni automobilistiche (un esempio in foto):

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Il turista allora esclama: “Che bella iniziativa!Chissà come saranno contenti i cittadini romani!”. Ecco, caro turista, non proprio. In rete il commento più gettonato è stato questo:

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Il nostro caro turista torna da Milano a Malpensa e poi, tranquillamente, torna in Germania.
Il viaggio del turista tedesco finisce qui. Ha apprezzato le bellezze di Roma ma ha giurato che non tornerà più. Fa troppo male, infatti, vedere una città “eterna” in cui ormai eterni sono solamente gli orribili disservizi.

Il nostro viaggio per Roma, però, deve obbligatoriamente finire con una considerazione:

Il problema del romano medio è sempre stato uno: il dare la colpa agli altri. Attaccare Comune, Provincia, Regione e così via è tipico di un cittadino che pensa di poter vivere “di storia” e che non è pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Che futuro ha una città in cui nessuno rispetta le precedenze nelle rotatorie (pensando di aver ragione)? Che futuro ha una città in cui le persone utilizzano parcheggi per invalidi come parcheggi standard? Che futuro ha una città in cui le persone regolarmente utilizzano il famoso “benaltrismo” nell’analizzare i problemi?
Roma, purtroppo, nonostante il sindaco Marino è una città ormai perduta. Prima di cambiare la politica, infatti, bisognerebbe cambiare la mentalità dei romani ormai inamovibile da più di 2000 anni.

 

 

1992-2015. Storia di un Paese che non cambierà mai. #iostoconuber


 15 Gennaio 1992

Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Bill Clinton.
Il Presidente del Consiglio Italiano è Giulio Andreotti (morto nel 2014).
Il Presidente della Repubblica Italiana è Francesco Cossiga (morto nel 2010).
Il Presidente della Repubblica Francese è Francois Mitterrand (morto nel 1996).
Il Papa è Giovanni Paolo II (morto nel 2005).
Il primo SMS della storia non è ancora stato inviato (verrà inviato da PC a PC nel Dicembre 1992 e da cellulare a cellulare nel gennaio 1993).
Non esistono “sistemi operativi windows” e Microsoft utilizza Windows 3.1 su sistema MS-DOS.
In Italia viene approvata la “Legge Quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi non di linea”

26 Maggio 2015.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Barack Obama (nel 1992 aveva 31 anni).
Il Presidente del Consiglio Italiano è Matteo Renzi (nel 1992 aveva 17 anni)
Il Presidente della Repubblica Italiana è Sergio Mattarella (nel 1992 aveva 51 anni).
Il Presidente della Repubblica Francese è Francois Hollande (nel 1992 aveva 38 anni).
Il Papa è Francesco I.
Gli SMS sono ancora utilizzati ma sono stati “superati” da servizi di messaggistica istantanea. Il più diffuso di questi è What’s App fondata da Jan Koum (nel 1992 aveva 16 anni) e da Brian Acton (nel 1992 aveva 20 anni).
L’ultimo sistema operativo Microsoft (diretta da Satya Nadella che nel 1992 aveva 25 anni) è Windows 8.1 mentre MS.DOS è stato abbandonato nel 1995.
Sono nati i “social network“. I più diffusi sono Facebook, fondato da Mark Zuckerberg (nel 1992 aveva 8 anni) e Twitter, fondato da Jack Dorsey (nel 1992 aveva 16 anni). Il sito web più cliccato al mondo è Google (fondato nel 1997), presieduto da Larry Page (nel 1992 aveva 19 anni).
Il tribunale di Milano dichiara UberPop illegale per violazione delle norme contenute nella legge 15 gennaio 1992.

Notate qualche stranezza in questo elenco di avvenimenti e di questioni?
Ecco, io si.
In 23 anni il mondo si è evoluto, è mutato, ha cambiato completamente faccia e si è mosso verso la rivoluzione tecnologica mentre l’Italia, nel suo immobilismo, è rimasta ferma al palo.
Oggi, dopo un ricorso presentato da TASSISTI (il maiuscolo è per evidenziare che la vittoria non è del consumatore, come peraltro evidenziato QUI da Codacons ma di una lobby) il Tribunale di Milano ha deciso di bloccare il servizio UberPop diffuso in quasi tutto il mondo per “concorrenza sleale in violazione con la Legge 15-01-1992”  e di concedere 15 giorni all’azienda statunitense per bloccare il servizio. Come è possibile che, dopo 23 anni, si consideri ancora attuale una legge che non poteva prevedere la presenza di servizi così innovativi? Come è stato possibile, oltretutto, che non si sia pensato a regolarizzare Uber prima di un passaggio parlamentare?
Lo stesso Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il 14 Maggio 2014, aveva dichiarato di “trovare Uber un servizio straordinario” e di voler “regolarizzare la situazione”. Per quale motivo dopo più di 1 anno non si è riusciti a trovare una soluzione? Per quale motivo in questo Paese le lobby riescono sempre ad avere la meglio?
Per quale motivo, in Italia, sono le innovazioni a doversi “adeguare” a norme che non possono prevedere la loro esistenza e non si verifica mai il contrario?
Per quale motivo, sopratutto, lo Stato Italiano agisce sempre e comunque per penalizzare i consumatori e limitare la concorrenza?

La risposta a questa domanda, secondo me, è sempre la stessa:
Le Lobbies, in Italia, controllano ancora buona parte del mercato e sono “bacini” di voti per i vari partiti politici che quindi non hanno assolutamente voglia di smantellarle (o di regolamentarle). Ecco perché le lobbies vincono ed ecco perché questo paese resta fermo a 23 anni fa.

#iostoconuber

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Il fine NON giustifica i mezzi – Cronache di guerriglia urbana – #Expo2015


Come tutti sapete oggi, I Maggio 2015, si è aperta a Milano Expo 2015, Esposizione Universale assegnata al capoluogo lombardo e dal titolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita“.

Ovviamente, come ogni grande evento in Italia, Expo è stato accompagnato dalle polemiche relative alle infiltrazioni mafiose, ai costi troppo elevati ed alla presenza, come main sponsor, di aziende come McDonald’s e Nestlè (considerazione personale: chi può sponsorizzare eventi del genere se non multinazionali che hanno capacità economiche adeguate? Vi aspettavate il porchettaro di Ariccia?).

Oggi, però, a poche ore dal messaggio di apertura esposizione del Premier Renzi, è successo il finimondo:
Un gruppo di black block, protetti da uno dei cortei sparsi per la città, ha iniziato, come ben visibile in questo video ad assaltare Polizia, Carabinieri, GDF ed a dar fuoco a negozi, scooter ed automobili parcheggiati nelle vie limitrofe. Insomma, Milano, per mezza giornata, sembrava non una città italiana ma una città siriana contesa fra Governo di Assad ed ISIS.
Comunque l’andazzo si poteva già intuire dal corteo di ieri (pacifico ma non troppo con vetrine danneggiate e mura imbrattate) e da comunicati presenti in rete che prevedevano atti violenti e vandalici.
E’ una vergogna, però, che nel 2015 ci siano ancora personaggi pubblici che, pur condannando la violenza, giustifichino il fine di queste manifestazioni (fra questi devo citare, per onor di cronaca, il rapper Fedez) e non si scaglino SENZA SE E SENZA MA contro questi vandali che mettono a ferro e fuoco una città.

Osservando queste immagini potete comprendere quanto sia grave ciò che è successo a Milano:

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Insomma, come è possibile giustificare questi atti di violenza? Come è possibile dare anche una minima giustificazione a chi mette a ferro e fuoco una città?
Ascoltando questa intervista fatta ad un ragazzo nei momenti che hanno seguito il corteo il sangue inizia a congelarsi. Come si può dire che “E’ giusto spaccare tutto“?
Come si può dire che “E’ una protesta ed alle proteste è giusto fare un po’ di bordello” ?

Insomma, quanto successo a Milano non deve assolutamente succedere di nuovo ma, prima di tutto, sarebbe bene iniziare, con le parole, a condannare episodi del genere ed a stringersi intorno a chi, con grande coraggio e grande forza d’animo, è sceso in strada dopo la manifestazione per ripulire la sua città. Inoltre, per concludere, non cataloghiamo questi episodi come “violenza simbolica”. Questa NON è violenza simbolica, è violenza vera e come violenza vera va combattuta. Senza se e senza ma.

Isis, dentro l’esercito del terrore: tra social media e Dio – #ijf15


Perugia, Festival del Giornalismo, 18 Aprile 2015, Sala Raffaello, Hotel Brufani.
Il giornalista freelance Fabio Chiusi, Marta Serafini del Corriere della Sera ed Eugenio Dacrema, ricercatore presso l’Università di Trento, parlano di ISIS ed, in particolare, del rapporto dello “Stato Islamico” con i media.

Già un bell’articolo è stato scritto sull’argomento dunque mi concentrerò in particolare sul rapporto fra crescita dello Stato Islamico e propaganda mediatica aiutata anche dalla grande attenzione data dai media tradizionale alle presunte “conquiste” di ISIS.

QUI E’ POSSIBILE VEDERE IL VIDEO INTEGRALE

Il fenomeno ISIS, come spiegato benissimo dagli speaker è stato facilitato proprio da un fantastico utilizzo da parte degli “strateghi” dello Stato Islamico di mezzi di comunicazione professionali e di uno stile propagandistico “occidentali” condito anche da video di arruolamento simili a famosi video giochi (vedi GTA).
Spesso la potenza militare di ISIS nemmeno assomiglia alla sua potenza mediatica anche a causa del fatto che, nei territori occupati dallo Stato Islamico, è quasi impossibile ricevere informazioni da fonti che non siano membri delle due parti impegnate nel conflitto. Molti giornalisti, quindi, utilizzano gli stessi video di ISIS per spiegare la situazione non riuscendo, dunque, a rappresentare la realtà del conflitto.

Negli ultimi mesi, per esempio, è arrivata in Europa la notizia di una fantomatica conquista da parte di ISIS della città libica di Sirte. La realtà, però, è ben diversa. Un gruppo locale, in difficoltà ed a corto di territori ha sfruttato il nome “ISIS” dichiarando una comunione di intenti per poter acquisire visibilità a livello internazionale ed ISIS, in contemporanea, ha sfruttato la situazione per poter dichiarare “Siamo in Libia”. In realtà nessun combattente di ISIS è mai arrivato in Libia anche perché, per raggiungere la Libia dalla Siria e dall’Iraq i combattenti avrebbero dovuto attraversare Giordania ed Egitto. ISIS, però, con questa campagna mediatica rafforzata da video di decapitazioni e di distruzione, è riuscita a far passare il proprio messaggio, a sembrare più forte e quindi ad attirare proseliti nei territori e “foreign-fighters” dai paesi europei.

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Osservando le mappe si capisce che la forza di ISIS è comunque limitata ad un territorio compreso fra Siria ed Irak e, soprattutto, si nota che le forze Governative di Bashar Al-Assad e le forze curde stanno conquistando territori appartenuti ad ISIS.

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ISIS, nella regione mediorientale, sfrutta oltre alla propaganda (di cui ho parlato in precedenza) anche la debolezza dei Governi locali spodestati in passato da interventi stranieri (vedi Iraq) o comunque resi fragili da forti pressioni internazionali (vedi Governo di Assad in Siria).
La Libia, comunque, ad oggi non è sotto il controllo di ISIS ma di tribù locali che si associano allo Stato Islamico per pura convenienza.

Un’altra domanda che spesso viene fatta è: come fanno le donne a simpatizzare per ISIS?
Ecco, anche da questo punto di vista la strategia di ISIS, come evidenziato da Marta Serafini, è molto efficace e diretta.
Spesso, infatti, vengono riprese dai media islamici donne appartenenti ad ISIS armate fino ai denti e su grandi automobili

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Questo messaggio serve, dunque, a spiegare alle occidentali (ed alle islamiche indecise) che, arruolandosi ad ISIS, potrebbero diventare ricche e raggiungere tutti gli obiettivi prefissati nella propria vita.

Il messaggio di ISIS alle donne, inoltre, prevede l’utilizzo di animali (in particolare gatti) e di dolciumi (Nutella, simbolo del sogno americano) per far credere che la vita all’interno dei territori del Califfato sia una vita normale con regole ferree ma anche con “divertimenti” e con attimi di piacere
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Insomma, la strategia di ISIS è molto complessa ma sopratutto molto efficace. Cosa deve fare, dunque, la stampa internazionale?
Intanto bisognerebbe evitare di pubblicare immagini e video di decapitazioni per evitare di rafforzare il messaggio di ISIS. Bisogna infatti far capire ai cittadini che ISIS è semplicemente un fenomeno sopravvalutato con libertà e possibilità di affermarsi solamente all’interno di Stati deboli o di democrazie non formate. Molto più pericolosa, d’altronde, è la guerra santa di Al Qaeda, gruppo più radicato nei territori, più forte militarmente e, sopratutto, tremendamente più ricco.
ISIS, quindi, può essere sconfitto tramite una forte iniziativa geopolitica (di questo ne parlerò in futuro) ma anche, e soprattutto, evitando di rafforzare mediaticamente il movimento.
Come dice un vecchio detto “Bene o male l’importante è che se ne parli”. Ecco, contro ISIS sarebbe importante se ne parlasse meno e, sopratutto, si facesse evitando di pubblicare immagini provenienti dalla propaganda dello Stato Islamico.

Uber – Una storia di successo – #ijf15


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Perugia, Sabato 18 Aprile 2015 – Teatro della Sapienza.
In un incontro nell’ambito del “Festival del Giornalismo” moderato dal giornalista Alessio Jacona si è parlato di come, nel 2015, è possibile promuovere, costruire e proteggere (e sopratutto raccontare al pubblico) un brand. Ospiti dell’evento Laura Didoni del gruppo Luxottica, Filippo De Caterina direttore della comunicazione di L’Oreal, Carlotta Ventura di Telecom Italia (che a breve diventerà TIM) e, sopratutto, Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia.

CHI VOLESSE VEDERE IL VIDEO INTEGRALE PUO’ CLICCARE QUI

Da parecchio tempo mi occupo, nella mia attività su Twitter, di promuovere il brand di Uber anche attraverso il lancio dell’hastag #iostoconuber attraverso il quale tutti gli utenti Uber possono promuovere un servizio innovativo che sta cambiando completamente il trasporto in un Paese che, prima dell’arrivo della nuova applicazione, era fermo agli anni ’80.
Ho deciso quindi di seguire la conferenza e di concentrarmi particolarmente sulle parole di Benedetta Arese Lucini che da qualche anno ricopre un ruolo non facile (anche per colpa delle minacce in stile mafioso rivolte lei da tassisti milanesi) cioè quello di General Manager di Uber.
Attraverso le sue parole è possibile tracciare un quadro di questa società che, in 6 anni (Uber viene fondata a San Francisco nel 2009) è riuscita a passare da semplice start-up a grande multinazionale con un fatturato presunto di 1 miliardo di dollari.

Come funziona Uber?
Il cliente deve scaricare una applicazione dal proprio smartphone Android, Apple o Windows Phone, deve registrarsi al servizio e, caricando il numero di una carta di credito o di debito può automaticamente cercare, all’interno di una delle città coperte (per ora in 53 Paesi e più di 250 città in tutto il mondo; in Italia Uber è presente a Torino, Genova, Milano, Padova e Roma) una automobile Uber. I servizi Uber presenti in Italia sono di tre tipi:
UberPop: Servizio Low Cost di Uber / Car Sharing.
UberBlack: Servizio Uber effettuato da società NCC con automobili di lusso.
UberVAN: Servizio Uber effettuato da società NCC con VAN.
Attraverso l’applicazione è possibile dunque fare una ricerca e la più vicina automobile Uber verrà a prendervi. Ovviamente il driver Uber può vedere una “valutazione” del cliente (da 0 a 5 stelle) per decidere se accettare o no la corsa.
A fine corsa l’importo verrà scalato dalla vostra carta di credito o debito e voi potrete dare una valutazione al vostro driver.
Questa innovazione (valutazione dell’autista) permette quindi alla società di controllare il comportamento dell’autista e quindi di poter attuare varie soluzioni.

Perché Uber è innovativo?
L’Italia è sempre stato un paese governato dalle corporazioni ed in questo discorso è da includere anche il trasporto pubblico. La corporazione dei taxisti, infatti, è stata sempre potentissima ed in grado di bloccare OGNI tipo di liberalizzazione del servizio (vedi liberalizzazioni decise dal Ministro Bersani durante il Governo Prodi).
Uber è riuscito, attraverso una fortissima riduzione dei prezzi (con UberPop si risparmia un buon 25-30% rispetto ad un servizio Taxi) ad attirare moltissime persone (in particolare giovani) ed a destare una polemica comunque costruttiva.
Come viene spesso detto nell’ambito della comunicazione “nel bene o nel male l’importante è che se ne parli” e le grandi polemiche dei tassisti hanno facilitato l’azienda ad emergere ed a conquistare una importante quota di mercato.
Uber inoltre è un servizio molto innovativo proprio perché riesce a conciliare una necessità (trasporto in una città) con una forte vocazione tecnologica (utilizzo di un app, pagamento con carta di credito o debito) e, per questo motivo, ha destato scandalo in Nazioni, come Italia e Francia, ancora ancorate a mentalità retrograde.
La lotta dei tassisti contro Uber, infatti, come specificato dalla stessa Arese Lucini non è solamente una lotta per il “servizio pubblico del Terzo Millennio” ma è una lotta dell’Italia stessa contro un futuro che è impossibile ignorare.

Come funziona il marketing di Uber?
Un’altra innovazione portata da Uber è proprio il marketing molto aggressivo ed una forte propensione verso il “passaparola”. Sia a voce che attraverso i social, infatti, amici si passano informazioni su Uber e quindi spingono altre persone ad utilizzare il servizio.
Come detto dalla stessa manager, infatti, la discussione sul trasporto pubblico è assolutamente cambiata ed il termine “taxi”, ormai, è ricercato da moltissime persone su Google proprio a causa dell’avvento di Uber nel mercato europeo ed in questo caso italiano.
Il servizio di passaparola oltre ad un forte marketing in rete permette quindi di ignorare completamente i “media tradizionale” portando dunque ad un forte risparmio nella spesa per la “pubblicità tradizionale”. Alcune iniziative come quella della collaborazione con AIL o quella della corsa gratuita durante gli scioperi permettono ad Uber di affermarsi in un mercato che è assolutamente insaturo e che necessitava di nuovi ingressi.
Dopo l’ingresso di Uber, infatti, anche alcuni servizi di taxi hanno dovuto “innovarsi” con la creazione di applicazioni come “MyTaxi”.

Come vedete in questa discussione non ho parlato assolutamente di diatribe legali (che finora, comunque, stanno dando ragione ad Uber) ed ho solamente fatto un piccolo accenno (per dovere di cronaca) alle schifose minacce (che continuo a definire MAFIOSE) da parte dei tassisti nei confronti della manager di Uber.
A questo punto, ovviamente, la scelta fra Uber, altri NCC o i taxi tradizionali sta a voi. Non è corretto, però, cercare in nome di una legge vecchissima ed in nome di un sistema di licenze degno del Quarto Mondo di impedire ai driver Uber di lavorare. Seguendo questo ragionamento, infatti, i negozi sarebbero dovuti “insorgere” dopo la liberalizzazione delle licenze ed i grandi gruppi commerciali dovrebbero protestare ogni giorno contro Ebay, Amazon ed altre multinazionali che permettono ad utenti di acquistare da tutto il globo.
Il mondo, insomma, sta cambiando molto rapidamente e per l’Italia è impossibile tirarsi indietro. Uber è una grande opportunità per il paese, per quale motivo costringere la società a lasciare il Paese e quindi tornare indietro di 20 anni?

Forza Uber.
Forza Benedetta.

Caro Beppe ti scrivo, così mi distraggo un po’…


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Caro Beppe ti scrivo.
Ho letto l’articolo del tuo blog (scritto ieri) che loda l’iniziativa “Stop Vivisection” che propone al Parlamento Europeo di abrogare la direttiva sulla sperimentazione animale ed a promulgare una nuova proposta che la abolisca completamente “rendendo nel contempo obbligatorio per la ricerca biomedica e tossicologica, l’uso di dati specifici per la specie umana”
Caro Beppe, io non so se tu sai cosa stai firmando, non so se hai dei consulenti scientifici che ti hanno informato della raccolta firme o se, in fondo, hai ascoltato solamente i promotori dell’iniziativa, una parte minima della comunità scientifica internazionale.
Hai letto la proposta, caro Beppe? Hai letto cosa si propone?
Ti consiglio, se non lo hai ancora fatto, di osservare questi articoli scritti dal comitato scientifico di Telethon e dal comitato scientifico di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro):

– Telethon: Sperimentazione Animale, per capirne di più
– Airc: La Sperimentazione Animale

Ti consiglio in particolare di concentrarti sulle seguenti affermazioni:

“..Perché non possiamo ancora fare a meno degli studi che coinvolgono gli animali per trovare cure per il cancro.
Molte persone sono a disagio all’idea che i test negli animali di laboratorio siano indispensabili a provare la sicurezza e l’efficacia di ogni nuova cura. Il disagio è più che comprensibile, ma ci sono ragioni serie per cui gli animali sono alleati indispensabili della ricerca di nuove terapie, e la prima ragione è la sicurezza.
Alcuni effetti di una terapia compaiono infatti soltanto in un organismo completo, dotato di tutti gli organi che possono ricevere e modificare la terapia stessa, ma non nelle cellule isolate che si usano nei primi esperimenti in vitro…”

“…La posizione di gran parte della comunità scientifica è che invece gli animali possano rappresentare un buon modello per studiare i meccanismi di una malattia: la scelta di un animale da laboratorio non è casuale, ma dipende dal livello di complessità di quella specie, da quanto la si conosce, da quanto sia “naturalmente” affetta dalla malattia che si sta studiando, da quanto un certo organo sia simile al suo corrispettivo umano. Per esempio, i topi condividono con l’uomo l’85% del patrimonio genetico, mentre le funzioni dei geni sono identiche (un roditore è assai probabilmente alle origini dell’albero evolutivo che ha portato all’Homo sapiens).
Si stima che i modelli animali abbiano mediamente una predittività del 70%, con variazioni che vanno dal 30% della pelle al 90% del sangue. Resta un 30% di tossicità non prevista: agli scienziati spetta il compito di rendere i test in cellule più efficaci possibile, in modo da fermare la maggior parte dei progetti a questo livello e portare avanti solo quelli che hanno altissima probabilità di essere curativi per i pazienti…”

Spero che, dopo aver letto questi articoli e dopo essersi documentato “ritiri” la sua firma ben comprendendo che, ad oggi, abolire la sperimentazione animale significa FERMARE LA RICERCA IN ITALIA.
Magari chieda consiglio ad una sua senatrice, Elena Fattori che, da esperta nel settore, si batte A FAVORE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE considerata (come giusto che sia) ben diversa dalla VIVISEZIONE.
Anche il nome dell’iniziativa a cui lei ha aderito, “Stop Vivisection” presenta un nome fuorviante. La Vivisezione è illegale da parecchi anni mentre la Sperimentazione Animale è, ad oggi, necessaria.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato, nei due anni di legislatura nel Parlamento Italiano, alcune proposte molto interessanti come quella sulla cancellazione di Equitalia (che condivido in pieno) ma non può battersi contro la scienza e contro la ricerca scientifica.
Dei 105 Premi Nobel per la medicina dal 1900 al 2015 91 hanno fatto ricerca sugli animali come garantito da ari.info.

Ti consiglio anche di osservare i seguenti link che dimostrano dei risultati enormi ottenuti attraverso la sperimentazione animale:

– Quadriplegic woman flies F-35 with nothing but her thoughts
 Interazione fra un enzima ed una proteina alla base della SLA
 Ricerche nell’istituto Max Planck.

Caro Beppe, visto che ama molto la rete può cercare su Google informazioni (reali) sulla sperimentazione animale. Può contattare il Professor Caminiti dell’Università di Roma “La Sapienza”, può contattare l’Associazione Luca Coscioni, può contattare altre associazioni che si battono per la libera ricerca e la libera scienza in Italia.
Lo faccia, caro Beppe e vedrà che, dopo aver ascoltato voci differenti, eliminerà la sua firma dalla petizione e si batterà per la vera scienza.

P.S.
Consideri che a difendere “Stop Vivisection” è LAV, Lega Anti Vivisezione, una associazione (Onlus) che ha degli aspetti poco chiari (come può vedere in questi articoli).
Inoltre la stessa associazione denuncia chi si oppone al loro pensiero per “Diffamazione a mezzo stampa” (come successo a me), una forma di censura che lei ha criticato aspramente in passato con questo articolo.
Ci ripensi, caro Beppe, ci ripensi.

Alcune cose che mi piacciono (ed altre che mi piacciono meno) di Matteo Salvini


Ho ascoltato con molta attenzione attraverso il video Youtube la manifestazione di Lega Nord e Sovranità a Roma, in Piazza del Popolo, il 28 Febbraio.

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Ho ascoltato proposte serie, ho ascoltato slogan populisti, ho ascoltato fatti concreti.
Alcune cose mi sono piaciute, altre no ed ora cercherò, con un po’ di precisione, di spiegarvene dieci:

1) Flat Tax – MI PIACE

Il sistema fiscale italiano è probabilmente uno dei più iniqui al mondo.
Il total tax rate, secondo i dati della WorldBank, ha raggiunto nel 2014 il 65,4% e, secondo questi dati, in una giornata lavorativa di 8 ore, ogni cittadino lavora 5 ore per lo Stato Italiano.
La Flat Tax è una alternativa? Sicuramente SI. Portare infatti l’intera tassazione sui redditi al 15% è cosa buona e giusta. Ci sarebbe (come fatto notare da qualcuno) il problema della “progressività delle imposte” inserito nella Costituzione Italiana che, però, può essere risolto tranquillamente.
Come fare dunque? Basta portare le imposte per i redditi più bassi al 14,5% e la progressività è fatta. Facile no?
Il problema del sistema fiscale, però, è più complesso.
Un piano di riforma fiscale da attuare in Italia è ben visibile in questo articolo scritto da Matteo Gianola per “The Fielder”.
La proposta di Salvini, comunque, mi pare razionale e la appoggio al 100%.

2) “Lo Stato è il vero nemico ed il primo Strozzino dell’Italia” – MI PIACE

Da anni mi batto contro le ingerenze dello Stato Ladro nell’economia.
Sentire, dunque, un leader di un partito di centro-destra (??) contestare lo Stato mi piace e non poco. Lo Stato Italiano, infatti, opprime ogni libertà economica in Italia ed impedisce ai cittadini di investire nel Paese.
Vorrei sentire Salvini schierarsi contro il “solve et repeta”, una truffa burocratica Italiana che impedisce ai cittadini vessati da Equitalia e dalla Agenzia delle Entrate di contestare le sanzioni ingiuste PRIMA di averle pagate.
Combattere lo Stato, comunque, deve essere il primo punto di ogni programma elettorale. La frase, dunque, MI PIACE.

3) Gli immigrati sono i nostri nemici – NON MI PIACE

Le proposte di Salvini sull’immigrazione sono da un lato quelle che permettono lui di guadagnar voti (sfruttando la paura e la crisi), da un altro quelle che dimostrano tutto il populismo della Lega Nord nel 2015.
Salvini dovrebbe capire che il creare una guerra contro l’immigrazione e contro l’Islam è proprio il progetto di ISIS e delle altre componenti del terrorismo fondamentalista.
Sull’immigrazione, dunque, servirebbe meno demagogia e più concretezza. Apprezzo il suo viaggio in Nigeria (che però oggi è dilaniata da una guerra civile) ma serve di più. Vorrei dunque sentir parlare Salvini di accordi con i paesi di partenza, di accoglienza per i profughi e di “inserimento” degli immigrati regolari oltre che di respingimenti dei clandestini. A quel punto, si la proposta diventerebbe concreta.

4) La prostituzione va legalizzata – MI PIACE

La legalizzazione della prostituzione sul modello svizzero o tedesco è uno dei punti fermi del programma “sociale” della Lega Nord.
La domanda vera è: perché contrastare questo punto?
La prostituzione esiste fin dai tempi degli antichi greci e combatterla è solamente pura demagogia. E’ necessario, però, per tutelare il “buon costume” e la salute pubblica (anche quella delle prostitute) legalizzare la prostituzione e riaprire le “case chiuse”, chiuse (scusate il gioco di parole) dalla Legge Merlin.
Qui, in un articolo, ho cercato di spiegare perché un liberale non può dirsi “contrario” alla legalizzazione della prostituzione e perché bisogna scagliarsi CONTRO le multe ai clienti delle prostitute.
Questa proposta (anche se vorrei vedere numeri e dati più concreti) mi piace assolutamente.

5) Le multinazionali vanno tassate in Italia – NON MI PIACE

Questo punto del programma di Giorgia Meloni (presente alla manifestazione) poco mi piace.
E’ giusto che le multinazionali sfruttino il sistema fiscale più conveniente per poter offrire il miglior servizio possibile oltre che assumere lavoratori (parliamo di grandi imprese come Google, Ebay, Apple o Amazon) e non licenziarne.
Per quale motivo la Meloni parla di “far pagare le tasse in Italia”? Non basterebbe la frase di Salvini “Abbassiamo le tasse in Italia per renderla un paradiso fiscale”?
Insomma, noto un po’ di incoerenza.

6) I rapporti con Sovranità e Casa Pound – NON MI PIACE

Questo è sicuramente il punto più controverso della manifestazione.
Come può un partito che si definisce “liberale” con proposte economiche (alcune) in senso liberista allearsi e manifestare al fianco di alcuni fautori della Destra Sociale da sempre contrapposta a quella liberale?
Casapound si definisce movimento di “fascisti del terzo millennio” e questo NON MI PIACE. Di Stefano non è Mussolini e non ci sono rischi per la democrazia (??) del Paese ma, di certo, non credo che da CasaPound possa nascere una alternativa di Governo.

7) Le bandiere russe sul palco – NON MI PIACCIONO

Le bandiere russe sul palco della Manifestazione della Lega Nord sono uno dei punti che mi spingono, in maniera fortissima, a NON votare Matteo Salvini alle prossime elezioni.
Salvini parla di “Stato nemico dei cittadini”, di “libertà”, di “assenza di democrazia in Italia” e poi dietro di lui sventolano bandiere che si rifanno al regime russo di Vladimir Putin?
Ok, i “libertari per Putin” in Italia sono molti ma, se si vuol convincere quel centro-destra “liberale” a votare Lega Nord bisogna smetterla di rincorrere la Russia. Le sanzioni sono sbagliate (come lo è l’embargo americano verso Cuba nb.) ma non bisogna, per criticare una finta democrazia (quella italiana), appoggiarsi ad un vero regime (quello Russo).
Insomma, Salvini, tira giù quelle bandiere.

8) La Legittima difesa non è mai “eccessiva” – MI PIACE

Finalmente un leader politico dice la frase che da sempre penso: “Chi entra a casa mia in piedi potrebbe uscire da casa mia steso”. Ovvio, direi.
La legge sulla legittima difesa in Italia è quanto di più astruso si possa trovare e, leggendo l’articolo 55 del Codice Penale si capisce perché:

“..Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54 (1), si eccedono colposamente (2) i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo (3)…”

Osservando le note si capisce che, in fondo, un cittadino non può difendersi come vuole all’interno della sua proprietà e, la sua difesa, deve essere “proporzionale all’offesa”.
Credo che ciò sia quanto di più sbagliato uno Stato possa fare. Se entra un ladro con un coltello devo rispondere con il coltello? Se entra un ladro con una katana devo uscir di casa, comprare una katana ed utilizzarla? Insomma, l’applicazione formale dell’articolo 55 rende più facile delinquere e meno facile difendersi.
Cancellare l’articolo 55 del Codice Penale e permettere ad un cittadino di difendersi da un criminale o di difendere le proprie cose (ed i propri cari) è semplicemente SACROSANTO.
Proposta eccellente, insomma.

9) Opposizione ai diritti civili – NON MI PIACE

Questo punto è stato toccato poco dalla manifestazione ma si sa che, Matteo Salvini e la Lega, sono fortemente contrari ad alcuni diritti civili come il matrimonio omosessuale, la possibilità di adottare bambini per coppie omosessuali, la fecondazione eterologa e l’eutanasia.
Una destra liberale, secondo il mio parere, deve invece lottare per la libertà del cittadino in OGNI campo, non solo in economia.
Che Salvini stia cercando di strizzare l’occhio al Vaticano?

10) Dal Federalismo al Centralismo – NON MI PIACE

Altro punto controverso della “svolta Salviniana” al pari di quella della “Bolognina” (dove si passò dal PCI al Partito Democratico di Sinistra) è il passaggio dal federalismo (e dall’indipendentismo) al neo-centralismo.
Osservando questo video si capisce come dal secessionismo e dall’indipendentismo (“Prima il Nord”) si è passati ad una forte difesa dell’unità nazionale e della “identità nazionale”.
Perché la Lega si è spostata verso Casa Pound abbandonando i soliti temi leghisti? Perché la Lega ha spostato l’odio sociale dalla Roma Centralista all’immigrazione clandestina?
Semplice, per pura convenienza politica. Salvini sa che i temi indipendentisti interessano solo una piccola parte della popolazione mentre mentre la maggior parte è colpita dalla crisi economica e dall’ “odio verso il diverso”.
Questa svolta, però, poco mi piace.

 

 

Solve et Repete – Follia tutta Italiana (ma c’è chi lo combatte)


Il Tea Party Italia aderisce alla campagna dell’ex consigliere regionale di Forza Italia del Lazio Andrea Bernaudo (FI) oggi responsabile nazionale del Soccorso Azzurro partite IVA che ha pubblicato sul web, nella pagina facebook dell’associazione SOS partita IVA, la proposta di legge per l’abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento tributario.
“Il nostro obiettivo” spiega Bernaudo è porre fine al massacro dei lavoratori autonomi delle ditte individuali e delle imprese. Lo stato non può continuare a incassare soldi con avvisi di accertamento tributario che, anzichè garantire il contribuente, sono immediatamente esecutivi e che tecnicamente costituiscono una preventiva sentenza di condanna.
Ad un esame di merito” – continua Bernaudo – “risultano infondati nel 55% dei casi e le somme coattivamente riscosse sono una vera e propria estorsione di stato.
In uno stato di diritto il cittadino/contribuente non puó esser considerato dalla stato un presunto colpevole. La riscossione forzata dei tributi in Italia” – conclude Bernaudo – si regge su un istituto “il solve et repete” che risale allo statuto albertino e che è stato già dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 1961. La nostra è una battaglia di civiltà giuridica e culturale per la riforma del processo tributario, per un nuovo patto tra stato e contribuente e per la costruzione di uno statuto delle partite IVA, che sono attualmente allo stremo”

Questo il comunicato del Tea Party Italia che, come visibile, ha deciso di aderire all’iniziativa dell’ex consigliere regionale del Lazio Andrea Bernaudo per l’abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento tributario italico.
Intanto, per capire meglio la protesta, dobbiamo chiederci: “Cosa è il solve et repete?”
Il termine “solve et repete” è un termine latino che, in Italiano, viene tradotto con “paga e richiedi” ed è il principio cardine del diritto tributario italiano (che fortuna, direi).

Osservando il dizionario Brocardi avrete una eccellente spiegazione di questa follia burocratica italiana:

“..l’espressione indica anche un principio del diritto tributario italiano per il quale un accertamento fiscale non può essere attaccato davanti agli organi giudiziari, se non previo pagamento della somma accertata dal fisco…”

In poche parole il contribuente, nel momento in cui lo Stato evidenzia una irregolarità, deve PRIMA pagare la sanzione e, solamente in seguito, può contestarla.
Facciamo un esempio:

Immaginate che il Sig.Mario Rossi riceva, ingiustamente, una sanzione da parte dell’Agenzia delle Entrate di Euro 50.000 per “omessa dichiarazione dei redditi”. Il Sig.Rossi, a quel punto, può contestare la sanzione ma solamente dopo aver versato i 50.000 Euro. Qualora il Sig.Rossi non avesse i 50.000 euro da spendere non potrebbe dunque contestare la sanzione.

A questo punto vi chiederete, tutto questo è possibile ed è legale?
Ecco, la risposta è ASSOLUTAMENTE NO.
La clausola “Solve et Repete”, infatti, è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta nel lontano 1961 ma non è mai stata abrogata dal Parlamento Italiano.
Qui un bell’articolo del quotidiano online “The Fielder” spiega nei dettagli la storia del Solve et Repete e la follia burocratica nel diritto tributario italiano.

Concentriamoci in particolare su questo punto:

“…Quel che fa specie è che a livello mediatico queste violazioni dei diritti dei cittadini non trovano spazio se non nelle rare apparizioni che quotidiani e TV concedono a questo o quel membro del Tea Party Italia, che ha fatto dell’abolizione della clausola del solve et repete una battaglia, aderendo alla proposta di legge che prevede la sua abolizione, presentata dall’ex consigliere regionale di Forza Italia del Lazio Andrea Bernaudo, oggi responsabile nazionale del soccorso azzurro partite IVA. Anche Matteo Salvini, tra i punti base della sua proposta alternativa al governo Renzi, ha inserito la volontà di far tornare al centro dei rapporti con lo Stato il cittadino, riportando, anche nell’ordinamento tributario, l’onere della prova a carico dell’accusatore e non dell’accusato…”

Il problema italiano, in fondo, è l’abitudine che hanno i contribuenti di accettare tutto ciò che lo Stato propone a prescindere dal fatto che sia giusto o no. D’altronde molti cittadini giustificano l’azione dello Stato Ladro con la frase “è una legge e va rispettata”. Era giusto, dunque, negli anni ’30 rispettare e giustificare le leggi razziali?

Fortunatamente il Tea Party Italia ha preso posizione ed insieme ad Andrea Bernaudo ha iniziato a combattere davvero contro una clausola tanto folle quanto incostituzionale. E’ inutile, a questo punto, criticare il TPI perché “aderisce ad una proposta di Forza Italia”. Compito di un movimento anti-tasse, infatti, è aderire ad ogni proposta tesa ad indebolire il carico fiscale su famiglie ed imprese A PRESCINDERE da chi le propone.

Segnalo, dunque, questa lodevole iniziativa sperando che, per una volta, tutti i cittadini riescano a combattere per un unico obiettivo: uno Stato meno oppressivo ed un diritto tributario meno folle.

Mi dispiace, #JeSuisCharlie non è per tutti


7 Gennaio 2015: Due fratelli, Said e Cherif Kouchi assaltano la sede del giornale parigino Charlie Hebdo uccidendo 12 persone fra cui il direttore, Stephan Charbonier ed alcuni vignettisti

8 Gennaio 2015: Un uomo, Amedy Coulibaly assalta due poliziotti nel Sud di Parigi (precisamente a Montrouge). Una poliziotta muore, l’altro è in pericolo di vita.

9 Gennaio 2015: Nella mattinata i fratelli Kouchi occupano uno stabile a Demmartin-en-Goele, a 10km dall’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle. Nel pomeriggio Coulibaly assalta un supermarket Ebraico a Parigi, Porte de Vincennes prendendo una ventina di ostaggi.
Poco dopo le 17:15 le forze armate francesi, probabilmente aiutate da agenti del Mossad lanciano un doppio blitz dopo la notizia della morte di 4 ostaggi nel supermarket. Tutti e tre i terroristi muoiono “da martiri” dopo aver tentato di uccidere alcuni agenti dei GIGN.

Così, con questi blitz, finiscono tre giornate di incubo per la Repubblica Francese che non viveva certi momenti dai tempi della Guerra d’Algeria.
La sinagoga di Parigi viene chiusa al pubblico per la prima volta dall’invasione Nazista e, nel paese, si susseguono falsi (fortunatamente) allarmi di bombe, sparatorie e prese d’ostaggi. La Francia è sotto assedio, i terroristi hanno raggiunto il loro obiettivo: modificare in modo sostanziale la vita di un Paese. Il dispaccio di più di 88.000 uomini fra poliziotti, gendarmi, forze speciali e militari, infatti, è la più grande vittoria del terrorismo fondamentalista che punta, prima di tutto, a sconvolgere il Paese colpito.
Questo attacco terroristico, per la durata degli episodi e per lo schieramento di forze in campo è sicuramente il più grave degli ultimi 10 anni nel continente europeo e probabilmente nel mondo Occidentale.

Ovviamente, dopo gli attentati ed il giusto cordoglio per le vittime manifestato anche sui Social Network con l’hashtag #JeSuisCharlie in solidarietà con la redazione di Charlie Hebdo, il giornale satirico assaltato sono partite le polemiche politiche.
Mentre il Presidente Hollande richiamava all’ “unità nazionale” (disattesa poi nei fatti dall’esclusione dalla “marcia nazionale” di Marine Le Pen) il Front National invocava la pena di morte ed alcune associazioni musulmane estremiste (alcuni esponenti sono stati intervistati nella trasmissione “Servizio Pubblico”) invocavano alla “giustizia contro i vignettisti rei di aver insultato più volte Maometto ed Allah”.

Insomma, la Francia, sebbene sembri unita, è in realtà molto divisa con gli estremisti, in un modo o in un altro, a farla da padroni.
A facilitare questo, insomma, è stata anche la bassissima popolarità del Presidente Hollande che ha portato il Partito Socialista ad un 14% scarso alle ultime elezioni europee.

L’unica  a “guadagnarci” da questa vicenda è stata certamente Marine Le Pen, leader del Front National, che ha dimostrato una calma ed una tranquillità nelle dichiarazioni che la fanno, a tutti gli effetti, la favorita all’Eliseo nelle elezioni Presidenziali del 2017.
A giocare un ruolo di primo piano, inoltre, è stato anche l’UMP dell’ex Presidente Sarkozy che da un lato ha appoggiato le marce nazionali del Presidente Hollande e da un altro ha criticato fortemente la politica del Governo Valls reo di “non prendere seriamente le accuse di terrorismo”.
Anche la politica relativa alla sicurezza del Presidente Hollande è stata molto criticata. In particolare il Presidente è stato accusato per il fatto di “esser stato tenuto sotto scacco da 3 persone con quasi 100.000 uomini a disposizione”. Da un punto di vista geopolitico, però, dobbiamo dire che catturare alcuni uomini in fuga, in una zona particolarmente boscosa, con migliaia di nascondigli e con molti basisti sul campo, non è assolutamente facile. Gli uomini del GIGN, inoltre, non sono esperti come i loro colleghi israeliani o statunitensi in operazioni sul campo. La caccia, comunque, si è conclusa “bene” (in una operazione strategica complessa 4 vittime sono comunque un prezzo “basso” da pagare in una questione di sicurezza Nazionale) e i terroristi sono stati “abbattuti” (questo il termine usato dai media francesi, questa la parola giusta da usare in questi casi).

Ora, dopo questo lungo preambolo utile comunque a comprendere la situazione, andiamo sul titolo dell’articolo che, come potete vedere, è “Je Suis Charlie non è per tutti”.

Fra i tanti attestati di solidarietà, infatti, ne sono arrivati alcuni che, di certo, non possono essere catalogati come sinceri.
Anni fa, un giornale danese, il Jyllands Posten, pubblicò alcune vignette offensive sul profeta Maometto scatenando immense reazioni da parte dell’intero mondo musulmano. Il Ministro italiano Roberto Calderoli, per aver indossato una maglietta ritraente le vignette incriminate durante una trasmissione televisiva, fu addirittura costretto a delle scuse pubbliche ed alle dimissioni.
In quanti, in quella situazione, abbiamo gridato ad alta voce “STO CON CALDEROLI ed al fianco della libertà di satira”.

In quanti, dall’altra parte politica, invece, si sono scandalizzati per la cacciata di Luttazzi dalla RAI dopo le parole di Silvio Berlusconi a Sofia? In quanti hanno gridato “STO CON LUTTAZZI ed al fianco della libertà di satira”?

In quanti, a sinistra, si sono scandalizzati per la condanna di Storace per “vilipendio al Presidente della Repubblica” in nome della libertà di espressione? In quanti hanno gridati “STO CON STORACE ed al fianco della libertà di espressione”‘

Ecco, in pochi.
Voi che vi scandalizzate solo a corrente alternata e solo quanto fa comodo politicamente o personalmente non potete gridare “Je Suis Charlie”. Charlie Hebdo era un giornale ateo, laico, addirittura libertario (si, l’attacco non è al cattolicesimo, se non è chiaro) e sopratutto NON ERA un giornale per tutti. Molti cattolici si sono scandalizzati dopo le vignette di Charlie, molti lepenisti si sono scandalizzati dopo le vignette di Charlie così come molti islamici si sono scandalizzati. A livello di appoggio politico, dunque, la satira NON è simpatica al potere.

C’è solo una grandissima differenza: solo i terroristi islamici (è isolato, e già rispondo alle critiche, il caso di Breivik ad Utoya e legato a molte questioni) aggiungono alle critiche l’assalto armato e questa cosa non è assolutamente tollerabile. E’ illogico e stupido rispondere alla satira con i kalashnikov o con gli RPG. La guerra, però, non può essere “contro l’Islam” (se non altro perché i musulmani sono più di 1 miliardo ed ucciderli tutti è impossibile) ma contro il fondamentalismo islamico. Questo fondamentalismo, insomma, vive sulle nostre paure, vive sui nostri “ma” e sui nostri “però”. Pubblichiamo tutti, noi che amiamo DAVVERO la libertà di stampa e di satira, le vignette di Charlie Hebdo. Agli altri, invece, chiedo solo una cosa: condannate il terrorismo, condannate gli attentati ma non dite “Je Suis Charlie” perché voi non sarete mai dalla loro parte.