Il Referendum del 17 Aprile spiegato alla casalinga di Voghera – 10 domande e 10 risposte –


Il 15/2/2016 è stato indetto dal Presidente della Repubblica (e controfirmato dopo l’approvazione da parte del CdM dal Premier Renzi e dai Ministri Alfano ed Orlando) un referendum popolare abrogativo per il giorno 17 Aprile 2016 relativo all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

Già solamente leggendo il titolo del quesito (visibile QUI per intero) si può verificare la difficoltà per una “casalinga di Voghera” di analizzarlo e di prendere la decisione corretta al momento del voto; se aggiungiamo una campagna elettorale quasi assente e, sopratutto, basata su informazioni assolutamente fuorvianti si capisce il motivo per il quale l’esito del referendum è non solo imprevedibile ma anche dettato da pure logiche politiche (e dunque non da una reale comprensione del fenomeno).

Questo articolo serve, dunque, per fare chiarezza e per rispondere a 10 domande “generiche” poste a me ed in generale “in rete” sul referendum “antitrivelle” in maniera semplice e comprensibile per i non “addetti ai lavori”.

1) E’ giusto parlare di referendum “antitrivelle”? In caso di vittoria del NO o di non raggiungimento del quorum ci saranno nuove trivellazioni?

Assolutamente NO.
La legge 208 del 28/12/2015 nell’articolo 1 comma 239 di cui si chiede l’abrogazione (l’abrogazione, per precisare, è delle parole “per la durata utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”) recita così:

“…All’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il secondo e il terzo periodo sono sostituiti dai seguenti: «Il divieto e’ altresi’ stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi gia’ rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attivita’ di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonche’ le operazioni finali di ripristino ambientale.»…”

Dunque, anche in caso di vittoria del NO resterebbero VIETATE le trivellazioni nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalla costa. Ripeto, VIETATE. Non verranno effettuate, dunque, nuove trivellazioni. Ovviamente essendo già state effettuate trivellazioni i giacimenti per i quali è già stata rilasciata concessioni (concessioni che risalgono in media agli anni ’70 ed ’80) verranno sfruttati fino al termine della loro vita utile.
Insomma, nessuna nuova trivellazione.

2) Cosa cambierà dunque in caso di vittoria del SI?

In caso di vittoria del “SI” al referendum del 17 Aprile 2016 verrà abrogata la parte dell’articolo di cui sopra.

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In poche parole, insomma, queste 21 concessioni (sì, si parla solamente di 21 concessioni delle 66 concessioni estrattive totali) non saranno rinnovate al termine delle stesse.
La legge prevede, ad oggi, che le concessioni abbiano inizialmente durata di 30 anni, prorogabili una prima volta per 10 anni, una seconda per cinque ed una terza volta per altri cinque. Al termine della concessione, con la legge attuale, le aziende possono chiedere la proroga fino a termine giacimento.
Qualora vincesse il SI, insomma, le aziende non potranno più chiedere la proroga e dovranno smantellare il giacimento prima del suo fine vita.

3) L’estrazione di petrolio e gas è pericolosa?

In Italia assolutamente NO.
Consiglio di leggere questo articolo della Società Geologica Italiana – Sezione di Geologia degli Idrocarburi.
Si fanno presente alcuni punti:
1) In Italia è impossibile una catastrofe come quella del Golfo del Messico per l’assenza totale di giacimenti “in pressione”. Se accadesse l’errore eccezionale avvenuto in quel Golfo, dunque, l’acqua del mare invaderebbe il pozzo e non il contrario.
2) La paura, allora, è del “fracking“? Ecco, sappiate che in Italia è assolutamente illegale ed oltretutto, nel nostro Paese non ci sono giacimenti sfruttabili con quelle caratteristiche.
3) Temiamo i “fanghi perforanti”? Ecco, non facciamoci spaventare dal nome. Questi fanghi sono utilizzati anche per i pozzi ad acqua e non sono assolutamente “perforanti” o “chimici” ma servono soltanto ad attenuare l’attrito con la roccia della testa perforante.

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Peraltro dobbiamo far presente che in Italia non esistono giacimenti petroliferi (eccezion fatta per quello nella Val d’Agri, nell’entroterra) e tutti i giacimenti a cui si fa riferimento sono giacimenti di gas

4) Le trivellazioni provocano terremoti come quello in Emilia?

Assolutamente NO.
Questa è una delle bufale più grandi costruite negli anni sulle trivellazioni. Le trivellazioni (ed ancor di più il mantenimento di un giacimento!) non possono portare a terremoti. Riporto questo documento (leggere dalla pagina 56 in poi) di ISPRA.

5) Cosa succederà alle piattaforme in caso di vittoria del SI?

Le piattaforme dovranno, a fine concessione, cessare la loro attività
Verranno smantellate? Poco probabile. In primis chiariamoci, di certo non verranno costruite centrale eoliche e solari (dunque è inutile pensare che il referendum favorisca “energie alternative”), in secundis uno smantellamento costa parecchi milioni di euro e, sopratutto, una piattaforma è il miglior “tappo” per un giacimento ancora in vita.
Dunque le piattaforme, probabilmente, resteranno lì senza mai essere né usate né smantellate.

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6) I pozzi di estrazione minacciano la biodiversità marina?

Non ci sono dati sufficienti a giustificare questa teoria.
A prescindere dalle foto di Greenpeace i loro rapporti non sono completi e, sopratutto, prendono in considerazioni impianti dove non vengono rispettati gli standard ambientali ed i parametri previsti per legge. Degli altri dati, invece, non c’è traccia.

7) La presenza di pozzi di estrazione minacciano il turismo?

Assolutamente NO.
Le coste dell’Emilia Romagna, ad esempio, nei cui mari da decenni si svolgono queste attività, attraggono un numero di turisti altissimo. Siamo sicuri che, a livello estetico (visto che parliamo di paesaggi) una piattaforma a 12 miglia dalla costa abbia più impatto di un campo fotovoltaico o di un campo eolico?

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8) A spingere per il NO e l’astensione sono le lobbies petrolifere?

Le lobbies, ovviamente, esistono, e per definizione tentano di “spostare” parti di voti.
Ovviamente, però, non esistono solamente lobbies petrolifere che spingono per il NO ma anche lobbies “ambientaliste” (e qui le virgolette sono d’obbligo) che spingono per il SI.
Greenpeace, ad esempio, ha un fatturato di 300 milioni di Euro annui e spende moltissimi soldi per la campagna elettorale del SI! (ad esempio sui video Youtube!)

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Insomma, qui il problema non sono “le lobbies”, qui il problema è CAPIRE COSA SI STIA VOTANDO!

9) Astenersi ad un referendum abrogativo è uno “schiaffo alla Costituzione”?

Ecco, qui urge il ragionamento più complessa.
Questa teoria, portata avanti da alcuni movimenti per il SI’ che criticano, ad esempio, la presa di posizione a favore dell’astensione del Premier Renzi e della maggioranza di Governo, è assolutamente priva di un fondamento costituzionale.

QUI è possibile leggere lo stenografico della seduta dell’Assemblea Costituente dell’ottobre 1947 relativa proprio alla discussione sul Referendum e sul quorum per lo stesso.
Il deputato Tomaso Perassi (PRI), il deputato Meuccio Ruini (Partito Democratico del Lavoro), il deputato Gustavo Fabbri (Misto) ed altri deputati fecero presente che senza il quorum il referendum non avrebbe assunto una reale valenza giuridica e si rifecero alle altre legislazioni che NON prevedono il quorum per i referendum abrogativi. Si precisò, infatti (e ciò è visibile dallo stenografico di assemblea) che “il quorum del referendum deve garantire che il problema di cui bisogna decidere scuota la coscienza popolare”.
Interessanti le parole del deputato costituente Paolo Rossi (giurista, partito socialista): “…con i due quinti (la prima proposta fu di un quorum di 2/5 del corpo elettorale) sarebbe stato possibile che “una proposta abrogativa fosse coronata da successo con la partecipazione al voto del 40 per cento degli elettori iscritti. Siccome l’esperienza ci insegna che il 4, 5 o 6 per cento di schede sono nulle, potrebbe accadere […] che una legge, eventualmente approvata con una larghissima maggioranza dai due rami del Parlamento, fosse abrogata col 17 o 16 o 15 per cento degli elettori […] fatto, che sarebbe, a mio avviso, veramente deplorevole…”

Insomma, il quorum esiste ed è stato determinato dalla decisione dei DEPUTATI COSTITUENTI. Un quorum, infatti, serve a distinguere una proposta abrogativa che interessi il “popolo” da una che non lo interessa. Se un SI, infatti, è un modo per dire “voglio abrogare la legge” ed un NO è un modo per dire “non voglio abrogare la legge” una ASTENSIONE è un modo per dire “non mi interessa del quesito / non comprendo il quesito / non ho una idea precisa / se ne occupi il Parlamento”.
Insomma, astenersi è PIENAMENTE legittimo e legittimato.
L’Italia, insomma, non è la Svizzera dove non si ha quorum (QUI il riferimento Costituzionale) a causa sia di una forma molto avanzata di democrazia diretta, sia di una consapevolezza elettorale diversa da parte del popolo svizzero rispetto a quello italiano (La Svizzera, ad esempio, ha BOCCIATO un reddito di cittadinanza universale di 4000 .fr al mese, cosa sarebbe successo in Italia?).

10) Dunque, perché votiamo il 17 Aprile?

E’ chiaro a tutti che il referendum è prima di tutto una “conta politica”.
Da un lato, infatti, si ha il PD “governativo”, Forza Italia (o meglio, una parte di Forza Italia), NCD ed altri movimenti, Da un altro troviamo il PD “regionale” (guidato dal Presidente della puglia Emiliano), il M5S, la Lega Nord e tutta la galassia della sinistra più radicale (a cui si sommano quelle organizzazioni contrarie a prescindere alla politica del Governo Renzi, vedi ANPI).
Quello che mi chiedo, però, è: c’è conoscenza scientifica del fenomeno o il voto è dettato solo da logiche di appartenenza politiche? La mia idea è che questo referendum serva a “contarsi” prima delle elezioni amministrative e sopratutto del referendum costituzionale dell’autunno. Il fronte “anti-renziano” vuole superare quello “renziano” e quale è il modo migliore per farlo se non sfruttando la credulità popolare su ambiente, inquinamento e così via?
Ricordiamo, prima di votare, che il SI al referendum sul nucleare ci è già costato parecchi milione di Euro…con centrali a due passi dall’Italia ben funzionanti!
Vogliamo far la stessa cosa anche per le piattaforme?

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P.S. Ultime parole per una campagna VERGOGNOSA organizzata dai #NOTRIV. Il “trivella tua sorella”, a prescindere dalla posizione politica, è uno slogan sessista e che fa piuttosto schifo.

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20 thoughts on “Il Referendum del 17 Aprile spiegato alla casalinga di Voghera – 10 domande e 10 risposte –

  1. Questo post lascia sconcertati, perché dopo aver allineato una serie di argomentazioni sostanzialmente corrette (anche se di parte) dal punto di vista tecnico e scientifico, avresti potuto concludere, e invece la butti in politica e cadi in varie affermazioni insensate o false.

    In particolare:

    – Mettere sullo stesso piano Greenpeace e le lobby petrolifere è un discorso del tutto privo di senso. Si potrà anche pensare male di Greenpeace e di quanto siano sincere e sensate le sue posizioni, ma dal risultato del referendum Greenpeace non guadagna nulla, né in un senso né nell’altro, quindi citare il suo fatturato è del tutto ininfluente. Le aziende petrolifere, invece, hanno enormi interessi in gioco. Ti sfugge il concetto che l’esistenza di una lobby non è un male in sé: lo diventa quando cerca di far passsare per interessi comuni quelli che sono interessi propri.

    – Il punto 9 è un classico esempio di “argomento fantoccio”: non essendo in grado di opporsi a una tesi, ci si oppone a un’altra apparentemente simile, ma in realtà diversa. Nella fattispecie, nessuno ha mai detto che l’astensione non sia prevista dalla Costituzione o che astenersi sia uno schiaffo alla Costituzione, quindi tutti i dotti riferimenti citati sono superflui. Il punto è un altro: è il fare propaganda a favore dell’astensione che è scorretto, perché fa pesare dalla parte del “no” anche tutti coloro che sono semplicemente disinteressati, attentando anche alla segretezza del voto (perché in questo modo va a votare solo chi è favorevole al sì). C’è chi ha sostenuto che fare propaganda per l’astensione da parte di un pubblico funzionario sia addirittura reato. Peraltro anche il Presidente della Corte Costituzionale ieri ha sottolineato che votare è un dovere civico, quindi non si vede come il Presidente del Consiglio possa fare propaganda per l’astensione senza deviare dai propri doveri.

    – Infine, la vignetta pubblicata in chiusura è effettivamente ignobile, ma non è “una campagna organizzata dai #NOTRIV”. La campagna è stata divulgata in proprio dall’agenzia pubblicitaria BeShaped senza l’approvazione dei promotori del referendum. La campagna è stata condannata in modo rapido e unanime, e persino l’agenzia in questione si è liberata dell’autore del messaggio. Sono fatti ampiamente noti da settimane, cose che vengono fuori da qualunque ricerca su Google, quindi citandola fai una pessima figura.

    Detto questo, io sono sostanzialmente d’accordo con le affermazioni puramente tecniche del post, anche se il quadro argomentativo è di parte e non completo (per esempio: non si dice che le aziende godono di una franchigia, per cui se vengono autorizzate a estrarre “fino a esaurimento del giacimento” hanno convenienza a estrarre poco per volta e lo Stato non ci guadagna nulla). Ma comunque, al di là delle sottigliezze tecniche, questo referendum nella pratica cambierà ben poco (discorso che peraltro vale in entrambi i sensi: non è che se vinceranno i “sì” l’Italia riceverà un grave danno economico come dicono i sostenitori del “no”). Il senso del referendum è eminentemente politico: al di là degli effetti pratici, si tratta di opporsi simbolicamente alla politica di Renzi, sull’energia. Ed è per questo che sono orientato a votare per il sì. E comunque voterò in ogni caso, fosse pure scheda bianca.

    • Sostanzialmente d’accordo a parte il punto 1. Non so se lei abbia esperienza di lavoro con ONG, ma dire che Greenpeace non guadagni dalla vittoria delle proprie campagne è piuttosto ingenuo. Una ONG come Greenpeace (e Emergency ed altre), punta moltissdimo sulla comunicazione e sull’immagine. Greenpeac senza impianto comunicativo ed iconografico non andrebbe da bessuna parte e non potrebbe sostenere le spese amministrative che la stanno zavorrando da anni. Niente di male in tutto ciò, è il mondo del marketing. Una vittoria significa maggior visibilità, maggiori aderenti, maggiori iscrizioni, più soldi, più possibilità di accedere a finanziamenti, ossia, la sopravvivenza.

  2. Se la norma contestata venisse cassata, semplicemente torneremmo alle normative preesistenti (che avevano una logica, e che hanno funzionato per decenni).

    Nessun eldorado andrà perso. A chiudere gradualmente i battenti saranno in prima istanza impianti vecchi di 30 o 40 anni; i pozzi dormienti perforati nell’ultimo lustro potranno essere comunque sfruttati con comodo, visto che la durata di base delle concessioni è trentennale con possibilità di proroga.

  3. Questo referendum è dannoso per l’Italia e gli Italiani, non serve a niente rimanda la questione cessata estrazione alle calende Greche “fine della concessione” in questo frattempo un referendum contrario potrebbe capovolgerne gli effetti. Ricordate passeranno molti anni prima che produca i suoi effetti nessuno vi ha informato di questo? Certamente non ne aveva interesse. Questo referendum è stato voluto da alcune regioni per contrastare il potere che una sentenza della Corte Costituzionale aveva reso al governo visti l’immobilismo che certi enti locali giocando boicottavano i lavori pretendendo mari e monti. (i giacimenti in Basilicata furono scoperti nei primi anni ottanta dell’altro secolo) Per loro non sono questioni di sicurezza ambientale. Prendete esempio da BAGNOLI è stato necessario commissariare per smuovere qualcosa.

  4. Articolo sbugiardato alla grande, almeno per: “2) La paura, allora, è del “fracking“? Ecco, sappiate che in Italia è assolutamente illegale ed oltretutto, nel nostro Paese non ci sono giacimenti sfruttabili con quelle caratteristiche.” presso il lago Petrosillo l’ENI fa ricerche con tecniche praticamente uguali al fracking.

    Le balle han le gambe corte, sul web.

  5. Il punto 5 è purtroppo inesatto. Allo scadere della concessione, il concessionario ha sicuramente l’obbligo di sigillare i pozzi permanentemente e di ripristinare i luoghi. Quindi le piattaforme saranno smantellate.

  6. Pingback: Organi d’informazione diversamente qualificati. | non si sevizia un paperino

  7. I codicilli della discordia servirebbero a tenere in piedi impianti arrugginiti e ormai improduttivi. Era un trucco brillante volto ad alleggerire i bilanci aziendali di alcuni costi; con relativa socializzazione degli stessi. L’Italia è piena di menti creative, non c’è dubbio.

  8. Chi decide che il pozzo è ancora sfruttabile? Con la precedente normativa (che verrebbe ripristinata dal SI) il concessionario (petroliere) chiede il rinnovo della concessione e lo Stato la rinnova se è vero che il pozzo è interessante. Con la nuova normativa è il concessionario che decide cosa fare. In pratica viene autorizzato a non smantellare le piattaforme di fatto non più utilizzabili. Le concessioni , anche per l’eolico ed il fotovoltaico, di norma prevedono una garanzia (con rilascio di una apposita fideiussione) di ripristino dei luoghi a fine concessione (forse tra l’altro con posti di lavoro in numero maggiore che per l’esercizio di una ormai inutilizzabile piattaforma). Sembra opportuno che il controllo dello Stato/Regioni sia esercitato come previsto dalla precedente normativa, ecco perché sarebbe ragionevole votare SI
    Ugo.

    • Grazie Ugo! Mi hai finalmente convinto per il SI, avevo ancora dei dubbi, ma questa banale osservazione (perché a pensarci bene è ovvio, ma non ci ero mica arrivato!) ha cancellato ogni perplessità! 😉

      #VotaSI_17Aprile

      • Guardate che c’è un’equipe di 5/6000 persone che lavorano per ogni piattaforma/gruppo di piattaforme, sanno perfettamente quanto gas/petrolio possono ancora estrarre (grazie al lavoro dei geologi che attraverso lo studio delle prospezioni geologiche/geofisiche sanno perfettamente quanto é grande un giacimento). Inoltre le piattaforme se vincesse il si le smantellerebbero (é inesatto questo punto sull’articolo) e non si vedrebbe nulla. Ovviamente lo smantellamento sará in buona parte a carico dello stato perché chi ha in mano le piattaforme sarà pronto a dire che non vuole smantellare tutto dal momento che lí sotto ci sono ancora idrocarburi da prendere… Vi prego informatevi… Andremo a pagare più tasse perché quello che non recupereremo in casa nostra lo andremo a comprare, e ovviamente costerá di più!! Mi dispiace che la gente non pensa a questo. Saluti. Geologa.

      • Ciao Greta.
        Apprezzo il tuo intervento. Unico appunto riguardo lo smantellamento. In realtà l’abrogazione del comma in oggetto non obbliga allo smantellamento ma solamente al blocco delle estrazioni. Dunque le aziende potranno anche lasciar lì la piattaforma e via. Anche qualora decidessero di smantellare, comunque, ci sarebbe un problema. Come “tappare il buco”?

        Insomma, un SI porterebbe ad un enorme spreco di soldi e di risorse.

  9. L’immagine sulle estrazioni in Croazia è fuorviante perché non sono mai state autorizzate. Potevate ricordare che l’estensione perpetua è un’idea di questo governo. Da sempre le concessioni di qualunque tipo da parte dello Stato hanno una scadenza per controllare lo stato del bene pubblico ceduto e per assicurare il ripristino dei luoghi. Perché in questo caso no? Davvero paragonate il fatturato di Greenpeace da spalmare in tutto il mondo con il potere ed il fatturato dell’Eni in Italia? La casalinga di Voghera potrebbe credervi, in effetti.

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