Uber – Una storia di successo – #ijf15


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Perugia, Sabato 18 Aprile 2015 – Teatro della Sapienza.
In un incontro nell’ambito del “Festival del Giornalismo” moderato dal giornalista Alessio Jacona si è parlato di come, nel 2015, è possibile promuovere, costruire e proteggere (e sopratutto raccontare al pubblico) un brand. Ospiti dell’evento Laura Didoni del gruppo Luxottica, Filippo De Caterina direttore della comunicazione di L’Oreal, Carlotta Ventura di Telecom Italia (che a breve diventerà TIM) e, sopratutto, Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia.

CHI VOLESSE VEDERE IL VIDEO INTEGRALE PUO’ CLICCARE QUI

Da parecchio tempo mi occupo, nella mia attività su Twitter, di promuovere il brand di Uber anche attraverso il lancio dell’hastag #iostoconuber attraverso il quale tutti gli utenti Uber possono promuovere un servizio innovativo che sta cambiando completamente il trasporto in un Paese che, prima dell’arrivo della nuova applicazione, era fermo agli anni ’80.
Ho deciso quindi di seguire la conferenza e di concentrarmi particolarmente sulle parole di Benedetta Arese Lucini che da qualche anno ricopre un ruolo non facile (anche per colpa delle minacce in stile mafioso rivolte lei da tassisti milanesi) cioè quello di General Manager di Uber.
Attraverso le sue parole è possibile tracciare un quadro di questa società che, in 6 anni (Uber viene fondata a San Francisco nel 2009) è riuscita a passare da semplice start-up a grande multinazionale con un fatturato presunto di 1 miliardo di dollari.

Come funziona Uber?
Il cliente deve scaricare una applicazione dal proprio smartphone Android, Apple o Windows Phone, deve registrarsi al servizio e, caricando il numero di una carta di credito o di debito può automaticamente cercare, all’interno di una delle città coperte (per ora in 53 Paesi e più di 250 città in tutto il mondo; in Italia Uber è presente a Torino, Genova, Milano, Padova e Roma) una automobile Uber. I servizi Uber presenti in Italia sono di tre tipi:
UberPop: Servizio Low Cost di Uber / Car Sharing.
UberBlack: Servizio Uber effettuato da società NCC con automobili di lusso.
UberVAN: Servizio Uber effettuato da società NCC con VAN.
Attraverso l’applicazione è possibile dunque fare una ricerca e la più vicina automobile Uber verrà a prendervi. Ovviamente il driver Uber può vedere una “valutazione” del cliente (da 0 a 5 stelle) per decidere se accettare o no la corsa.
A fine corsa l’importo verrà scalato dalla vostra carta di credito o debito e voi potrete dare una valutazione al vostro driver.
Questa innovazione (valutazione dell’autista) permette quindi alla società di controllare il comportamento dell’autista e quindi di poter attuare varie soluzioni.

Perché Uber è innovativo?
L’Italia è sempre stato un paese governato dalle corporazioni ed in questo discorso è da includere anche il trasporto pubblico. La corporazione dei taxisti, infatti, è stata sempre potentissima ed in grado di bloccare OGNI tipo di liberalizzazione del servizio (vedi liberalizzazioni decise dal Ministro Bersani durante il Governo Prodi).
Uber è riuscito, attraverso una fortissima riduzione dei prezzi (con UberPop si risparmia un buon 25-30% rispetto ad un servizio Taxi) ad attirare moltissime persone (in particolare giovani) ed a destare una polemica comunque costruttiva.
Come viene spesso detto nell’ambito della comunicazione “nel bene o nel male l’importante è che se ne parli” e le grandi polemiche dei tassisti hanno facilitato l’azienda ad emergere ed a conquistare una importante quota di mercato.
Uber inoltre è un servizio molto innovativo proprio perché riesce a conciliare una necessità (trasporto in una città) con una forte vocazione tecnologica (utilizzo di un app, pagamento con carta di credito o debito) e, per questo motivo, ha destato scandalo in Nazioni, come Italia e Francia, ancora ancorate a mentalità retrograde.
La lotta dei tassisti contro Uber, infatti, come specificato dalla stessa Arese Lucini non è solamente una lotta per il “servizio pubblico del Terzo Millennio” ma è una lotta dell’Italia stessa contro un futuro che è impossibile ignorare.

Come funziona il marketing di Uber?
Un’altra innovazione portata da Uber è proprio il marketing molto aggressivo ed una forte propensione verso il “passaparola”. Sia a voce che attraverso i social, infatti, amici si passano informazioni su Uber e quindi spingono altre persone ad utilizzare il servizio.
Come detto dalla stessa manager, infatti, la discussione sul trasporto pubblico è assolutamente cambiata ed il termine “taxi”, ormai, è ricercato da moltissime persone su Google proprio a causa dell’avvento di Uber nel mercato europeo ed in questo caso italiano.
Il servizio di passaparola oltre ad un forte marketing in rete permette quindi di ignorare completamente i “media tradizionale” portando dunque ad un forte risparmio nella spesa per la “pubblicità tradizionale”. Alcune iniziative come quella della collaborazione con AIL o quella della corsa gratuita durante gli scioperi permettono ad Uber di affermarsi in un mercato che è assolutamente insaturo e che necessitava di nuovi ingressi.
Dopo l’ingresso di Uber, infatti, anche alcuni servizi di taxi hanno dovuto “innovarsi” con la creazione di applicazioni come “MyTaxi”.

Come vedete in questa discussione non ho parlato assolutamente di diatribe legali (che finora, comunque, stanno dando ragione ad Uber) ed ho solamente fatto un piccolo accenno (per dovere di cronaca) alle schifose minacce (che continuo a definire MAFIOSE) da parte dei tassisti nei confronti della manager di Uber.
A questo punto, ovviamente, la scelta fra Uber, altri NCC o i taxi tradizionali sta a voi. Non è corretto, però, cercare in nome di una legge vecchissima ed in nome di un sistema di licenze degno del Quarto Mondo di impedire ai driver Uber di lavorare. Seguendo questo ragionamento, infatti, i negozi sarebbero dovuti “insorgere” dopo la liberalizzazione delle licenze ed i grandi gruppi commerciali dovrebbero protestare ogni giorno contro Ebay, Amazon ed altre multinazionali che permettono ad utenti di acquistare da tutto il globo.
Il mondo, insomma, sta cambiando molto rapidamente e per l’Italia è impossibile tirarsi indietro. Uber è una grande opportunità per il paese, per quale motivo costringere la società a lasciare il Paese e quindi tornare indietro di 20 anni?

Forza Uber.
Forza Benedetta.

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2 thoughts on “Uber – Una storia di successo – #ijf15

  1. Per essere precisi il successo dei noti abusivi è solamente tra i giornalisti o aspiranti tali, visto l’immediato esercizio lessicale susseguente al meraviglioso festival.
    Il titolo è come al solito fuorviante, non rappresentativo dalla realtà e il contenuto è una marchetta,ma che lo dico a fare,se lei fosse un giornalista ne sarebbe al corrente e se invece non lo fosse avrebbe già incassato la sua bella mancetta da 20 euro.
    Scusi se mi permetto di ricordare che il servizio taxi milanese qualitativamente si posiziona al 4° (QUARTO) posto tra le città europee , mentre la stampa al 67° (😂) nel mondo.

  2. Concordo su molte cosa anche se forse occorrerebbe una riflessione un po’ più ragionata e meno legata alla diatriba quotidiana. Inaccettabili in ogni caso le minacce personali. Solo, non passa il “sopratutto”. Questo, proprio no, mi spiace.

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