Mi dispiace, #JeSuisCharlie non è per tutti


7 Gennaio 2015: Due fratelli, Said e Cherif Kouchi assaltano la sede del giornale parigino Charlie Hebdo uccidendo 12 persone fra cui il direttore, Stephan Charbonier ed alcuni vignettisti

8 Gennaio 2015: Un uomo, Amedy Coulibaly assalta due poliziotti nel Sud di Parigi (precisamente a Montrouge). Una poliziotta muore, l’altro è in pericolo di vita.

9 Gennaio 2015: Nella mattinata i fratelli Kouchi occupano uno stabile a Demmartin-en-Goele, a 10km dall’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle. Nel pomeriggio Coulibaly assalta un supermarket Ebraico a Parigi, Porte de Vincennes prendendo una ventina di ostaggi.
Poco dopo le 17:15 le forze armate francesi, probabilmente aiutate da agenti del Mossad lanciano un doppio blitz dopo la notizia della morte di 4 ostaggi nel supermarket. Tutti e tre i terroristi muoiono “da martiri” dopo aver tentato di uccidere alcuni agenti dei GIGN.

Così, con questi blitz, finiscono tre giornate di incubo per la Repubblica Francese che non viveva certi momenti dai tempi della Guerra d’Algeria.
La sinagoga di Parigi viene chiusa al pubblico per la prima volta dall’invasione Nazista e, nel paese, si susseguono falsi (fortunatamente) allarmi di bombe, sparatorie e prese d’ostaggi. La Francia è sotto assedio, i terroristi hanno raggiunto il loro obiettivo: modificare in modo sostanziale la vita di un Paese. Il dispaccio di più di 88.000 uomini fra poliziotti, gendarmi, forze speciali e militari, infatti, è la più grande vittoria del terrorismo fondamentalista che punta, prima di tutto, a sconvolgere il Paese colpito.
Questo attacco terroristico, per la durata degli episodi e per lo schieramento di forze in campo è sicuramente il più grave degli ultimi 10 anni nel continente europeo e probabilmente nel mondo Occidentale.

Ovviamente, dopo gli attentati ed il giusto cordoglio per le vittime manifestato anche sui Social Network con l’hashtag #JeSuisCharlie in solidarietà con la redazione di Charlie Hebdo, il giornale satirico assaltato sono partite le polemiche politiche.
Mentre il Presidente Hollande richiamava all’ “unità nazionale” (disattesa poi nei fatti dall’esclusione dalla “marcia nazionale” di Marine Le Pen) il Front National invocava la pena di morte ed alcune associazioni musulmane estremiste (alcuni esponenti sono stati intervistati nella trasmissione “Servizio Pubblico”) invocavano alla “giustizia contro i vignettisti rei di aver insultato più volte Maometto ed Allah”.

Insomma, la Francia, sebbene sembri unita, è in realtà molto divisa con gli estremisti, in un modo o in un altro, a farla da padroni.
A facilitare questo, insomma, è stata anche la bassissima popolarità del Presidente Hollande che ha portato il Partito Socialista ad un 14% scarso alle ultime elezioni europee.

L’unica  a “guadagnarci” da questa vicenda è stata certamente Marine Le Pen, leader del Front National, che ha dimostrato una calma ed una tranquillità nelle dichiarazioni che la fanno, a tutti gli effetti, la favorita all’Eliseo nelle elezioni Presidenziali del 2017.
A giocare un ruolo di primo piano, inoltre, è stato anche l’UMP dell’ex Presidente Sarkozy che da un lato ha appoggiato le marce nazionali del Presidente Hollande e da un altro ha criticato fortemente la politica del Governo Valls reo di “non prendere seriamente le accuse di terrorismo”.
Anche la politica relativa alla sicurezza del Presidente Hollande è stata molto criticata. In particolare il Presidente è stato accusato per il fatto di “esser stato tenuto sotto scacco da 3 persone con quasi 100.000 uomini a disposizione”. Da un punto di vista geopolitico, però, dobbiamo dire che catturare alcuni uomini in fuga, in una zona particolarmente boscosa, con migliaia di nascondigli e con molti basisti sul campo, non è assolutamente facile. Gli uomini del GIGN, inoltre, non sono esperti come i loro colleghi israeliani o statunitensi in operazioni sul campo. La caccia, comunque, si è conclusa “bene” (in una operazione strategica complessa 4 vittime sono comunque un prezzo “basso” da pagare in una questione di sicurezza Nazionale) e i terroristi sono stati “abbattuti” (questo il termine usato dai media francesi, questa la parola giusta da usare in questi casi).

Ora, dopo questo lungo preambolo utile comunque a comprendere la situazione, andiamo sul titolo dell’articolo che, come potete vedere, è “Je Suis Charlie non è per tutti”.

Fra i tanti attestati di solidarietà, infatti, ne sono arrivati alcuni che, di certo, non possono essere catalogati come sinceri.
Anni fa, un giornale danese, il Jyllands Posten, pubblicò alcune vignette offensive sul profeta Maometto scatenando immense reazioni da parte dell’intero mondo musulmano. Il Ministro italiano Roberto Calderoli, per aver indossato una maglietta ritraente le vignette incriminate durante una trasmissione televisiva, fu addirittura costretto a delle scuse pubbliche ed alle dimissioni.
In quanti, in quella situazione, abbiamo gridato ad alta voce “STO CON CALDEROLI ed al fianco della libertà di satira”.

In quanti, dall’altra parte politica, invece, si sono scandalizzati per la cacciata di Luttazzi dalla RAI dopo le parole di Silvio Berlusconi a Sofia? In quanti hanno gridato “STO CON LUTTAZZI ed al fianco della libertà di satira”?

In quanti, a sinistra, si sono scandalizzati per la condanna di Storace per “vilipendio al Presidente della Repubblica” in nome della libertà di espressione? In quanti hanno gridati “STO CON STORACE ed al fianco della libertà di espressione”‘

Ecco, in pochi.
Voi che vi scandalizzate solo a corrente alternata e solo quanto fa comodo politicamente o personalmente non potete gridare “Je Suis Charlie”. Charlie Hebdo era un giornale ateo, laico, addirittura libertario (si, l’attacco non è al cattolicesimo, se non è chiaro) e sopratutto NON ERA un giornale per tutti. Molti cattolici si sono scandalizzati dopo le vignette di Charlie, molti lepenisti si sono scandalizzati dopo le vignette di Charlie così come molti islamici si sono scandalizzati. A livello di appoggio politico, dunque, la satira NON è simpatica al potere.

C’è solo una grandissima differenza: solo i terroristi islamici (è isolato, e già rispondo alle critiche, il caso di Breivik ad Utoya e legato a molte questioni) aggiungono alle critiche l’assalto armato e questa cosa non è assolutamente tollerabile. E’ illogico e stupido rispondere alla satira con i kalashnikov o con gli RPG. La guerra, però, non può essere “contro l’Islam” (se non altro perché i musulmani sono più di 1 miliardo ed ucciderli tutti è impossibile) ma contro il fondamentalismo islamico. Questo fondamentalismo, insomma, vive sulle nostre paure, vive sui nostri “ma” e sui nostri “però”. Pubblichiamo tutti, noi che amiamo DAVVERO la libertà di stampa e di satira, le vignette di Charlie Hebdo. Agli altri, invece, chiedo solo una cosa: condannate il terrorismo, condannate gli attentati ma non dite “Je Suis Charlie” perché voi non sarete mai dalla loro parte.

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One thought on “Mi dispiace, #JeSuisCharlie non è per tutti

  1. Bell’articolo, ma un appunto: come ha detto mi pare Makkox “le vignette di Charlie su Charlie sono una cosa, le vignette di Charlie su Il Giornale sono un’altra”.
    Questo per dire che non condivido l’appunto su Calderoli: lui non fa satira ma offesa. La sua intenzione non è provocare ma denigrare. Quindi non è satira.
    Allo stesso modo Storace non fece una vignetta/poema/opera/spettacolo ma disse (mi pare in un talk show?) che Napolitano era indegno di ricoprire la sua carica. Dove sta la satira? Mi pare che si stiano un po’ mettendo in mezzo fatti che non c’entrano niente.

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