“Le tasse sono belle”, come l’Italia Statalista educa i bambini.


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7 Ottobre 2007.
Il ministro dell’Economia del Governo Prodi (probabilmente il peggiore della storia della Repubblica) Tommaso Padoa Schioppa fa, durante la trasmissione “in mezz’ora” di Lucia Annunziata questa dichiarazione: “…Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili…”
Ecco, per una dichiarazione del genere sarebbe necessario o il TSO o, comunque, un ritiro forzato in qualche prigione della Nord Corea o della Cina.

Il Ministro, invece, continuò a fare il Ministro fino al crollo del Governo Prodi, avvenuto l’8 Maggio del 2008 e, dal 2010, divenne “consigliere economico del Primo Ministro Greco Papandreu”.

Nel 2011 le agenzie di rating declassarono ulteriormente la Grecia portando il suo rating da CC a CCC (vulnerabile). Ovviamente non ci sono connessioni provate fra le due questioni ma, da una persona che ritiene l’imposizione fiscale “bella” non ci si può aspettare un grande aiuto alle finanze di un paese distrutte da anni di spesa pubblica “pazza”.
Nel Dicembre 2010 Padoa Schioppa muore e le sue idee, sembrano morire con lui…

A Gennaio 2014, però, la “Fondazione Giorgio Ambrosoli” presieduta dal figlio Umberto, candidato per il centrosinistra alle elezioni Regionali Lombarde del 2013, poi vinte da Roberto Maroni (e menomale, direi…) decide di dedicare l’anno alla memoria del Ministro Padoa Schioppa definito “grande amante della legalità e del bene comune”

Il 4 Dicembre 2014 la fondazione, con l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, la collaborazione di RaiNews e dell’Università Bocconi, organizza una “giornata della virtù civile” con la partecipazione di più di 100 bambini delle scuole elementari della città di Milano. Tema del giorno? L’equità fiscale spiegata ai bambini attraverso il gioco “LE BELLE TASSE” in cui i bambini dovranno immedesimarsi nei membri della giunta comunale prendendo, dunque, decisioni in materia fiscale.

A questo punto la domanda sorge spontanea: si tratta di un film horror o di un programma da regime totalitario? Ecco, la risposta giusta è la seconda. I bambini, infatti, vengono educati dallo Stato ad una mentalità statalista e socialista. Insegnando, infatti, a dei bambini delle elementari che le “tasse siano giuste”, che “pagarle è necessario” è assolutamente folle e contrario ad ogni principio educativo sviluppato negli anni.
Obiettivo dello Stato, dunque, è quello di limitare le libertà dei bambini insegnandogli una dottrina economicamente fallimentare.

Ancora più grave, poi, come dimostra quest’articolo dell’Opinione è il fatto che, in un paese dove il Total Tax Rate arriva al 67,3% e dove il debito pubblico raggiunge i 2200 miliardi ci sia ancora bisogno di incrementare la pressione fiscale che schiaccia le famiglie e le imprese e che, invece, lascia liberi come farfalle politici e dipendenti pubblici.

La cosa più bella della giornata, però, come raccontatami da Giulia Bonaudi del Tea Party, presente in loco, è stata ascoltare le domande dei bambini.
Alcuni di loro hanno chiesto: “Ma le tasse si devono pagare per forza?”, “Ma se un politico che viene eletto diventa troppo potente e non può essere tolto dal suo posto?”, “Con le tasse pagate solo la scuola pubblica o anche quella privata?”, “Ma i politici pagano le tasse?”, “Se un sindaco non paga le tasse cosa gli succede?”.

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Ecco, queste domande fanno capire come i bambini NON NASCONO STATALISTI ma INDIVIDUALISTI e POTENZIALMENTE LIBERALI e come, la mentalità statalista, deve essere inculcata nelle teste di bambini innocenti in anni ed anni di educazione.
Ascoltando le domande, poi, si capisce come i bambini assorbono quanto detto in casa da genitori, fratelli maggiori o amici di famiglia. Le persone, oggi, hanno paura di vedere la loro casa pignorata dallo Stato Ladro, hanno paura di vedere i loro beni sequestrati e, sopratutto, stanno iniziando a capire come, i servizi, possano essere offerti non solo dallo Stato ma anche dai privati in un regime di concorrenza che sostituirebbe il monopolio Statale. Inoltre le ultime due domande fanno capire come la percezione generale (giustissima, peraltro) sia che i dipendenti pubblici NON pagano le tasse ma SONO le tasse stesse e come un politico rischi molto meno di un imprenditore in caso di “evasione fiscale” in quanto il suo pagamento fiscale, essendo dipendente pubblico, sia solamente un giroconto in cui riceve dai cittadini molto più di quanto paga al fisco.

Queste sono tutte realtà che sanno anche i bambini ed ora lo possiamo affermare con certezza. Solo in anni e anni di (ri)educazione i loro insegnati, stipendiati dallo Stato, inculcheranno loro l’idea che quel che credono è falso e che il loro futuro sarà onesto e civile solo se impareranno a pagare puntualmente tutto quel che viene loro richiesto dal governo.

Ovviamente i membri del Tea Party, unico movimento a protestare per questa iniziativa (questo spiega cosa è, oggi, il centro-destra liberale in Italia) non sono intervenuti per non turbare la quiete dei bambini. Agli adulti, però, è necessario dire una cosa: le tasse NON sono giuste e, sopratutto, lo Stato NON è l’unico a poter gestire certi servizi.
In concorrenza stiamo meglio tutti, anche i bambini.

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