La divulgazione scientifica passa dall’informazione – Intervista ad Alice Pace


Manifestazione di Pro-Test Italia a Cologno Monzese (MI)

Manifestazione di Pro-Test Italia a Cologno Monzese (MI)


Sono riuscito, dopo il grande successo alla Festa della Rete 2014, ad intervistare Alice Pace, una delle migliori divulgatrici scientifiche in Italia. Famoso è stato il suo articolo su Stamina.

Peraltro questo articolo torna di attualità se non altro perché, qualche giorno fa,  il comitato di esperti nominato dal Ministro Beatrice Lorenzin ha bocciato la sperimentazione del metodo ideato da Davide Vannoni ed eseguito da Marino Andolina (nel frattempo sospeso).

Intanto, ti aspettavi questa vittoria?

Non me l’aspettavo, perché nonostante l’articolo abbia avuto un gran successo al momento della pubblicazione, a distanza di tempo non pensavo che Stamina attirasse ancora così tanta attenzione. E poi pensavo che gli articoli più divertenti partissero favoriti.

La scienza è riuscita in questa “Festa della Rete” ad aggiudicarsi molteplici premi. Scientificast ha vinto il premio come “Miglior Podcast”, la polemica degli scienziati contro le Iene ha vinto il premio come “Miglior Polemica” e il tuo articolo ha vinto. Anche alla luce di questo quanto reputi importante la divulgazione scientifica? Quanto è importante spiegare alle persone i risultati scientifici?

Questa risposta mi vede un chiaramente di parte e, anche se non si dovrebbe, inizio a rispondere con un’altra domanda: quanto è importante essere consapevoli delle proprie scelte e delle proprie azioni? Insomma: avere presente perché stai vaccinando tuo figlio, perché non ti fa bene ingozzarti di hamburger e salse unte tutti i giorni, perché se hai l’influenza è bene che tu te ne stia casa piuttosto che rispettare i tuoi 18 impegni di lavoro.

E se già è difficile esserlo per chi, come me, su queste cose ci lavora e ha una base per capire, figuriamoci per chi vive nel disinteresse totale. Per questo è fondamentale che le persone vengano coinvolte nei dibattiti scientifici (che attenzione, non sono solo quelli sulla salute, ma anche quelli sull’ambiente, sul clima, sui trasporti, l’energia e chi più ne ha più ne metta).

Per quanto riguarda i risultati, penso che render noti ai cittadini i passi che la ricerca sta compiendo non sia solo un modo per svegliare le coscienze, ma anche e soprattutto un loro diritto, visto che la ricerca va avanti grazie anche al fatto che loro pagano le tasse.


Perché, secondo te, c’è così poca fiducia nella Scienza in Italia?

Sono un po’ troppo giovane del mestiere per avere la presunzione di averlo capito (sempre che ci sia una risposta!), ma credo che, perlomeno in parte, si tratti della conseguenza di una sorta di pigrizia mentale. Il meccanismo mi pare questo: “Non ho capito questo concetto –> Per capirlo dovrei fare uno sforzo –> Non ho proprio voglia di fare questo sforzo –> Rinuncio a capire e seguo l’opinione del primo che passa, o del più rivoluzionario, o di quello che la racconta meglio”.

Più che sfiducia nella scienza io penso che gli italiani abbiano poca fiducia nelle proprie capacità di poter capire davvero come stanno le cose. La cosa triste è che poi in tanti fanno pure finta di aver capito e di averci visto lontano. Con le conseguenze che poi sappiamo.


Quali sono, secondo te, i pregi e le pecche della divulgazione scientifica in Italia? Cosa si può fare, secondo te, per avvicinare le persone alla scienza?

Bella domanda. Io credo che di bravi divulgatori e giornalisti scientifici in Italia ce ne siano diversi, ma l’ecosistema lavorativo in cui si trovano non è dei più favorevoli. Mi spiego. Spesso noi giornalisti scientifici siamo costretti a lavorare in fretta e furia e a fare un sacco di lavori contemporaneamente per sopravvivere, ed è davvero un grosso sforzo mantenere alta la qualità dei propri prodotti. Altra pecca, che difficilmente troviamo spazio laddove l’audience è più grossa: vi ricordate qualche faccia di divulgatore scientifico, per caso? Quante trasmissioni tv a carattere scientifico ricordate di aver visto in prima serata negli ultimi 10 anni? Sono tante o poche? Ecco.

Ora passiamo all’articolo su Stamina. Cosa ti ha spinto ad occuparti in maniera così attenta di un caso tanto controverso come quello di Stamina Foundation?

Diciamo che il primo servizio televisivo sulla faccenda mi aveva abbastanza sconvolta. Pensavo che, se davvero esisteva una cura del genere, ero rimasta secoli indietro con la mia cultura, nonostante i mille sforzi di tenermi sempre aggiornata. È bastato poi approfondire un po’ nei giorni successivi per capire che si trattava di una trovata diabolica, più che di mia ignoranza. E siccome questa trovata diabolica mi faceva paura, ho deciso di proporre il primo pezzo al giornale, è andata bene e abbiamo deciso di continuare finché fosse necessario fare chiarezza.


Quale è la cosa che, informandoti sul caso-Stamina ti ha fatto più arrabbiare di come è stata montata questa vicenda?

La strumentalizzazione dei bambini malati. Quelle telecamere che si infilavano ovunque. Ho ancora i brividi se penso che chi inquadrava e montava i servizi era convinto di fare uno scoop.

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Quale è, secondo te, la responsabilità delle “Iene” in questa vicenda? Quanto i servizi di Golia hanno montato questo caso?

Delle Iene ho parlato, anzi scritto, già abbastanza, quindi sarò breve. Certo, credo che abbiano avuto una grossa responsabilità nel fomentare questa storia, però non dimentichiamoci che se in questo Paese le persone hanno più fiducia in uno showman di Italia 1 che nel ministro della Salute questa è responsabilità di tutti. La politica e le istituzioni non se la sono giocata benissimo, e in questo clima è inevitabile che la “voce fuori dal coro” attiri tutti i riflettori.

Le Iene lo scienziato contro

Che idea ti sei fatta della persona di Davide Vannoni?

“Personaggio-fail dell’ultimo anno”, visto che il discorso partiva dai premi del Macchianera.


Chiudi l’articolo con questa frase: “C’è bisogno del massimo dell’onestà per aiutarle a costruire nuove consapevolezze”. Cosa intendi con “nuove consapevolezze”?

Intendo dire che questa storia ha dimostrato che ci sono parecchi nodi da sciogliere nel rapporto tra cittadini e scienza, cittadini e istituzioni e cittadini e media. Credo che alcune accuse che anche gli stessi manifestanti pro-Stamina hanno sollevato, seppur a volte infondate, non debbano cadere nel vuoto ma possano essere il punto di partenza per una riflessione e per provare a ricostruire questi rapporti profondamente in crisi.

Faccio un esempio: io stessa sono stata accusata di essere “vicina alle case farmaceutiche” solo perché ho una laurea in chimica e tecnologia farmaceutiche e un dottorato in scienze chimiche preso all’università. Insomma, solo perché ho studiato. Alcuni mi hanno augurato la Sla, altri di avere un figlio con la Sma, altri se ne sono usciti con minacce. Me l’aspettavo, ma allo stesso tempo ho sofferto perché è stata un’importante occasione di confronto sprecata.

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Se ci fosse stato un margine per il dialogo, sarebbe stato importante per me invece potermi mettere a disposizione, farmi spremere e spiegare dov’erano queste benedette fonti primarie delle informazioni. Dovesse ricapitare, una delle consapevolezze che vorrei le persone avessero è che possiamo parlare, scambiare delle opinioni, senza urlare, che tutti vorremmo che di certi mali non si morisse più, e che non è una gara a chi ha ragione e chi ha torto.

 

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