Autodeterminazione non vuol dire Indipendenza – Dal Referendum in Scozia una lezione per tutti


Il 18 Settembre 2014 la Scozia ha votato, dopo una proposta presentata dal Premier Salmond, un referendum con la seguente domanda:

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“Vorreste che la Scozia fosse una Nazione indipendente?”

I cittadini scozzesi, rispettando i “pronostici” della vigilia, hanno votato in maniera massiccia per il NO che ha ottenuto più di 2 milioni di voti contro 1.600.000 voti per il SI. In alcune zone del Paese, come la capitale Edimburgo il NO ha raggiunto addirittura il 61% dei voti contro il 39% dei favorevoli all’indipendenza.

Solamente le contee di Glasgow, Dundee, WDunb e NLank hanno optato per il SI contro le 28 contee che si sono schierate con i NO

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Fin dalle prime proiezioni ignorante solamente dai siti nostrani che invece mostravano il “SI” in vantaggio in alcune zone come la stessa Edimburgo si era capito che, il successo dei SI sarebbe stato improbabile se non impossibile.

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La sconfitta, alla fine, è stata anche più grande delle aspettative con il NO che ha raggiunto il 55,3% dei voti contro il 44,7% dei SI.
Gli indipendentisti scozzesi si sono mostrati subito pronti ad accettare il verdetto delle urne tanto che, nella prima mattinata, il Premier Scozzese Salmond ha “ammesso la sconfitta e che la Scozia continuerà ad essere parte del Regno Unito” (lo Stesso Salmond rassegnerà qualche ora dopo le sue dimissioni per la sconfitta subita).
Ma si sa che, oltre ad imparare dai governanti inglesi che hanno concesso senza problemi la possibilità di decidere dovremmo anche imparare dagli indipendentisti di oltremanica. In Italia, infatti, si è subito gridati al “broglio elettorale” ed al “risultato combinato”

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Ecco, questi sono solamente alcuni casi di “complottismo” che iniziano a diffondersi anche fra gli indipendentisti.
Si sa che Italiani (e Veneti) non sono in grado di accettare un risultato ed ogni volta, in caso di sconfitta, non fanno i conti con i loro errori ma gridano ai brogli addirittura partiti dallo “Stato Massonico”.

Queste persone, però, dovrebbero capire una cosa:
AUTODETERMINAZIONE dei Popoli non significa, in ogni caso, INDIPENDENZA. I cittadini che si “autodeterminano”, infatti, possono anche decidere di mantenere il proprio status quo come hanno dimostrato i cittadini Scozzesi. Perché, infatti, una scozzese avrebbe dovuto decidere di abbandonare uno Stato liberista per creare uno Stato socialista di cui si sarebbero dovuti pagare tutte le spese? Meglio stare sotto la Gran Bretagna no?
Ecco, questa lezione deve servire agli indipendentisti di casa nostra per capire che, senza un progetto preciso e gridando, in caso di sconfitta, al broglio, non si va da nessuna parte. I veneti, i catalani, i fiamminghi e così via devono poter decidere, attraverso un referendum, della propria autonomia ma bisogna tener conto che la maggioranza potrà anche votare per il NO.
E’ inutile. poi, presentare proposte come questa:

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Ecco, una votazione non anonima sarebbe una votazione di Stato dittatoriale. Davvero il Veneto vuole iniziare il suo progetto autonomista con certi progetti? Davvero i cittadini veneti vogliono essere “schedati” prima di votare?
La segretezza del voto è base della democrazia, sempre e comunque.

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Questo post, poi, contrasta con quest’altro. Si parla, infatti, del plebiscito del 1866 in cui il Veneto fu annesso al Regno d’Italia.
In realtà, nel plebiscito del 1866, votarono solamente 670.000 persone su 2 milioni di residenti, un’affluenza, quindi, ben lontana dall’80% del referendum in Scozia. Inoltre i sistemi di voto non erano così “sicuri” come ora.  Fare un referendum con le truppe schierate, inoltre, non è il massimo della democrazia. I Veneti non devono puntare ad un referendum-truffa come quello Crimeiano e non devono di certo, come fanno alcuni, ispirarsi al metodo di Putin. Questo metodo, infatti, si avvicina molto al plebiscito del 1866. Il Veneto (come la Catalunya) deve puntare ad un referendum vero e ad una campagna elettorale dove le ragioni del SI dovranno prevalere su quelle del NO.  Il Veneto, inoltre, non deve isolarsi politicamente e non deve rinunciare ad aderire a NATO ed UE così come hanno votato gli stessi cittadini nel famoso “Plebiscito”.
Solo così i cittadini veneto potranno sentirsi davvero rappresentanti e davvero importanti a livello internazionale.
I veneti, inoltre, dovrebbero evitare di farsi rappresentare da complottisti vari. Basta parlare di complotti, iniziamo a parlare di autodeterminazione. Sul serio.

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