Il sorriso dei malati e la voglia di combattere – Da “Colpa delle Stelle” alla vita reale.


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Diciamolo, “Colpa delle Stelle”, film ispirato al romanzo scritto nel 2012 da John Green è davvero uno spettacolo cinematografico meraviglioso.
No, la bellezza non sta negli effetti speciali, nel sound, nel 3D (fortunatamente, non sarei riuscito a sopportarlo), nella comicità o nella “critica sociale”. Per una volta il film è un film bello per la bellezza dei temi che, con profondità, riesce ad affrontare.
Intanto, di cosa parla “Colpa delle Stelle”?

 

La sedicenne Hazel Grace è costretta dai genitori a frequentare un gruppo di supporto per sopravvissuti al cancro. Tre anni prima le era stato infatti diagnosticato un cancro alla tiroide al quarto stadio, ma la ragazza è riuscita a sopravvivergli grazie all’assunzione di un farmaco sperimentale. Al gruppo di supporto incontra Augustus “Gus” Waters, un diciassettenne ex giocatore di basket a cui è stata amputata una gamba a causa di unosteosarcoma. Hazel convince Augustus a leggere “Un’imperiale afflizione”, il suo libro preferito, e lui ne diventa ossessionato quasi quanto lei. Così, tra messaggi e telefonate, Hazel e Gus incominciano a passare sempre più tempo insieme.

La loro relazione diventa sempre più profonda ma Hazel si sente allontanata da Gus. Quest’ultimo ha salvato il suo desiderio de “I Geni” (un versione di fantasia di Make a Wish Foundation), e lo vuole utilizzare per volare fino ad Amsterdam dove con Hazel incontrerà Peter Van Houten, lo scrittore di “Un’imperiale afflizione”. Anche se entusiasta dalla proposta, Hazel decide di non voler più continuare la sua relazione con Gus cosicché possa minimizzare il dolore che la sua eventuale morte potrebbe causare ad Augustus. Hazel si rende conto infatti di essere come una granata che presto, con la sua esplosione, ferirà gravemente tutti coloro che la amano e le stanno vicini, e rivela la sua paura ai genitori con un discorso straziante.

Hazel si sveglia in completa agonia e viene ricoverata in ospedale con una grave polmonite. Durante la settimana di convalescenza, Gus le fa visita svariate volte e la informa di tenere a lei più di quanto si possa preoccupare del dolore che lei potrebbe causargli. Dopo essere stata dimessa, Hazel capisce di essere innamorata di Gus e, dopo alcune consultazioni con i suoi dottori, le viene permesso di andare ad Amsterdam con sua madre e Gus per poter incontrare Van Houten.

La prima notte ad Amsterdam viene loro offerta un’ottima cena da Van Houten in persona. Purtroppo l’incontro con l’autore non va liscio come la cena del giorno prima: i ragazzi scoprono che Lidewij, l’assistente di Van Houten, ha organizzato tutto senza informare lo scrittore perché sperava che la visita di alcuni fan così appassionati potesse ispirarlo ad abbandonare l’alcol per rimettersi a scrivere. Van Houten si dimostra invece sprezzante e maleducato con i ragazzi e si rifiuta di rispondere alle loro domande. Sconvolti dall’incontro, Hazel e Augustus lasciano la casa e, accompagnati dall’assistente dell’autore, visitano la casa di Anna Frank, dove si scambiano il loro primo bacio tra gli applausi degli altri turisti.

Qualche tempo dopo, Augustus rivela ad Hazel che il suo cancro è tornato e questa volta ha creato metastasi in più parti del suo corpo. Nonostante, una volta a casa, Gus incominci un’aggressiva terapia, nessuno si aspetta che sopravviva a lungo. Poco prima di morire, Gus chiede ad Hazel e Isaac, il suo migliore amico, di organizzare un pre-funerale in sua presenza, cosicché possa sentire i loro memoriali in suo onore. Otto giorni dopo il pre-funerale, Augustus muore ed Hazel pronuncia un memoriale al funerale, ma non lo stesso che aveva letto ad Augustus. Hazel realizza infatti che i funerali sono per le persone vive, e ripete qualche luogo comune per rassicurare i genitori del ragazzo.

Dopo il funerale, Hazel incontra Van Houten, arrivato in America per il funerale, e le rivela che, svariati anni prima, aveva avuto una figlia morta poi di cancro. Dalla figlia l’autore si era poi ispirato per la protagonista del romanzo, Anna, e spiega che la sua scontrosità durante il primo incontro ad Amsterdam era stata dovuta in parte al fatto che Hazel assomigliasse ad Anna stessa (Hazel si era vestita uguale alla protagonista del libro). Hazel lo incoraggia a tornare sobrio e a scrivere unsequel di “Un’imperiale afflizione”.

La ragazza scopre inoltre che Augustus aveva scritto qualcosa per lei, ma le pagine erano state strappate dal notebook. Riesce comunque a rintracciare le pagine e scopre che Gus le aveva inviate a Van Houten. Hazel contatta Lidewij e ottiene le pagine. Augustus aveva inviato le pagine a Van Houten in modo che lui le trasformasse in un elogio per Hazel; Van Houten decide di lasciare le pagine intoccate.

 

 

Ecco, questa è, in breve, la trama di questo film.
Adesso vi chiederete, per quale motivo è stato necessario per me scrivere un articolo che non è né una recensione nè una critica cinematografica?
Perché, in questo film, si riesce ad esaltare la “bellezza del sorriso” che una ragazza ed un ragazzo riesco a mantenere nonostante le loro malattie, nonostante sappiano che, prima o poi, dovranno morire. La speranza, per un malato terminale, è tutto ciò a cui è possibile aggrapparsi. La speranza, per un malato terminale, è una speranza VERA, è una voglia di continuare a lottare.

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Il sorriso di Hazel e Gus, protagonisti nel film, rappresenta proprio questo, la voglia di andare avanti, insieme, nel combattere malattie molto più grandi dei loro 18 anni di età. Spesso si parla di giustizia e di ingiustizia, di “libero arbitrio” dell’uomo in scelte provenienti dall’alto ma qui non è così. Il film fa vedere due ragazzi, in tutte le loro debolezze che, nonostante tutto, non smettono di sorridere e di sperare.
Consiglierei questo film a chi, di fronte al dolore dei malati, non riesce che ad insultare

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Questo film, in realtà, mi fa pensare al caso di Caterina Simonsen, ragazza insultata da sedicenti animalisti (che non sanno nemmeno che Cate è vegetariana, poveri loro) semplicemente per aver ringraziato medici e ricercatori che riescono a tenerla in vita ed a permetterle, ancora, di continuare a sognare e di sperare in un domani migliore. La sua colpa? Aver difeso la sperimentazione animale che, ad oggi, è l’unica alternativa possibile nella ricerca di cure per le malattie più varie, rare e comuni che siano.
Ecco, lo stesso sorriso, la stessa speranza che ho visto negli occhi di Hazel e Gus sono riuscito a vederla in quelli di Caterina

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Ecco, questa è la bellezza della vita, la bellezza negli occhi di una persona che ha sofferto, che continua a soffrire ma che non ha smesso MAI di sognare e di lottare.
Questo film, inoltre, mi fa venire in mente le parole di Barbara, mamma di una bimba affetta dalla sindrome di Rett, malattia degenerativa (qui la vicenda LAV-ProRett, quando gli animalisti hanno boicottato una raccolta fondi proprio per la ricerca sulla sindrome di Rett)

Ho una figlia che non cammina ma ha un’intelligenza, che la porterà a fare grandi cose. Siamo coscienti che quando arriverà la cura, per noi sarà tardi, ma questo non ci fa smettere di sperare. Arriverà, non per noi ma almeno altri bambini con la stessa malattia verranno salvati. Noi non abbiamo più i sogni degli altri genitori, ma ci resta quello più grande, vedere la malattia sconfitta, sapere che altri genitori potranno continuare a sognare i primi passi. E perché no, il sogno più grande, vederla alzare dalla sua sedia a rotelle e corrermi incontro. Questa è la ricerca, speranza, e voi non riuscirete mai a togliercela.

 

Ecco, questa persona è una persona speciale. Essere mamma di una bambina con una malattia senza cure (allo stato attuale) e non smettere di sperare non per la figlia ma per le generazioni future è un atto di umanità immensa. Queste sono le persone che fanno crescere la fiducia nell’essere umano. Come si fa a non restare colpiti da certe frasi, da certi comportamenti ed, ovviamente, da certe azioni?

Andrea Cecconi si reca alla Camera per l'incontro con Casaleggio

 

Ecco, come al solito è la LAV a non avere rispetto di queste persone promuovendo boicottaggi nei confronti di Yamamay, colpevole di “sponsorizzare la sperimentazione animale” proprio nell’ambito della ricerca sulla sindrome di Rett (qui potete trovare informazioni proprio su questa malattia rara).

Quest’articolo, però, non deve essere un articolo “scientifico”.
La scienza, infatti, non può andare avanti senza il sentimento e senza degli esempi come quelli di Hazel e Gus in “Colpa delle Stelle” o di Caterina e tanti altri ragazzi, bambini, adulti, anziani che non smettono mai di lottare.

E, la scienza e la ricerca, devono farcela per loro, per vederli sorridere SEMPRE, dopo essere guariti.

Per terminare questo articolo, però, credo sia necessario elencare un pò di associazioni con fini di ricerca o di assistenza ai malati delle malattie piu varie per le quali potete donare se vorrete:

LIFC
AIRC
ARISla
AISLA
Telethon
Pro-Rett

Ovviamente le associazioni sono moltissime, ne ho solamente elencate alcune.
La ricerca ha bisogno di tutti 😉

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43 thoughts on “Il sorriso dei malati e la voglia di combattere – Da “Colpa delle Stelle” alla vita reale.

  1. e poi spiegatemi… quali sarebbero gli “animalisti” che hanno insultato Caterina se tutte le associazioni animaliste si sono pienamente dissociate dal gesto ed hanno anzi espresso solidarieta’? al mondo esistono gli stupidi ma non mi pare il caso di fare di tutta l’erba un fascio e di chiamarli animalisti come se rappresentassero la categoria.

  2. Mi sembra un discorso molto di parte dove non si tiene minimamente conto della possibilita’ di incentrare la ricerca sulla biologia umana (e non murina). Questi sono i concetti della tossicologia e della ricerca del 21esimo secolo sostenuta da fior di ricercatori e sempre piu’ pubblicazioni, non e’ il periodico dell’associazione animalista di turno. Se siamo d’accordo che non possiamo sostituire tutti gli animali nrlla ricerca e non possiamo farlo comunque da oggi a domani non capisco perche’ ostinarsi a negare la critica scientifica alla s.a. e la necessita’ di spingere i metodi alternativi human based. Noi per primi dovremmo farlo, non gli animalisti. Possibile che dabba sempre leggere queste discussioni da bimbi delle elementari? cosa stiamo facendo per cambiare le cose? cosa stanno facendo i miei colleghi biologi?

  3. Il web ha tempi brevi e commentare dopo mesi pare alquanto strano. Ma ho letto questo racconto su una pagina fb, postato da un adolescente sopravvissuto al cancro, e mi ha colpito al cuore. Perchè con la flebo della chemio attaccata ci sono piccoli che imparano a camminare, ragazze del liceo che fanno i compiti e adolescenti che si innamorano.

    How does a childhood cancer survivor feel? From my point of being a childhood cancer survivor of stage 3B Hodgkin’s its a slippery slope of emotions that are very complex and some what confusing.
    I was diagnosed at the age of 14, one month after my 14th birthday. At that age I was just learning how to make friends. When I was diagnosed they found a fluid sack around my heart so I was stuck in the hospital. My room mate was a 2 time cancer survivor and he was 15. We hit it off right away, liked the same music and thought the same girls were cute. The first day in the hospital Ritchie gave me a crash course in cancer, chemo, blood transfusions, surgeries, and radiation therapy. He died about a month and a half after I met him. That shook me to the core. But that was the first in a long line of friends that lost the battle. I also met a girl named Lacy about 2 months into treatment and we became I guess you could say boyfriend and girlfriend, she was also 14 and fighting Hodgkin’s, we would talk on the phone sometimes we had chemo together, we would go and sit in the playroom and the nurses would always come check up on us, it’s kinda funny to think back on that. She continued to get worse and I continued to get better. It broke my heart, cause I knew she was going to die. When she went into the hospital for the last time I was having chemo and I asked if I could go see her, now my doctor was also Lacys doctor and after almost begging her she said I could, I was wheeled up in a wheelchair with my chemo strapped on and when she woke up she had the biggest smile on her face and in her very weak voice said, “God it’s good to see you.” She was on a lot of pain dope but she knew what was going on. Her mom told us that she was going to go get coffee and Lacy asked if I could stay and she said yes. We sat there listening to Motley Crüe and just talked for almost a hour, she then asked if I could kiss her, so we shared a kiss. After that I had to go and get another chemo med. we kissed again and said see you tomorrow, but a few hours after that Lacy died. I lost so many friends that it makes me sick still to this day.
    And how does a childhood cancer survivor feel? Anger, sadness, hurt, wondering why them and why not me? Also a feeling of relief that I survived which makes a person feel guilty. Like I said before, it’s a very complicated and confusing feeling.
    Thank you for letting me tell another story about my war against childhood cancer.

  4. Pingback: Respiro dopo Respiro. Sogno e Realtà | Scritti di un semplice cittadino

  5. Laura scusa, mi era scappato un tuo commento su farmaci umani e veterinari.. che tutto sommato è una domanda più che legittima:
    il nocciolo della questione è semplicissimo (presupponendo che tu non ti curi dal veterinario..):
    – se devo capire la patogenesi di una malattia tipica del gatto devo studiare il gatto , idem per una malattia tipica umana..NON vale la proprietà transitiva… altrimenti NON scopro l’origine di un bel niente..posso tentare di riprodurre sintomi ma la patogenesi della patologia originaria è un altra cosa rispetto a un accozzaglia di sintomi creati artificialmente…
    – nessuna specie animale può essere un buon modello per un altra specie animale (e se hai fatto biologia hai le basi per capire il perchè forse anche più di me )
    – se studi parassitologia o anche solo le zoonosi puoi vedere come gli stessi parassiti e/o le stesse patolgie (es Leishmaniosi) che colpiscono naturalmente entrambe le specie (noi e gli animali) hanno cure diverse ed esiti diversi nella specie umana(si cura) e canina(si cronicizza)..e stiamo parlando della stessa malattia e dello stesso parassita!!
    – gli animali non possono raccontare una serie di sintomi che l’uomo può raccontare (non parlo solo della psicopatologia e la psicosomatica, ma proprio una valanga di sintomi come mal di testa, allucinazioni, capacità mnemoniche e cognitive fini, irritabilità, debolezza, nausea ecc ecc)
    – a posteriori e solo a posteriori possiamo vedere se ciò che funziona per il topo funziona per l’uomo quindi l’uomo non è garantito minimamente dal passaggio sull’animale che di per se ci da solo nozioni di veterinaria..
    quindi se voglio che la ricerca scopra da cosa deriva il Parkinson o una malattia rara non posso proprio studiare il topo anche se sono la prima a dire che sarebbe bellissimo..
    non darmi ragione ma prova solo a ragionare sulle nozioni che hai e poi dimmi se credi veramente che conigli e uomini o topi e uomini siano interscambiabili per lo studio delle malattie che ci affliggono.

    • 😦 quello che io ho studiato (e avrai studiato anche tu) è che con gli animali abbiamo diversi aspetti in comune, ed in particolare con i mammiferi condividiamo processi di base metabolici, fisiologici e struttura anatomica (organi, apparati, tessuti), anche se certamente non siamo identici. I corsi che io ho studiato si chiamavano: Fisiologia animale, Anatomia comparata dei vertebrati (una vera libidine), Embriologia animale (ontogenesi e filogenesi, ricordi?).
      Mi pare che il punto sia il concetto di modello animale, dal quale tu pretendi un comportamento esattamente sovrapponibile a quello umano e una previsione di assoluta precisione degli effetti dei farmaci. I limiti dei modelli animali sono noti e studiati dagli stessi ricercatori, se cerchi in letteratura trovi molti articoli che discutono se per una determinata patologia si meglio un modello o un’altro. Però intanto campiamo tutti parecchi anni in più di mezzo secolo fa.
      Il fatto che la conoscenza è un processo molto lento e frammentario e bisogna mettere a posto le informazioni come in un puzzle, da dovunque vengano (modelli al computer, studi in vitro e studi in vivo, test clinici e farmacovigilanza: solo alla fine del processo hai una visione completa), solo che, trattandosi di un processo strutturato, si cerca di massimizzare le informazioni e minimizzare i rischi.
      Tu che vorresti fare, andare direttamente dai test in vitro all’uomo?
      Tornando ai farmaci veterinari, sono tantissimi, tra antibiotici, analgesici, anestetici etc i principi attivi che sono usati sia su uomo che su animali, e questo lo saprai anche tu. E anche malattie di cui si ammalano sia l’uomo che gli animali. Poi ci sono anche quelle specie-specifiche, e chi lo nega.
      Inoltre, lo sviluppo dei farmaci ad uso veterinario segue un percorso simile a quello dei farmaci ad uso umano: silico-vitro-in vivo-clinico-farmacovigilanza, e gli studi preclinici in vivo possono essere effettuati anche su specie diverse da quella di destinazione. Che è logico, se pensi ai grandi animali, avresti problemi non indifferenti dal punto di vista organizzativo, gestionale, economico etc; non tralasciando anche che puoi usufruire dei risultati per una specie per la ricerca su altre specie (e se no che fai, ricominci da zero la sperimentazione?) e che esistono pure gli animali selvatici (e vanno curati anche loro, ma mi pare difficile utilizzari in fase preclinica).
      Per ultimo, a proposito di leishmaniosi, ti linko un articolo in cui si discute se sia meglio il modello murino o l’hamster nello studio della leishmaniosi viscerale dell’uomo e del cane: http://www.veterinaryresearch.org/content/pdf/1297-9716-42-39.pdf

      Al mio amico Michele: proverò a fare quello che mi chiedi, ma non ho moltissimo tempo. 🙂

      • Figurati, non ho di certo fretta: tanto penso di essermi già fatto un’idea. Alla prossima Amica Laura!

      • quello che vi sfugge è che il problema sta nelle DIFFERENZE piccole o grandi che siano ..differenze che fanno di mio cugino (Homo sapiens) un malato Down e di me (Homo sapiens)NO! e mai nessuno potrà dire che io sia un buon modello preclinico per lui e sai perchè..per quella piccolissima differenza che ci rende purtroppo due universi paralleli anche se abbiamo tutto in comune!!!
        p.s. sono un pò arruginita ma non mi pare che i topi abbiano la Leishmaniosi..

    • Faccetta triste, vuoi dire che se a tuo cugino viene il raffreddore prende farmaci diversi da quelli che prenderesti tu?
      Scherzi a parte, la differenza non ci sfugge, siamo tutti diversi, prova ne sia che gli effetti collaterali dei farmaci non sono uguali per tutti, e anche l’efficacia. Però siccome da qualche parte bisogna pur cominciare, è più conveniente fare leva sulle similitudini
      Altrimenti, dimmi tu come ti approcceresti razionalmente al problema. Nel frattempo , vado a prenotarti il volo per Stoccolma. 🙂

      • ll primo corso avanzato sui metodi alternativi si è tenuto mercoledì e giovedì 24 e 25 settembre a Genova. L’università di Genova infatti è piuttosto all’avanguardia nella ricerca senza animali e inoltre propone già un corso base sui metodi relativi, appositamente pensato per gli studenti dell’università.
        Il corso è stato organizzato da un comitato scientifico di alto livello ed è stato sponsorizzato oltre che da ICARE e ATRA anche da industrie importanti come Eppendorf e EuroClone.
        I partecipanti erano per lo più ricercatori nel campo della biologia, della biomedicina e della biotecnologia provenienti dalle università e aziende specializzate di Genova, Pavia, Torino, Pisa e Milano ; vi erano poi diversi neo-dottorandi e neo-laureati ed erano presenti anche alcuni studenti in qualità di uditori.
        Le due giornate si sono focalizzate sulle più rilevanti tecnologie disponibili per la ricerca tossicologica :
        – modelli 3D di tessuto ricostruito, con la dottoressa Anna Maria Bassi
        – sostituzione del siero nelle colture cellulari con i derivati piastrinici, con la dottoressa Milena Mastrogiacomo
        – studi di neurotossicità con rete neurale in vitro, con la dottoressa Susanna Alloisio
        – utilizzo delle cellule primarie normali, patologiche e staminali nella ricerca, con il dottor Carlo Lusso
        – tecnologie innovative, con la dottoressa Caterina Cremonesi
        – bioreattori in parallelo, con il dottor Steffen Ostermann
        – utilizzo degli scaffold per le colture cellulari 3 D, con il dottor Emanuele Bruschi
        – requisiti fondamentali per gli studi in vitro e validazione dei metodi, con la dottoressa Costanza Rovida
        – utilizzo dell’idrogel per colture cellulari 3D, con il dottor Stefano Ceroni
        – microfluidica, con la dottoressa Serena Giusti
        In laboratorio poi i partecipanti hanno potuto testare su dei tessuti ricostruiti in 3D : la corrosione di materiali di smaltimento (testato sull’epitelio oculare) e l’irritazione di polveri di demolizione (testato sull’epidermide) con buoni risultati. In seguito sono stati utilizzati due metodi per creare delle culture cellulari 3D : gli Scaffold (supporti in polistirene per coltura delle cellule) e l’idrogel (gel che permette alle cellule di mantenere la loro forma 3D e le interazioni tra cellule intatte).
        Da subito si è potuto notare l’interesse e la partecipazione attenta da parte di ricercatori e neolaureati, e, non da meno,l’interesse delle industrie verso le metodologie alternative, dimostrato dal fatto, che anche industrie di alto livello sono pronte ad investire in un corso di questo tipo. Si può concludere quindi che la comunità scientifica ha un’attenzione sempre maggiore verso questa tematica.
        …perchè è ora di lasciarsi i fallimenti del passato alle spalle!!..
        p.s. la chirurgia.. veterinaria certo che ha bisogno dell’animale..

  6. ..vediamo se queste fonti ti gustano o ti stanno antipatiche..
    ”Sperimentazione animale”: differenze genetiche tra esseri umani ed animali non umani

    Gli scimpanzé sono i nostri parenti più stretti (geneticamente parlando) e di conseguenza ci si potrebbe aspettare da loro, piuttosto che da altre specie animali di laboratorio, di avere maggiori probabilità di prevedere con una certa precisione gli esiti umani durante la ricerca preclinica. Tuttavia, nonostante la grande somiglianza tra le regioni strutturali del DNA degli scimpanzé con quello umano, differenze importanti tra le regioni regolatorie esercitano un effetto “valanga” sul gran numero di geni strutturali

    [Bailey J. Non-human primates in medical research and drug development: a critical review. Biog Amines 2005; 19(4-6): 235–55]

    Nonostante la differenza nucleotide tra scimpanzé ed esseri umani risulta essere del solo 1-2%, i risultati per quanto riguarda l’espressione proteinica si traducono in differenze di circa l’80%

    [Glazko G, Veeramachaneni V, Nei M, Makalowski W. Eighty percent of proteins are different between humans and chimpanzees. Gene 2005; 346: 215-9]

    con conseguenti differenze fenotipiche marcate tra le specie. Queste differenze si manifestano in una suscettibilità alterata ad eziologia e progressione delle malattie; differente assorbimento, distribuzione tissutale, metabolismo ed escrezione degli agenti chemioterapici; e differenze nella tossicità e nell’efficacia dei farmaci

    [Knight A. The poor contribution of chimpanzee experiments to biomedical progress. J Appl Anim Welf Sci 2007; 10(4): 281-308]

    [Bailey J. Non-human primates in medical research and drug development: a critical review. Biog Amines 2005; 19(4-6): 235–55]

    Tali effetti sembrano essere responsabili dell’incapacità dimostrata nella maggior parte delle ricerche su scimpanzé di contribuire in modo sostanziale allo sviluppo di metodi efficaci nella lotta alle malattie umane

    [Knight A. The poor contribution of chimpanzee experiments to biomedical progress. J Appl Anim Welf Sci 2007; 10(4): 281-308]

    Altre specie animali di laboratorio sono ancora meno simili agli esseri umani, sia geneticamente che fenotipicamente, ed hanno quindi meno probabilità di modellare accuratamente la progressione delle malattie umane, o le risposte umane ad agenti e tossine chemioterapiche putative

    [Greek R, Hansen LA. Questions regarding the predictive value of one evolved complex adaptive system for a second: exemplified by the SOD1 mouse. Prog Biophys Mol Biol. 2013 Nov;113(2):231-53. doi: 10.1016/j.pbiomolbio.2013.06.002. Epub 2013 Jun 20]

    [Mak I.W.Y, Evaniew N, Ghert M. Lost in translation: animal models and clinical trials in cancer treatment. Am J Transl Res. 2014; 6(2): 114–118]

  7. p.s. chi è anti-sa non fa ricerca???????????
    In un articolo pubblicato su Fortune nel 2004, il Prof. Robert Weinberg, Professore di biologia al ”MIT” – Massachusetts Institute of Technology – una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, U.S.A. , vincitore della Medaglia Nazionale per la Scienza grazie alla sua scoperta del primo oncogene umano e del primo gene soppressore del tumore, dichiarò ufficialmente :”Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usato è prendere cellule tumorali umane che vengono messe in coltura ,metterle in un topo immunocompromesso, x formare un tumore, e quindi esporre lo xenotrapianto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Ed è ben noto forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani, cioè dei veri tumori umani nei pazienti. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo e un uomo, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare ecc. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, sono vastamente diversi. Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono del tutto inadeguati. Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno però rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, se non altro perché ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli ”.

  8. michele..io non so che gioco fai ma nel gioco della vita dei malati il 33 per cento è meno del lancio di una moneta..te ne rendi conto? Non so se hai figli ma tu a tuo figlio gli faresti veramente prendere una cosa che ha il 33 per cento di probabilità di fargli bene e il 67 per cento di farlo crepare…dai su! basta fesserie propogandistiche prosa soprattutto se chi ti scrive non è nè animalaro nè ragazzino!! parliamo di rischi di gente in carne ed ossa!Rischi che potenziando la tecnologia human based si ridurrebbero sempre di più

    • Le fesserie le dice chi sostiene tesi con argomenti deboli e/o inesistenti. La propaganda la fa chi propugna tesi per generare consenso pur non avendo niente in mano (proselitismo). Se avessi letto bene ciò che ho scritto sull’errore statistico non tireresti fuori la solita storiella ritrita del lancio della moneta che spopola sui siti animalari. Aggiungere dettagli emotivi al tuoi argomento con espressioni quali ‘gioco della vita dei malati’ o ‘gente in carne ed ossa’ non migliora il tuo ragionamento bensì ne mostra solo l’intrinseca debolezza. In effetti, a ben vedere, non sei entrata/o affatto nel merito di quanto ho scritto.
      A questo punto ti chiedo: mi porteresti un documento valido in cui si palesa, con evidenza, l’inutilità sperimentale della SA dal punto di vista dei costi/benefici? La sua ovvia (per te) ed assoluta fallibilità in ambito medico?
      Non sei animalaro/a? va bene, ti credo, portami qualcosa di solido e resta sul terreno razionale e per me non ci sono problemi ad ammettere il torto. Se non lo fai allora vale per me quanto detto fin qui, con l’aggravante che stai cercando di prendermi per il naso (o altro).

      • p.s. io cado nell’emotività???ma ti sei accorto come si chiama il titolo dell’articolo di questo blog????Certo che sei forte!!!
        ..la metafora del lancio della moneta , anche se se ne sono poi appropriati gli animalari trae origine da qui: ” Salsburg ha commentato: “Così il tempo impiegato a condurre uno studio in topi e ratti sembra avere meno di un 50% di probabilità di trovare sull’uomo sostanze cancerogene note. Sulla base della teoria della probabilità, avremmo fatto meglio a lanciare una moneta .”

    • E certo che lo farei. A parte il fatto che la storia del 33% è stata già smontata da Michele. Siamo tutti d’accordo che i farmaci d’uso consolidato abbiano un comportamento più prevedibile (anche se poi ci sono le reazioni individuali), e vuoi mettere i dati che vengono da anni di farmacovigilanza? Però ci sono situazioni in cui non si può fare altro. Ma credi che quelli che ora sono i primi a provare le terapie contro l’Ebola si facciano tante domande?
      Quanto alle differenze tra specie, e ai limiti della sperimentazione animale, lo dicono i ricercatori stessi, però è il meglio che abbiamo: raccogliere più informazioni possibile, tra studi in vitro ed in vivo, prima di andare sull’uomo. Ma che tu preferiresti prendere qualcosa che è stato provato solo su colture cellulari?
      NB la ricerca biomedica la fanno anche le università, non solo le aziende farmaceutiche.

      • Laura, dato che, dice Infelice, siamo amici, potresti aiutarmi a trovare una conferma? Di tutti gli articoli listato dal/la suddetto/a non ho trovato traccia né su Pubmed né su alcun altro elenco di peer reviewed. Siccome potrebbe essermi sfuggito qualcosa, riesci a verificare, se puoi, se qualcuno di quegli articoli è stato oggetto di revisione e/o validazione e dove trovare la fonte?

  9. Michele io non sono animalista, ti vuoi far curare questa ossessione che tutti gli antivivisezionisti siano animalisti??
    io e i miei parenti ci curiamo con farmaci presenti in commercio da decenni..sai perchè?? perchè prima vogliamo vedere l’unico test utile: quello sugli umani su larga scala..se avessi un medico che ti ama ti consiglierebbe la stessa cosa..
    sai perchè perchè animali ed esseri umani sono diversissimissimi , umano e umano sono diversi, quindi le rispote abbastanza certe si hanno solo su dati di rilevanza umana.
    però visto che tu ti fidi cosi tanto dei test sugli animali perchè non ti proproni tu per i trial clinici di fase 1, tanto accettano anche i volontari sani?

    • Insomma, se capisco bene io, che sono pro SA, per dimostrare la mia coerenza devo fare da soggetto per testare farmaci già provati su animali che tu (contrario/a alla SA) utilizzi già bellamente. Ma non è che mi stai prendendo per i fondelli e non me ne accorgo? Mi sembra un ragionamento del tipo: non devo dimostrarti che ho ragione io, piuttosto vediamo se sei capace tu di far vedere che ho torto (fallacia logica)!
      La SA è l’unico sistema che ABBASSA i rischi e tutte le presunte tecniche alternative sono (fino a prova contraria) come Atlantide: miti. Abbassare non vuol dire annullare, per i metodi infallibili direi che ancora c’è tempo, o no? Se hai altre carte in mano mostrale: per adesso hai citato un articolo farlocco e una dichiarazione che, per quanto ufficiale, non è corredata delle necessarie prove(in ambito scientifico/razionale contano i dati e non l’autorità). Articoli o ricerche valide (peer reviewed) per adesso neppure l’ombra. Aspetto fiducioso.

      P.S.: antivivisezionista? La SA non è vivisezione per definizione o mi son perso qualcosa? La differenza con l’animalista dove sarebbe?

      • 1) la logica sembra proprio non appartenerti ma cerco di spiegarmi in maniera ancora più semplice: se io penso che i tarocchi (che più o meno rispecchiano l’ attendibilità della sa come riscontro di attendibilità umana) siano predittivi per vedere se una pasticca mi fa schiattare o mi fa bene, io che credo nei tarocchi dovrò sottopormi alla prova, non far sottoporre chi NON crede nei sa-tarocchi.. quindi tu ti offri per i trail di fase 1 che sono il passaggio dall’animale al soggetto umano sano arruolato per lo studio mentre io continuo a prendere le medicine che rimangono in commercio dopo tutti i gradi di riscontro umano (cioè trial di fase 1-2-3- e farmacovgilanza post marketing)
        2) quindi le fonti che citano gli altri sono fuffa (chissà poi perchè) e quelle che citate voi sono belle buone e giuste????queste sarebbero le tue dimostrazioni??

    • Ma tu che hai studiato veterinaria (btw io ho studiato biologia, e l’ho anche finita) ci spieghi perché molti farmaci ad uso veterinario e ad uso umano hanno lo stesso principio attivo? Perché se ingerisci un rodenticida poi tanto bene non stai?

  10. Laura, io non sono contro Telethon , anzi, sono molto contenta che in alcune città , per avere il patrocinio dei comuni che preferiscono le ricerche non basate sulla sa, siglino accordi per usare i fondi raccolti in quella città per potenziare i progetti basati su dati umani (epidemiologia, simulazioni,ecc) e li io ci sono andata e ho donato..ma solo li…
    sicuramente farei più donazioni se distinguessero sempre questi due filoni in maniera che la mia donazione vada solo alla ricerca senza sa (mentre tu ovviamente potresti continuare a donare alla ricerca con sa).

    A proposito di leucemia ti copio un foglietto illustrativo che magari può farti capire cosa intendo nel mio discorso:
    “Onco-carbide (leucemia mieloide cronica)
    Avvertenze speciali – Il prodotto, come del resto come la maggior parte dei farmaci antitumorali, ha dimostrato proprietà cancerogena negli animali “..
    ergo a noi umani ce lo fa passare.. agli animali lo fa venire..esatto opposto. altro che CAM! la sa leggendo i foglietti illustrativi dei farmaci sembra il contrario di quello che dovrebbe essere un CAM!!!
    p.s. vi prego non ditemi che non vi vanno bene neanche le citazioni dei foglietti illustrativi, ok?

    • Vanno bene si, i foglietti illustrativi! E’ noto, diversi chemioterapici possono avere effetti cancerogeni, e non solo negli animali, anche nell’uomo. Ed anche altri effetti collaterali a lungo termine piuttosto gravi.
      Non è quindi esatto dire che agli animali fanno venire il cancro e a noi lo curano. Lo curano, ma poi come effetto a lungo termine anche dopo parecchi anni possono venire tumori secondari.
      Il rischio è comunque giustificato perché le possibilità di guarire sono maggiori di quelle di avere tumori secondari, perché non ci sono ancora trattamenti meno tossici, perché intanto si guadagna tempo e le ricerche avanzano.
      Comunque la SA non ha solo la funzione di testare la tossicità dei farmaci: serve anche a capire quali sono i percorsi delle sostanze nell’organismo (come si distribuiscono, come vengono metabolizzate ed escrete e a quali velocità, quali organi colpiscono e dove si accumulano etc), tutti fattori che in vitro o con simulazioni al computer non si è in grado di vedere, ci vuole un organismo completo, c’è poco da fare.

      • Laura, come ti ripeto io ho citato i foglietti illustrativi, non farina del mio sacco ..
        inoltre la riflessione che fai su eventuali effetti cancerogeni secondari in umana a lungo termine è vera ma come ben sai in genere viene descritto negli animali ciò che si vede a breve termine..quindi neanche il lasso temporale è paragonabile..
        Tu dici:” La sa serve anche a capire quali sono i percorsi delle sostanze nell’organismo (come si distribuiscono, come vengono metabolizzate ed escrete e a quali velocità, quali organi colpiscono e dove si accumulano etc)” e te lo confermo..ma poichè ho studiato veterinaria posso dirti che metabolismo, escrezione, ecc spesso sono specie specifiche e quindi a priori non si può sapere quale specie ci somiglierà in quel percorso metabolico .. solo dopo il risultato umano di può dire..per quella sostanza ci comportiamo come il criceto oppure come il topo..ma a posteriori non serve a un gran che..
        ti faccio un esempio sempre ragionando su un foglietto illustrativo:
        “Griseofulvina.Antimicotico sistemico.
        Le somministrazioni di dosi elevate di griseofulvina per lungo tempo in-sieme al cibo ha dato luogo allo sviluppo di epatomi nel topo e di tumori tiroidei nel ratto, ma non nel criceto. Il significato clinico di tutto cio` non e` noto”..
        significa che a priori NOn ci dice niente, a posteriori, cioè quando avranno dato in trial 1 e 2 la griseofulvina, si vedrà se noi umani reagiamo al composto come un topo, come un criceto, o come un ratto o come nessuno dei tre..
        quindi che modello è uno che non ti dice nulla?

  11. Cara/o :-(, ma mi citi un articolo che non è stato neanche peer reviewed? O com’è che su Publmed ‘sta ficata di articolo non c’è! 😉
    Che poi sarà sicuramente simpaticissimo, senza dubbio, il Bailey!
    Telethon fa ricerca sia in vitro che in vivo (e dai, non lo sai? allora perché la boicottate?), perché sono tecniche che si usano ambedue, a seconda delle fasi della ricerca. Anzi, la normativa obbliga ad utilizzare metodi in vitro, ogni qualvolta siano disponibili e diano pari prestazioni con i modelli animali.

    • Riguardo all’articolo di Bailey citato dal signore con la ‘faccina triste’ (non c’è il nome) c’è da dire anche questo: l’errore insito nello scritto (e di altri simili) è ignorare che la predittività di un sistema non può essere considerata semplicemente bassa o alta, bensì ha un preciso valore numerico assoluto. Per poter dire se è “bassa” o “alta” bisogna verificare la sua utilità agli scopi prefissati, nonché confrontarla con le altre metodiche a nostra disposizione. 33% sarebbe una predittività bassa se disponessimo di un metodo qualsiasi che avesse una predittività superiore al 33%. Se stessimo studiando il lancio di una moneta, ad esempio, fare previsioni a caso ti permetterebbe di avere ragione all’incirca nel 50% dei casi, quindi una predittività del 33% sarebbe inutile o addirittura fuorviante. Ma la probabilità di far funzionare un farmaco scegliendolo completamente a caso è MOLTO più bassa del 33%, quindi il 33% è un miglioramento. Ovviamente se ci fossero metodi in grado di fornire risultati più accurati immagino che verrebbero utilizzati istantaneamente. Ma no! L’uomo è un essere perverso e perciò naturalmente malvagio: di conseguenza infligge orride e inutili sofferenze alle povere creature quando la soluzione era davanti agli occhi in un articolo su internet!!! Ci dev’essere un complotto di sicuro!

    • Laura, cercando 10 min ho trovato valanghe di articoli farlocchi o comunque non Peer reviewed del tenore di quello di Bailey. La Grande Chiesa Animalista ha messo in campo gli esperti della dottrina, gli imam della nuova fede.

      • Poi, tanto per dire della coerenza, il fiore all’occhiello dell’animaista militante: più sopra leggo che si dovrebbe indicare a che tipo di ricerca vanno i fondi raccolti con la beneficienza così che l’intransigente Animalista potrebbe evitare di donare a chi fa SA. Ho letto bene? Desiderio encomiabile direi. Per completezza però inviterei costoro a NON curarsi né curare propri familiari, da adesso in avanti, per alcun motivo, con medicinali ottenuti grazie a SA. Che ne dite?

  12. Comunque, riguardo alla Penco, in diversi suoi lavori USA siero fetale bovino come terreno per le colture cellulari. Domanda facile: come si ottiene il siero fetale bovino?
    Riguardo agli altri (pochissimi) scienziati contrari alla SA, nessuno fa ricerca in campo biomedico. Come te lo spieghi?
    In pratica non possiamo aspettarci da loro alcun avanzamento nella cura di malattie gravi. Però vogliono bloccare la ricerca.

    • Laura, è inutile che insisti: tu dai spiegazioni mentre dall’altra parte c’è solo cieco fanatismo e ciò lo si evince da come si arrampicano sugli specchi per cercare di girare la frittata ad ogni costo (spostare il fuoco della conversazione di continuo è un trucchetto da portinaia). E poi quando gli porti un dato oggettivo come il tuo…puff! Spariscono! Così dalla loro batcaverna (naturale mi raccomando!) possono continuare a preparare la lotta contro le forze del male ed a sentirsi così splendidamente superiori dal punto di vista morale.

      • LAURA, BASTA LEGGERE GLI ABSTRACT DEI SITI COME TELETHON PER VEDERE CHE LA RICERCA SENZA ANIMALI MA CON E PER RISULTATI IN HUMANA SI FA ..SAREBBE SOLO DA INCREMENTARE QUESTA PARTE TOGLIENDO INVECE AI DELUDENTI (NON)RISULTATI SA.
        A ME PER ESEMPIO HA MOLTO COLPITO QUESTO STUDIO:
        Paper di Bailey et al. sull’inattendibilità dei modelli animali utilizzati negli studi di teratogenesi. Nel 2005 Bailey et al. hanno pubblicato un esame della concordanza tra le varie specie animali e gli esseri umani per 1.396 agenti teratogeni putativi. Essi hanno rilevato una grande variabilità nella prevedibilità positiva per i noti teratogeni umani, la media di cui era di solo il 51%, poco meglio di un ”testa o croce” con una moneta, con alcune specie comunemente utilizzate che mostrarono un alto tasso di falsi negativi (nessun effetto tossico sugli animali ma tossico sugli esseri umani).
        Riferiscono gli autori:
        ”La predittività positiva media era del 60%, quella negativa di solo il 54%. […] Solo meno del 40% di sostanze che vengono sottoposte a test di teratogenicità negli animali si dimostrano potenzialmente teratogene, che può essere definito come positivo, probabile o possibile.
        Sono risultate teratogene (negli animali ndr) sostanze benigne (negli esseri umani ndr) come acqua, sale da cucina, ossigeno, zuccheri, oli alimentari, varie vitamine ed ormoni, sollevando seri interrogativi circa la validità dei metodi stabiliti basati su animali. Inoltre, meno di 1 su 40 delle sostanze indicate come potenziali teratogene da studi su animali sono state definitivamente collegate a difetti di nascita nell’uomo, e di tutte le sostanze teratogene note negli umani solo la metà circa sono teratogene in più di una specie di primati non-umani. […] Il grado di confusione tra specie animali e la natura problematica di estrapolazione per gli esseri umani non è una sorpresa se si considera il numero e la varietà di fattori coinvolti. In sintesi: la suscettibilità alla teratogenesi varia tra diverse specie, ceppi diversi e tra individui; gli individui affetti mostrano spesso diversi fenotipi, e tutti questi aspetti sono influenzati da fattori genetici, fattori ambientali, e da differenze metaboliche e placentari. I risultati sono ulteriormente influenzati da differenze anatomiche, differenze in vie di somministrazione, livelli di dose e strategie, differenze di assorbimento, distribuzione, attività metabolica, sensibilità ed escrezione, e dalle tipiche condizioni abitative e movimentazione di laboratorio stressanti che possono compromettere la salute (degli animali custoditi negli stabulari). […]
        Proponiamo che le prestazioni palesemente scarse dei modelli animali come base per la ricerca teratologica siano un argomento sufficiente contro la continuazione di questa pratica. […] Metodi alternativi sono quindi un’assoluta necessità.”

        1) Bailey J. et al. The future of teratology research is in vitro, Biogenic Amines, Vol. 19, No. 2, pp. 97–145 (2005) – http://www.aknight.info/publications/anim_expts_tox/teratol/JB%20et%20al%20Teratol%20Biog%20Amines%202005%2019(2)%2097-146.pdf

        SPERO CHE A MICHELE ALMENO QUESTO RICERCATORE NON STIA ANTIPATICO
        😉

  13. basta che vai a guardarti i commenti nel sito dei tuoi amici protestini..sicuramente essere educati è un altra cosa..il bello che poi dite agli animalari..mi sembrate il bue che dice cornuto alla asino..ah ah

  14. Cara Laura, imbavagliare è peggo di insultare..e cmq gli insulti sono di persone di piccolo spessore..stranamente in questi blogghetti riportate solo questo..comodo cosi vero?

    • La Penco è stata imbavagliata? Non mi risulta, visto che imperversa su quotidiani, riviste e social media e parla a convegni. Che poi imbavagliare sia peggio degli insulti e degli auguri di morte, mi pare un’opinione alquanto in controtendenza. Vedi tu.

  15. scusa ma t 6 segretamente innamorato di Caterina e ti stanno antipatici tutti gli altri malati?
    Ti ricordo che anche la Dr.ssa Penco è malata..e anche ricercatrice.. ma afferma altre cose…perchè imbavagli una delle due campane?
    perchè riporti i commenti di qualche raro squilibrato e non le voci di chi , malato o ricercatore, educatamente non concorda?

    • Ahahahahaha Innamorato.
      Ah beh, questa non l’avevo ancora sentita.
      Io negli articoli, in fondo, riporto ciò che preferisco. Qui nemmeno ho parlato di SA. Ho parlato solamente delle “bellezza” nel sorriso di qualche persona. Ce ne sono milioni di malati e non posso riportare le sensazioni di tutti. Mi piacerebbe, ma è impossibile.

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