Non possiamo morire Renziani – il centrodestra del domani parte da quattro nomi


 

Questo è ciò che dicono tutti (o quasi tutti) gli elettori di centrodestra che non sentendosi rappresentati dalla politica di Matteo Renzi tentano di trovare un’alternativa, un qualcosa di diverso. Il centro-destra però è fermo, ancorato alle sue vecchie leadership che non riescono più a trovare consensi fra i cittadini. Forza Italia si ferma al 16% alle Elezioni Europee, uno dei peggiori risultati di sempre, NCD arranca ma supera agevolmente il 4%, Fratelli d’Italia è fuori e l’unico risultato degno di nota è certamente quello della Lega Nord che, sotto la segreteria di Matteo Salvini ha superato le difficoltà portate dagli scandali giudiziari di Bossi e Company.

Ma dopo queste elezioni europee cosa rimane?

Renzi ha stravinto, ha portato il PD ad un risultato storico raggiunto in Italia sono dalla Democrazia Cristiana negli anni d’oro, Grillo avrebbe vinto con un buon 21% se non avesse improntato la sfida su un referendum fra lui e Renzi. Dopo di loro, però, resta il nulla. Scelta Europea non è riuscita a prendere i voti dei liberali, Tsipras, pur superando il 4% grazie principalmente ai tanti voti provenienti dall’Alto Adige e i partiti minori sono stati inglobati dalla sfida fra PD e Movimento 5 Stelle.

Sappiamo però che le elezioni amministrative sono differenti dalle elezioni politiche e dalle elezioni europee.

Il 25 Maggio, infatti, si sono rinnovate molte amministrazioni Comunali e, in alcuni comuni sopra i 15.000 abitanti è stato necessario recarsi a votare l’8 Giugno per il ballottaggio.

Ecco, proprio il ballotaggio in alcuni comuni ha mostrato che se Renzi sfonda grazie ad una fantastica dialettica con la quale supera anche il “maestro” Silvio Berlusconi lo stesso non si può dire per il Partito Democratico che sì conquista alcune città storicamente di destra come Bergamo e Pavia ma che cede in realtà da più di 60 anni “rosse” come Perugia, Riccione e Livorno.

Ma se a Livorno la sconfitta è da imputare principalmente ad un accordo seppur non ufficiale fra il candidato del M5S e le liste di estrema destra, estrema sinistra e centro-destra il risultato di Perugia è per molti analisti di politica nazionale assolutamente inspiegabile.

Perugia, infatti, è una delle città più “rosse” d’Italia dove il PD nelle Elezioni Europee ha tranquillamente superato il 50% dei voti. Il sindaco uscente Wladimiro Boccali, però, si è fermato al 46% contro il 26% del suo sfidante Andrea Romizi di Forza Italia. Per la prima volta la città è andata al ballottaggio che per Boccali, con un 20% e 18 mila voti di vantaggio sarebbe dovuto essere un gioco da ragazzi.

La campagna elettorale di Romizi, però, è stata davvero formidabile. Campagna Online fantastica con una forza mediatica paragonabile solamente a quella del M5S Nazionale ma sopratutto una campagna “di strada” con moltissimi volontari e tanti ragazzi desiderosi di farsi conoscere ed in particolare di far conoscere un programma ambizioso e concreto. Boccali, invece, dall’alto della sua popolarità e del suo vantaggio ha fatto una campagna remissiva e poco coinvolgente. Solo negli ultimi giorni di campagna elettorale in città è stata sponsorizzata la presenza di alcuni politici nazionali fra cui il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. La presenza della Boschi, però, anziché fare un favore a Boccali è riuscita a fare un favore allo stesso Romizi; parlando di “rinnovamento”, infatti, il ministro ha galvanizzato l’elettorato di Romizi che si è recato al voto in maniera omogenea. Romizi, infatti, è riuscito a vincere le elezioni Comunali con quasi 10.000 voti di vantaggio guadagnandone 13.000 rispetto al primo turno. Boccali, invece, per “colpa” di una parte dell’elettorato PD rimasto a casa in disaccordo con la sua amministrazione, ha perso 14.000 voti rispetto al primo turno.
Questa vittoria, però, non può essere considerata una vittoria “del Centrodestra” ma deve essere considerata una vittoria di Andrea Romizi e del suo modo di far politica vicino ai cittadini. Quando il CDX sceglie candidati “giusti” e non di apparato può vincere le elezioni anche in feudi rossi. Quando invece sbaglia le candidature e utilizza a sostegno dei candati personaggi di “politica nazionale” perde le elezioni.

Quale è quindi la ricetta per “non morire renziani”?
Beh la ricetta è quella di un forte rinnovamento che passa anche dal “contratto per il centro-destra” firmato da molti cittadini comuni e da vari consiglieri comunali e regionali.

Di certo, se il presente non è roseo il futuro lo può essere.

Oltre ad Andrea Romizi che avrà il difficile compito di cambiare la politica perugina dopo più di 70 anni di centro-sinistra anche altre figure possono aiutare in questa complessa ricostruzione.

E’ facile pensare, parlando di rinnovamento, ad Elisa Serafini, Susanna Ceccardi e Silvia Sardone protagoniste del programma televisivo Announo di Michele Santoro e Giulia Innocenzi. La prima ha “sfidato” l’intoccabile Travaglio provocando il lui una forte crisi di nervi che ha mostrato il lato “cattivo” del grillismo. Viene accusata di essere piddina e “pagata dal PD”. In realtà è una ragazza liberale che si batte solamente contro un becero giustizialismo e per un vero garantismo in Italia.
Susanna Ceccardi e Silvia Sardone sono già all’interno delle varie amministrazioni, la prima come consigliera comunale e la seconda come consigliera di zona a Milano. Le loro iniziative per la trasparenza e per una ricostruzione vera del centro-destra sono lodevoli e profumano di “futuro”. Ecco, il futuro del centrodestra quale può essere? Berlusconi è ancora il leader ma il ricambio generazionale deve partire proprio del basso. Le posizioni politiche degli ultimi anni, inoltre, non sono state capite dall’elettorato e devono spostarsi verso il liberalismo ed il liberismo abbandonando lo statalismo degli ultimi governi.

Il presente è nero ma il futuro può essere color arcobaleno.

Basta volerlo.

 

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