Caterina Simonsen e gli insulti – La storia inizia così – Da TheFielder.Net


È il 27 dicembre quando Caterina Simonsen, studentessa presso l’Università di Bologna in Medicina Veterinaria, lancia su Facebook — precisamente, nella pagina «A favore della sperimentazione animale» — il suo messaggio: «Ringrazio i medici, e ringrazio la sperimentazione animale, che m’ha permesso di vivere dall’età di nove anni, quando tre malattie genetiche rare m’hanno distrutto e quasi ucciso. Solo i farmaci sperimentati su animali m’hanno permesso d’arrivare a venticinque anni. Grazie». Caterina è malata ormai da sedici anni, e il suo cuore, senza quei farmaci, avrebbe già smesso di battere. Una situazione normale, che meriterebbe solo solidarietà per la forza d’una ragazza che, nonostante tutto, nonostante il male, nonostante viva con una mascherina d’ossigeno, ha deciso di lanciare il suo messaggio per ringraziare chi, in un modo o nell’altro, l’ha salvata.

Ma l’Italia non è un Paese normale, non è un Paese per situazioni normali: cosí, in pochi momenti scoppia il panico, lo scandalo. Un gruppo di fondamentalisti animalisti le lancia messaggi dal contenuto spesso non ripetibile; la minacciano di morte, le augurano di soffrire le pene dell’inferno per «quel che ha fatto a dei poveri topolini», arrivano messaggi come «Potevi morire tu a nove anni, non loro». Lei risponde, con la spontaneità tipica d’una ragazza giovane, dicendo: «Vi voglio far vedere come vivo io, perché la mia unica colpa è d’essermi curata, senz’aver ucciso nessuno». E cosí altri scandalizzati, oltre a qualche messaggio di solidarietà.

L’Italia, purtroppo, è diventata cosí: schiava di fondamentalisti beceri che non riescono a capire le condizioni d’una persona. S’inizia a parlare divivisezione, che poco c’entra con la sperimentazione di farmaci. Che cosa c’è di strano, allora? Io credo che si debba salvaguardare la vita delle persone, sempre e comunque: se vi sono metodi che superano la sperimentazione animale, ben venga; ma, se cosí non fosse, non si puòfermare la ricerca, che può sconfiggere malattie mortali. E poi, «cari» animalisti, voi rinuncereste a curare vostro figlio perché i farmaci sono stati sperimentati su animali? Credo proprio di no.

Ora la vicenda Simonsen s’è sgonfiata, è passato del tempo, e lei è ancora in ospedale, combattendo contro una polmonite, che nel suo caso può esser fatale. È stata lei a chiedere d’esser lasciata in pace; è stata lei, pur ringraziando chi le aveva mostrato solidarietà, a dire: «Basta lotte, basta contrapposizione. Io non sono pro o contro un trattamento; posso solamente dire gli effetti che ha avuto su di me, sul mio corpo».

Ma, soprattutto, Caterina ha lanciato un messaggio: «Sono stufa di chi dice di sperimentare i farmaci sui carcerati». Ecco, anche questa questione va analizzata meglio. Chi dice di sperimentare farmaci su colpevoli di reati gravi probabilmente centra al meglio il volere della «pancia» del Paese, ma dice cose errate — e non praticabili da un punto di vista medico. Basta, infatti, ascoltare un semplice studente di Medicina per capire che questa pratica non sarebbe considerabile dal punto di vista medico: la sperimentazione sull’uomo è impossibile, poiché subentrano fattori — come stress, ansia, paura — che possono modificare le risposte a un determinato farmaco, rendendo infattibile uno studio obiettivo.

Ecco, la risposta ai «nazi-animalisti» è fatta. Non so se in futuro sarà possibile sperimentare una sorta di medicina alternativa che sostituisca la sperimentazione animale, ma — a sentire i maggiori esperti del settore, come Mario CapecchiNobel per la Medicina nel 2007 per il gene targeting e ricercatore presso l’Università dello Utah a Salt Lake City — la strada è ancora lunga, e la sperimentazione animale è il metodo piú efficace e produttivo nello sviluppo di vaccini per le piú differenti malattie. Basti pensare al vaccino antipoliomelite, sviluppato dopo decine d’anni grazie proprio alla sperimentazione animale: esso ha portato alla riduzione a zero dei casi reali di pazienti affetti dalla malattia. (Per saperne di piú, basta leggere questa lettera indirizzata al Parlamento scritta da Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni.)

Comunque, gli episodi di «nazi-animalismo» non sono ancora terminati — anzi. Basti vedere la notizia, lanciata dalla suddetta pagina Facebook, di manifesti contro Alberto Corsini (ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano) in cui sono indicati numero di telefono e indirizzo — quindi situazione passibile di denuncia per violazione della privacy nonché per diffamazione — o di scritte sul muro contro Edgardo D’Angelo, etichettato come vivisettore per le sue attività in laboratorio. Questo Paese, probabilmente, non cambierà mai. Trasformiamo discussioni scientifiche anche complicate in lotte fra ultrà. Per ora, comunque, e la comunità scientifica è stata chiara, non si può fare a meno della sperimentazione animale, per lottare contro malattie che, ancor oggi, uccidono migliaia di persone nel mondo.

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8 thoughts on “Caterina Simonsen e gli insulti – La storia inizia così – Da TheFielder.Net

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  4. Complimenti per il rigore di una ricerca di cui si sentiva il bisogno. Se le interessa approfondire l’argomento, arrivando al perché di tutto ciò e di tante altre apparenti follie, mi contatti.
    Harry Salamon

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